Carbone per stabilità in Cina, gas importato in Italia: le rinnovabili non colmano il divario.
C’è un punto in cui Pechino e Roma convergono senza mai incontrarsi: la paura di restare al buio. Il carbone cinese e il gas italiano si parlano da lontano, e dicono la stessa cosa: sicurezza energetica. Peccato che, mentre lo dicono, il pianeta arretra sul clima.
E le rinnovabili, pur toccando record, non bastano a invertire la rotta.
La Cina scrive “fondamentale” nel piano quinquennale
Il quindicesimo piano quinquennale per il carbone copre il periodo 2026-2030. Dentro non c’è solo estrazione e consumo: si discute di la transizione verde e low-carbon del carbone, di emissioni di metano e di uso pulito ed efficiente. Ma gli analisti sentiti da Carbon Brief non hanno dubbi: il piano conferma un trend più ampio, alimentato dal conflitto in Medio Oriente, che ha reso il carbone cinese “economico e sicuro”.
Il piano è esplicito: il carbone come fonte energetica fondamentale per la Cina. E il capo dell’amministrazione nazionale per l’energia Wang Hongzhi lo ha detto in conferenza stampa: “il carbone è la nostra più grande fonte di fiducia per garantire un approvvigionamento energetico stabile”. Per il direttore del China climate hub Li Shuo, il conflitto in corso “rafforzerà il ruolo del carbone nel sistema energetico cinese”, sia come fonte di energia sia come materia prima per le commodity.
L’Italia importa il 95% del gas, e il sole non basta
Nel 2025, la dipendenza energetica italiana dall’estero è risalita di 1,7 punti percentuali, con le importazioni nette tornate sopra i tre quarti dell’energia nazionale. Le importazioni italiane di gas hanno raggiunto 61,6 miliardi di metri cubi, in aumento del 4%, mentre la produzione nazionale si è fermata a 3,4 miliardi. Secondo il Mase, la dipendenza italiana dal gas resta al 95%, nonostante la crescita del biometano da 388 a 427 milioni di metri cubi.
Le rinnovabili? Nel 2025, la produzione da fonti rinnovabili è stata di 132 TWh, in calo dell’1,5% sul 2024. L’idroelettrico ha perso il 21% e l’eolico il 3,3%, ma il record fotovoltaico di 45 TWh è cresciuto del 25%. Applicando i criteri della direttiva RED III, le rinnovabili hanno coperto il 20,5% dei consumi finali lordi. Le distanze dagli obiettivi del Pniec restano enormi: nel settore elettrico la quota è al 43,5% contro il 63,4% previsto a fine decennio, nel termico al 20,6% contro il 35,9%, nei trasporti al 9,8% contro il 34,2%, secondo le stime Gse e le traiettorie Pniec.
E intanto, le batterie non aspettano
Mentre Cina e Italia dibattono, la crescita delle batterie di rete in Arizona mostra che la flessibilità si costruisce altrove, con mercati che finalmente approvano nuova potenza pulita. Non è una consolazione: è il termometro di quanto i due Paesi restino indietro non per mancanza di opzioni, ma per scelta politica.
Chi vince e chi perde? I cittadini e le imprese pagano la bolletta della sicurezza energetica, in euro e in emissioni. La domanda non è se il carbone cinese e il gas italiano siano compatibili con il clima, ma quanto tempo ancora queste due “sicurezze” potranno dirsi tali prima che la transizione diventi l’unica vera assicurazione contro il caos.




