Norma federale vieta esche per sub, ma non per la pesca: paradosso nel business da 377 milioni.

377 milioni di dollari: è quanto valevano gli incontri con gli squali in Florida nel 2016, tra salari, spese dei sub e posti di lavoro. Eppure lo scorso giugno il Florida Safe Seas Act ha aggiunto la Florida al divieto federale esistente sull’alimentazione degli squali, estendendolo fino a 200 miglia nautiche al largo. La nuova legge vieta proprio la pratica che alimenta quell’indotto, mentre lascia libere le esche usate per catturare e uccidere gli stessi animali.

Il divieto che pesa su un business da 377 milioni

Nel dettaglio, secondo un’analisi economica della Florida ripresa da Shark Stewards, gli incontri con gli squali hanno generato oltre 116 milioni di dollari in salari e più di 221 milioni in spese dei sub – alloggio, noleggio di barche – sostenendo oltre 3.700 posti di lavoro. Sono i numeri del 2016, gli ultimi disponibili in questa forma: non descrivono un’emergenza, ma un’attività consolidata.

La cornice federale non è nuova: già il 119° Congresso ha considerato proposte legislative relative agli squali, concentrandosi su conservazione, gestione, alimentazione, depredazione e sicurezza umana. Inoltre, la legge federale vieta già l’alimentazione degli squali nelle zone economiche esclusive intorno alle Hawaii e a diversi territori statunitensi del Pacifico. Il Florida Safe Seas Act estende lo stesso divieto alle acque federali al largo della costa della Florida. Eppure in Florida è già vietato nutrire pesci, squali o altre specie marine durante le immersioni o lo snorkeling, e la Florida Fish and Wildlife Conservation Commission vieta anche di operare una barca noleggiata per trasportare passeggeri in acque statali per attività di alimentazione mentre i sub sono in acqua. Se il divieto esisteva già nelle acque statali, perché il Congresso è intervenuto? La risposta sta nelle esenzioni, non nel numero dei morsi.

Asimmetria: vietato nutrire per il turismo, permesso per la ricerca e per uccidere

Secondo Gavin Naylor, la Florida registra circa 25-30 morsi di squalo in un anno tipico, con meno di uno fatale. Ma la risposta non è in quei numeri: è in cosa la legge non dice. Il Florida Safe Seas Act vieta l’alimentazione degli squali per il turismo, ma non limita l’uso di esche per catturarli e ucciderli. Esenta inoltre l’alimentazione condotta come parte di ricerca finanziata a livello federale.

L’asimmetria colpisce soprattutto chi lavora con i subacquei. Un operatore di Jupiter, in Florida, è stato condannato nel marzo 2023 per aver nutrito illegalmente gli squali nelle acque statali. Dallo stesso lato del confine, dal 2019 la FWC richiede ai pescatori di squali da riva di registrarsi per un permesso gratuito e completare un corso di educazione online. La differenza è visibile: da un lato il turismo subacqueo, sanzionato se alimenta; dall’altro la pesca, libera di usare esche per catturare e uccidere.

Anche sul fronte delle sanzioni il quadro è segnato da precedenti. Nel maggio 2025 il presidente Donald Trump ha graziato Tanner Mansell e il suo capitano, condannati per aver tagliato una lenza da pesca. Resta una domanda: se l’obiettivo è ridurre i morsi, quanto peserà davvero un divieto che non tocca le esche usate per catturare e uccidere?

I prossimi mesi: guardare i 377 milioni, non i morsi

Se la legge lascia aperto il paradosso, il mercato darà la risposta. Il numero da monitorare nei prossimi mesi non è la conta dei morsi, ma la tenuta dell’impatto economico degli incontri con gli squali. Il punto non è se qualcuno infrangerà il divieto, ma quanto l’economia subacquea è disposta a pagare per una sicurezza che i dati non mostrano come emergenza. Il dato da monitorare è se i 377 milioni del 2016 reggono sotto il nuovo regime; se calano, la legge potrebbe rivelarsi più costosa dei 25-30 morsi che intende prevenire.