Il FWS trasferisce la gestione agli stati, ma mantiene il divieto di caccia dopo il blocco del 2020.
Lo scorso 14 luglio il Dipartimento dell’Interno ha pubblicato il comunicato ufficiale firmato dal segretario Burgum che annuncia il ritorno della gestione degli orsi grizzly agli stati occidentali. Il punto di partenza della regola 4(d) proposta in quell’occasione è un vincolo preciso: gli stati non avrebbero l’autorità di istituire stagioni di caccia agli orsi grizzly, come si legge in un’analisi pubblicata da WyoFile. È il dettaglio tecnico che separa un aggiustamento regolatorio da un delisting vero: si può spostare la gestione, ma senza aprire il capitolo della caccia.
Il vincolo che non cambia: niente stagioni di caccia
Per capire il peso di questo divieto, serve tornare al quadro normativo che lo precede. Già nel gennaio 2025, durante le ultime ore dell’amministrazione Biden, il Fish and Wildlife Service aveva negato le petizioni con cui gli stati chiedevano la rimozione delle protezioni e aveva emanato una nuova regola che manteneva lo status protetto degli orsi grizzly, come ricostruito da un servizio della Montana Free Press. La regola 4(d) non cancella quella scelta: ne conserva la continuità più visibile, il divieto esplicito di caccia statale.
È qui che la tensione si fa leggibile. Da un lato c’è un’agenzia federale che ha ribadito lo status protetto della specie; dall’altro una proposta che restituisce margini di gestione agli stati. Il divieto di stagioni di caccia funziona da baricentro proprio perché definisce il limite di questa restituzione. Ma se la caccia resta fuori dal perimetro, perché gli stati la leggono come una svolta?
Montana: la «prova generale» senza prima
La tensione diventa esplicita nella lettura che ne dà il Montana. Il direttore dell’FWP del Montana ha definito pubblicamente la nuova regola «una prova generale per il delisting». La formula è rivelatrice: descrive la proposta non come un punto di arrivo, ma come l’anticipazione di un atto che non è ancora stato rappresentato. Lo stato, del resto, ha già predisposto il copione: ha in vigore una moratoria di cinque anni sulla caccia ai grizzly dopo l’eventuale delisting, un impegno che raffigura la gestione statale come scenario attrezzato ma rinviato.
Il paradosso apparente è tutto qui: una regola che non autorizza la caccia viene trattata come l’anticamera del delisting. Ma una prova generale presuppone un esito. Per capire dove porta questo percorso, conviene guardare all’ultimo tentativo reale di arrivarci.
Il precedente del 2017 e il paradosso del delisting
L’ultimo vero tentativo di rimozione delle protezioni risale al 2017. In quell’anno il Fish and Wildlife Service tentò di togliere i grizzly dalla lista delle specie minacciate, e Wyoming e Idaho istituirono stagioni di caccia. Il percorso legale, però, si è bloccato: la decisione del giudice Christensen è stata confermata dalla Corte d’Appello del Nono Circuito nel 2020 nel caso Crow Indian Tribe v. United States, come documentato in una scheda giuridica del Native American Rights Fund. In altre parole, quando il delisting è diventato concreto, con stagioni di caccia regolamentate in due stati, il tribunale ha ristabilito le protezioni che l’agenzia federale aveva tentato di allentare.
Ecco il paradosso di fondo. La regola 4(d) proposta non autorizza la caccia, eppure viene letta come anticamera del delisting; ma la via per arrivarci si è già bloccata una volta in tribunale, con le stagioni di caccia di Wyoming e Idaho neutralizzate dalla conferma giudiziaria del 2020. Il precedente non rende automatico il prossimo esito, ma chiarisce che il nodo non è solo amministrativo: è giudiziario. La gestione statale può essere preparata, come mostra la moratoria quinquennale del Montana, ma l’ultimo tentativo di trasformarla in caccia regolamentata è caduto davanti a un giudice.
La regola 4(d) non decide il futuro dell’orso grizzly: lo sposta sul terreno della gestione statale. Per chi amministra e conserva, la partita non è più se il grizzly resterà protetto, ma quanta flessibilità sarà possibile senza riaprire la caccia. E il precedente del 2017 ricorda che questa flessibilità, quando è arrivata a prevedere stagioni di caccia, non ha superato il vaglio del Nono Circuito.




