La Camera respinge la manovra che bloccava i fondi per far rispettare il divieto.

A quasi un anno dal voto della Camera del 3 settembre 2025, il bacino del fiume Delaware resta il punto in cui 40 miliardi di dollari in gas restano bloccati e 15 milioni di persone continuano a contare su un’acqua non contaminata dal fracking. L’assalto, raccontato già nell’estate 2023 dall’annuncio del Delaware Riverkeeper Network, non cercava di abolire il divieto: cercava di togliergli i denti.

L’assalto tecnico: non abolire il divieto, ma disarmarlo

Lo scorso 3 settembre 2025 la Camera ha respinto l’emendamento di Scott Perry al disegno di legge H.R. 4553, l’Energy and Water Development and Related Agencies Appropriations Act 2026, con 195 voti favorevoli e 235 contrari. Il voto non è stato una semplice bocciatura: l’emendamento avrebbe impedito alla Delaware River Basin Commission di usare fondi per far rispettare il divieto di fracking, una misura che di fatto avrebbe disarmato l’ente senza abrogare formalmente il divieto. La Commissione, lo ricordiamo, aveva approvato il divieto all’unanimità.

Non era la prima volta. Già nel luglio 2023, un emendamento Perry al Water Resources Development Act (WRDA) era stato ritirato e non presentato durante la riunione del Comitato Trasporti e Infrastrutture della Camera; il WRDA fu poi approvato all’unanimità senza quell’emendamento. Nel febbraio 2025 Perry aveva ribadito che la sua legislazione garantiva alla Pennsylvania di continuare a essere un produttore leader di gas naturale. Ma il disegno tecnico era lo stesso: svuotare la capacità di enforcement, più che cancellare la norma.

Perché il muro regge: acqua, voti e un’astensione decisiva

Se il meccanismo era chirurgico, la resistenza è stata strutturale. Nel febbraio 2021 la Delaware River Basin Commission aveva approvato una regola finale che vieta la fratturazione idraulica ad alto volume nel bacino, con il voto favorevole dei quattro commissari degli stati del bacino e l’astensione del commissario federale. Il divieto è in vigore formalmente dal 2021 e, di fatto, dal 2010, quando la Commissione lo aveva proposto per la prima volta. L’agenzia che rappresenta Pennsylvania, New York, New Jersey, Delaware e governo federale aveva concluso, dopo circa un decennio di commenti pubblici, che consentire il fracking nel bacino avrebbe comportato rischi significativi, immediati e a lungo termine per la qualità dell’acqua, arrivando a minacciare l’acqua potabile di circa 15 milioni di persone.

Quel voto del 2021 spiega molto della resilienza attuale: il divieto non è una decisione di un singolo stato, ma di un organismo interstatale. L’astensione del commissario federale, più che un dettaglio procedurale, ha lasciato la decisione ai quattro stati del bacino, rendendo il divieto più difficile da smontare per via legislativa. Nel 2023, quando Perry tentò la strada del WRDA, l’opposizione del rappresentante Nadler e la valanga di chiamate degli attivisti riuscirono a fermare l’emendamento prima che arrivasse al voto. L’emendamento respinto nel 2025 avrebbe anche bloccato preventivamente eventuali divieti di fracking imposti dalla Susquehanna River Basin Commission e dal Potomac River Basin Compact: un tentativo di uniformare i bacini sotto la logica dell’estrazione.

Per chi spinge per l’estrazione, il costo è concreto: secondo la Marcellus Shale Coalition, il divieto della DRBC blocca l’accesso a 40 miliardi di dollari in gas. Ma il dato va letto insieme all’altro numero, quello dei 15 milioni di persone che usano l’acqua del bacino per bere, agricoltura e industria. La conclusione tecnica della Commissione è che i benefici economici non giustificherebbero i rischi, soprattutto perché i tempi di contaminazione sarebbero immediati e a lungo termine.

A che punto siamo davvero: due bacini, due regimi

Dalla resilienza politica si arriva alla geografia dei regolatori. Nel bacino della Susquehanna, la Susquehanna River Basin Commission regola i prelievi idrici e gli usi consuntivi per lo sviluppo del gas naturale, ma non lo vieta. Nel Delaware, invece, il divieto resta in piedi e, a quasi un anno dall’ultimo voto, nessuna iniziativa legislativa è riuscita a scalfirlo. I 40 miliardi di dollari di gas stimati dalla Marcellus Shale Coalition restano quindi un valore teorico, bloccato sotto terra da una scelta di tutela dell’acqua. Quanto vale davvero un bacino dove l’estrazione non può partire?

Il bacino del Delaware è oggi un caso di scuola: la qualità dell’acqua ha retto contro la spinta estrattiva, ma il prezzo è un potenziale gas rimasto sotto terra. Per chi progetta e gestisce impianti, il messaggio è che non tutti i bacini sono uguali: la Susquehanna regola, il Delaware vieta.