Il prezzo è sostenuto da un sussidio pagato direttamente da Dacia, non da una riduzione dei costi di produzione

Lo scorso 13 luglio, nel Regno Unito, l’auto più economica in assoluto ha smesso di bruciare benzina. La Dacia Spring elettrica parte da 11.990 sterline; la Dacia Sandero a benzina, il modello che dal 2013 era l’auto più economica del Paese, resta a 14.765 sterline. Non è una promozione temporanea: è un sussidio pagato dal costruttore.

Il sorpasso elettrico: 11.990 contro 14.765

La Spring, nella versione Expression 70 MY26, è un’utilitaria da città che Dacia propone con un prezzo cash a partire da 11.990 sterline. Al secondo posto della classifica delle auto più economiche del Regno Unito c’è un’altra elettrica: la Leapmotor T03, a 12.995 sterline. Per trovare un’auto con motore a benzina bisogna salire: il modello a benzina più economico è la Sandero, a 14.765 sterline.

Il risultato è un sorpasso che non ha precedenti recenti. La Sandero detiene il primato di convenienza dal 2013; per la prima volta da allora, la soglia d’ingresso del listino non è occupata da un’auto a benzina. E il divario non è simbolico: tra la Spring e l’auto termica più economica ci sono quasi 2.800 sterline di differenza, un margine che rende la scelta elettrica non solo possibile ma, sul prezzo d’ingresso, più conveniente.

Come si è arrivati a questo punto? Il listino della Spring non è sempre stato così aggressivo.

Dal 2013 a oggi: la Sandero non è più sola

Per capire il sorpasso serve tornare indietro di oltre un decennio. La Sandero a benzina è stata l’auto più economica della Gran Bretagna fin dal suo arrivo nel 2013, secondo la ricostruzione di Auto Express. Un primato fondato su una formula collaudata: carrozzeria essenziale, motore termico di base e un prezzo pensato per essere il più basso del mercato britannico.

La storia della Spring è più breve e più accidentata. L’utilitaria elettrica è stata lanciata nel Regno Unito a dicembre 2025 con un prezzo di listino di 15.990 sterline. Al lancio costava più della Sandero. Ma Dacia ha introdotto un sussidio proprio di 3.750 sterline, riducendo il prezzo su strada a 12.240 sterline. Già a dicembre 2025, quindi, la Spring costava meno dell’auto a benzina più economica.

A luglio 2026 il prezzo è sceso ancora, fino a 11.990 sterline. La traiettoria in sette mesi è netta: da 15.990 a 11.990, un taglio del 25 per cento. Non è il frutto di un’innovazione di prodotto, ma di una strategia commerciale: Dacia rinuncia a parte del margine pur di spingere la Spring sotto la soglia delle 12.000 sterline. Il primato va quindi letto con una precisazione: il prezzo è reale, ma è sostenuto da un trasferimento di denaro dal costruttore al consumatore, non da un cambiamento nei costi di produzione.

La domanda che resta aperta è cosa succeda alla concorrenza e al mercato dei listini quando un costruttore decide di finanziare in proprio il prezzo d’ingresso.

La risposta di Leapmotor e la soglia da monitorare

La mossa di Dacia non è rimasta isolata. Leapmotor ha risposto con un ‘Leap Grant’ finanziato dal produttore, uno sconto di 3.000 sterline sul prezzo di listino della T03. Il risultato è un prezzo di 12.995 sterline, che fa della T03 la seconda auto più economica del mercato britannico. Anche qui il meccanismo è lo stesso: non un taglio strutturale del listino, ma un contributo deciso a monte dal costruttore.

Per capire la posta in gioco serve un dato di contesto. Nel primo trimestre del 2026 le auto plug-in hanno rappresentato il 35 per cento di tutte le vendite nel Regno Unito: più di un acquisto su tre riguarda veicoli elettrificati. In un mercato di queste dimensioni, il prezzo d’ingresso diventa l’arma più diretta per guadagnare quote.

Resta aperta una domanda di sostenibilità economica: quanto a lungo i costruttori potranno finanziare sconti di questo tipo senza erodere i margini? Il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi non è più il prezzo di listino, ma la quota di vendite plug-in. Se il 35 per cento del primo trimestre crescerà ancora, la Spring sotto le 12.000 sterline avrà trasformato il listino britannico in un campo di battaglia. E la Sandero, per la prima volta in tredici anni, non sarà più l’asticella da battere.