Le emissioni scope 2 di Microsoft sono aumentate di dieci volte dopo l’abbandono dei certificati rinnovabili non associati
Nel bilancio di sostenibilità ambientale di Microsoft pubblicato a metà luglio, i numeri dell’economia circolare brillano: 14 milioni di metri cubi d’acqua reintegrati, plastica monouso ridotta allo 0,07% negli imballaggi primari, il 92% dei server dismessi riutilizzati o riciclati. Il contrappeso arriva alla riga delle emissioni: 20,29 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, in crescita del 25% su base annua.
Dove nasce lo scarto tra i traguardi operativi e il conto carbonico? Per capirlo serve aprire il capitolo scope 2 del bilancio, quello in cui la contabilità ambientale incontra la fisica dell’elettricità acquistata.
I numeri circolari che Microsoft mette in vetrina
Accanto all’acqua, altri due dati raccontano la stessa storia di efficienza. La plastica monouso negli imballaggi primari dei prodotti è stata ridotta allo 0,07% alla fine dell’anno solare 2025: in pratica, quasi un azzeramento. E il tasso di riutilizzo e riciclo dei server dismessi ha raggiunto il 92% nell’anno fiscale 2025, superando il target del 90% per il secondo anno consecutivo.
Ma questi traguardi operativi convivono con una promessa climatica ben più ambiziosa: essere carbon negative entro il 2030 e rimuovere entro il 2050 tutto il carbonio emesso dalla fondazione dell’azienda, avvenuta nel 1975. È qui che il bilancio inizia a scricchiolare.
Lo scope 2 e la trappola dei certificati non associati
Se acqua e rifiuti raccontano una storia di efficienza, il capitolo emissioni è un altro film. Le emissioni scope 2 basate sul mercato — quelle generate dall’elettricità acquistata tramite contratti specifici e certificati di attribuzione energetica — sono passate da 258.217 tonnellate di CO2 equivalente nell’anno fiscale 2024 a quasi 2,7 milioni di tonnellate nell’ultimo anno, secondo un’analisi di ESG Dive sul bilancio dell’azienda. Un aumento di oltre dieci volte.
Il motore di questo scatto non è un semplice picco dei consumi, ma una scelta contabile precisa: l’abbandono dei certificati di energia rinnovabile non associati, i cosiddetti unbundled REC. Sono strumenti che permettono di attribuire al proprio consumo una quota di generazione rinnovabile comprata separatamente dall’energia fisica, senza alcun legame con l’elettricità che fluisce realmente nei data center. In altre parole, si può alimentare l’infrastruttura con energia da gas e compensare su carta con certificati eolici acquistati a migliaia di chilometri di distanza. Microsoft ha chiuso questa porta: il bilancio diventa più onesto, ma anche decisamente più pesante.
Sommando tutte le categorie, le emissioni totali dell’azienda sono aumentate del 25% su base annua, raggiungendo 20,29 milioni di tonnellate di CO2 equivalente nell’anno fiscale 2025. La domanda che resta aperta è come coprire il fabbisogno elettrico crescente dei data center senza tornare ai vecchi giochi contabili.
Three Mile Island e il confronto con Google
La risposta, almeno sul piano degli annunci, arriva da un luogo simbolico: la centrale nucleare di Three Mile Island. Già nel settembre 2024, Microsoft ha firmato un accordo ventennale con Constellation per acquistare elettricità dalla centrale e alimentare i propri data center con energia priva di carbonio. L’operatore nucleare ha descritto l’intesa come il più grande power purchase agreement mai firmato. Non si tratta di un certificato scollegato dalla rete: è un contratto legato a una fonte fisica di generazione.
Il confronto con Google mostra che un percorso diverso è possibile. Nel bilancio ambientale 2026, l’azienda di Mountain View ha ridotto le emissioni operative del 2% su base annua nonostante un aumento del 37% della domanda di elettricità. Un risultato ottenuto coprendo il 100% del consumo con acquisti di energia rinnovabile per il nono anno consecutivo, come riporta il rapporto ambientale 2026 di Google. Per chi gestisce impianti e data center, la qualità fisica dei power purchase agreement diventa il nuovo discrimine.
La sostenibilità di un data center non si misura solo in metri cubi d’acqua o percentuali di riciclo: alla fine è la fisica dell’elettrone a decidere il bilancio carbonico. Microsoft ha chiuso un occhio sullo scope 2; il power purchase agreement nucleare di Three Mile Island è la promessa di riaprirli entrambi.




