La domanda di furgoni elettrici resta compressa e si attiva solo quando arrivano le agevolazioni, ma l’Italia è ancora lontana

Cinquanta minuti, il 29 luglio scorso, sono bastati per ordinare più veicoli commerciali elettrici di quanti ne siano stati immatricolati in Italia in tutto il primo semestre 2026. Lo afferma Francesco Naso, ripreso da Motus-E. Alla base c’è un meccanismo di incentivi in cui il 40% dei fondi destinati ai veicoli commerciali è riservato ai mezzi elettrici, come ricostruisce Vaielettrico.

Cinquanta minuti, un semestre cancellato

Il dato ha una base di confronto impietosa: non una settimana, non un mese, ma un intero semestre di immatricolazioni. Se il mercato italiano dei veicoli commerciali elettrici fosse stato vivace, cinquanta minuti di ordini non avrebbero potuto superarlo. Invece lo hanno superato, e in fretta. La fonte non fornisce il valore assoluto degli ordini, ma il confronto è già sufficiente a mostrare un’asimmetria: la domanda esiste e si attiva appena arriva un incentivo. Non è una domanda che cresce gradualmente, ma una domanda compressa che aspetta il momento giusto per manifestarsi.

La rapidità dell’esaurimento dei fondi, però, non è necessariamente una buona notizia. Può indicare che il budget era sottodimensionato rispetto alla platea reale delle imprese interessate, oppure che la platea era talmente ristretta da saturare il canale in meno di un’ora. La corsa non nasce dal nulla: è il risultato di un meccanismo di incentivi scritto in un decreto. Ed è qui che la vicenda diventa interessante, perché il denaro messo in campo ha regole precise e obiettivi non sempre allineati.

Il denaro dietro il click

Il decreto del 10 giugno scorso ha rimodulato le risorse del Fondo Automotive per il periodo 2026-2030, destinando quasi il 70% delle risorse a strumenti di incentivazione dell’offerta, come si legge nel provvedimento del Mimit. La parte che agisce sulla domanda è minoritaria, ma è quella che si nota di più. Una quota pari al 40% delle risorse annuali è riservata esclusivamente all’acquisto di veicoli commerciali a zero emissioni, alimentati a batteria (BEV) o a idrogeno (FCEV), come precisato da Confindustria Toscana Centro e Costa.

Dentro questo quadro, il programma Investimento 4.5 prevede per le microimprese un contributo fino a 20.000 euro per veicolo commerciale elettrico delle categorie N1 e N2, nel limite del 30% del prezzo di acquisto e nel rispetto della normativa de minimis, come indicato dal Mase. In pratica, per un veicolo commerciale elettrico l’incentivo copre una parte del costo, non tutto, e resta da verificare quanti dei prenotati completeranno davvero l’acquisto rispettando i limiti previsti.

Il paradosso è che la quota destinata alla domanda, pur essendo una frazione del totale, si consuma in meno di un’ora, mentre la parte destinata all’offerta ragiona su orizzonti pluriennali. Se il meccanismo ha funzionato in 50 minuti, resta da capire se la spinta reggerà sul mercato reale. La velocità degli ordini dice che c’è appetito, ma non dice se gli ordini si convertiranno in immatricolazioni, né se la produzione riuscirà a stare dietro alla domanda.

Italia contro Europa: il divario da colmare

Perché questo dato è straordinario solo in Italia? Basta guardare i numeri europei. Nella prima metà del 2026, i furgoni elettrici hanno raggiunto una quota di mercato del 13,2% nell’Unione europea, in aumento dal 9,5% del primo semestre 2025, secondo i dati Acea. In un anno la quota europea è cresciuta di quasi quattro punti percentuali, con una crescita delle immatricolazioni di furgoni elettricamente ricaricabili del 41,6%. Non è un mercato marginale: è un mercato che si sta strutturando.

L’Italia parte da una posizione diversa. Nel 2025 era stato l’unico grande Paese europeo a registrare un rallentamento delle vendite di veicoli commerciali elettrici, come ricorda Motus-E. Il dato del 29 luglio scorso, quindi, non segnala ancora un allineamento all’Europa: segnala che una domanda compressa ha trovato per 50 minuti uno sfogo. Il prossimo semestre dirà se l’Italia ha cambiato passo o ha solo avuto un sussulto.

Il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi è la quota di mercato dei furgoni elettrici in Italia: se non si avvicina al 13,2% dell’UE, l’ondata di ordini resterà un’anomalia, non una svolta.