Il bando si rivolge solo alle PMI con progetti da almeno 50mila euro, in un arco temporale di un mese
Pubblicato lo scorso 5 maggio e approvato con decreto n. 9121 del 7 luglio, il bando RI.CIRCO.LO. Filiere prioritarie aprirà le domande dalle 9:00 del 6 ottobre alle 16:00 del 5 novembre. Le PMI lombarde potranno chiedere fino a 1,5 milioni di euro per trasformare rifiuti in risorse. La dotazione complessiva è di 7.000.000,00 euro, finanziati dal PR Lombardia FESR 2021-2027. Il nome promette molto: risorse circolari, filiere prioritarie, sostegno alle imprese. Ma la distanza tra questi sette milioni e l’obiettivo europeo — ricavare dal riciclo almeno il 25% del consumo annuo di materie prime strategiche entro il 2030 — racconta un’altra storia.
Sette milioni contro il 25 per cento: la sfida parte in salita
L’obiettivo non è un’indicazione vaga. Il Critical Raw Materials Act dell’Unione europea prevede che, entro il 2030, il riciclo debba coprire almeno il 25 per cento del consumo annuo di materie prime strategiche: lo ricorda la Commissione europea. È una quota che tocca la dipendenza dell’industria europea da importazioni come terre rare e litio. La Lombardia, primo polo manifatturiero italiano, prova a fare la sua parte. Ma sette milioni di dotazione, destinati a un unico bando per le sole PMI, restano una cifra contenuta rispetto alla scala del problema. Sono numeri che impongono una domanda di fondo: il 25 per cento è un obiettivo continentale, ma si costruisce regione per regione, e ogni regione porta il suo pezzo.
Il precedente aiuta a ridimensionare le attese. Nella precedente edizione del programma RI.CIRCO.LO. C&D sono stati finanziati 15 progetti per un investimento complessivo di 5.616.124 euro. Un precedente modesto: poche iniziative, un importo medio significativo ma lontano da un’azione di sistema. Se questo è il ritmo, la strada verso il 25 per cento si allunga più dei tempi che Bruxelles ha fissato.
Dentro il bando: i numeri che fanno la differenza
Gli incentivi, va detto, non sono simbolici. Il bando prevede sovvenzioni a fondo perduto tra il 10 e il 60 per cento, in base alla dimensione di impresa e al regime di aiuto scelto dal beneficiario, con un limite massimo di 1,5 milioni di euro per progetto. Per partecipare servono spese ammissibili di almeno 50 mila euro, al netto di IVA, sull’intero progetto. Tradotto: il bando seleziona progetti già strutturati, con una capacità di spesa minima non trascurabile. Le micro-imprese o le iniziative più sperimentali rischiano di restare fuori. Il massimo di 1,5 milioni è un tetto alto rispetto alla soglia di ingresso di 50 mila euro: segnala che il bando guarda a investimenti medio-grandi, non a piccoli interventi di efficientamento. Chi ha progetti sotto i 50 mila euro, semplicemente, non entra.
La finestra temporale è stretta: appena un mese, dal 6 ottobre al 5 novembre, per presentare domanda. Tra la pubblicazione del bando, avvenuta lo scorso 5 maggio, e l’approvazione con decreto dello scorso 7 luglio sono passati due mesi; tra il decreto e l’apertura delle domande quasi altri tre. Un tempo amministrativo che, per le imprese, significa meno spazio per progettare e più incertezza. L’assessore regionale Giorgio Maione ha dichiarato che la Lombardia vuole essere «protagonista nel recupero delle materie prime critiche, riducendo le dipendenze dall’estero e trasformando rifiuti in risorse». Il target politico è ambizioso. Ma tra l’annuncio e l’attuazione c’è una platea — le sole PMI — che dovrà dimostrare di avere progetti credibili in un ambito ad alta complessità tecnica.
L’ombra dell’Emilia e il nodo irrisolto delle dipendenze
Il bando lombardo non corre da solo. Già nel 2025 La Regione Emilia-Romagna ha scelto di favorire investimenti per l’economia circolare, incentivando la prevenzione dei rifiuti, il riutilizzo e il riciclaggio nelle filiere produttive regionali, con una particolare attenzione alla filiera della moda. È la concorrenza istituzionale a cui le imprese guardano: chi offre condizioni migliori, tempi più rapidi, platee più ampie. La Lombardia mette sul piatto sette milioni e una finestra autunnale. L’Emilia ragiona su un’azione strutturale.
La finestra di ottobre dirà se le PMI lombarde raccoglieranno la sfida. Il bando lombardo dà una risposta parziale: risorse, ma limitate; un obiettivo, ma lontano; una concorrenza, ma aperta. Resta una domanda: basterà un bando da sette milioni a ridurre davvero le dipendenze dall’estero? Il 6 ottobre non è solo l’apertura delle domande: è il primo test per capire se la Lombardia trasforma i rifiuti in indipendenza o se l’obiettivo europeo del 25 per cento resterà un miraggio.




