Il caso di Carpi mostra il divario tra i piani degli operatori e la realtà di cantieri e burocrazia.

C’è una stazione Electrip in attesa di attivazione a meno di due chilometri dal casello di Carpi, lungo l’A22. Una posizione strategica, pensata per intercettare i tantissimi viaggiatori che scendono dal Nord Italia e dall’Europa. Peccato che sia ancora spenta. E quella già attiva, a 300 metri di distanza, è una stazione Electra con due colonnine e quattro prese aperta un anno fa e spesso piena. L’estate scorre tranquilla nella cittadina industriale della bassa modenese, quest’anno mezza vuota come sempre in agosto, ma per chi viaggia in elettrico l’ansia da ricarica non va in vacanza.

Il paradosso è sotto gli occhi di tutti: due stazioni a poche centinaia di metri, una satura e l’altra inutilizzabile. Nessun cartello, nessuna data certa per l’apertura. Chi aveva contato su quei punti di ricarica per un pit stop veloce prima di riprendere l’autostrada si ritrova a dover improvvisare un piano B. E non è un caso isolato.

La corsa dei giganti della ricarica

Ma al di là del caso di Carpi, cosa sta succedendo nel mercato della ricarica? I numeri raccontano di operatori in forte crescita, ma anche di traguardi che rischiano di rimanere sulla carta. Prendiamo Electrip: stando ai dati aziendali, l’operatore ha già oltre 700 punti di ricarica in Italia e più di 1.300 in sei paesi europei. Numeri che fanno impressione, ma che vanno letti con attenzione. Secondo dati riportati dalla stampa di settore, al momento i punti operativi sono 78, di cui 20 ultraveloci. L’azienda punta ad attivarne altri 30 entro la fine del 2025, tutti ultraveloci, per raggiungere quota 108 punti totali con 50 stazioni. Un piano ambizioso, che però si scontra con la realtà dei cantieri e della burocrazia.

E qui entra in gioco un tema più ampio, che riguarda l’intero settore. Il general manager di Electra Italia, Eugenio Sapora, nei mesi scorsi aveva messo in guardia: i tempi per rispettare la scadenza del 31 dicembre 2025 sono estremamente stretti. Per sfruttare appieno i fondi assegnati, aveva spiegato, è essenziale che ogni attore coinvolto — fornitori di energia, autorità comunali, gestori di rete — lavori in modo tempestivo. Parole che pesano, soprattutto se si pensa che il PNRR ha stanziato risorse importanti per le infrastrutture di ricarica ultraveloce, e che i ritardi rischiano di tradursi in fondi non spesi o peggio restituiti.

La tensione tra ambizioni e realtà è palpabile. Da un lato c’è la pressione per espandere la rete il più rapidamente possibile, dall’altro ci sono i colli di bottiglia che chiunque abbia avuto a che fare con un cantiere conosce bene: autorizzazioni che tardano, allacci alla rete elettrica che slittano, stazioni pronte da mesi ma non ancora alimentate. Il risultato è che mentre i piani si accumulano, chi guida un’auto elettrica deve fare i conti con una quotidianità fatta di attese, stalli occupati e app che non sempre dicono la verità. La stazione di Carpi è solo la punta dell’iceberg.

Cosa può fare l’automobilista elettrico

Dunque, come non farsi cogliere impreparati? La prima mossa è la più banale ma anche la più efficace: verificare lo stato delle colonnine prima di mettersi in viaggio. Le app degli operatori indicano quali stazioni sono attive, quante prese sono libere in tempo reale e se ci sono guasti segnalati. Non basta però guardare la mappa una volta sola: meglio dare un’occhiata anche mezz’ora prima di arrivare, perché la situazione può cambiare in fretta.

La seconda buona abitudine è non arrivare mai a secco. Tenere un margine del 10-15% di batteria evita di restare bloccati se la colonnina prescelta è fuori servizio o occupata. Può sembrare scomodo allungare il viaggio di qualche minuto per una sosta intermedia, ma è molto meno scomodo che chiamare il carro attrezzi. Infine, conviene sempre avere un abbonamento con almeno un paio di operatori diversi: le tariffe a consumo libero ci sono, ma pagare 10-15 centesimi in più al kWh per una ricarica d’emergenza è comunque meglio che restare a piedi.

La rete di ricarica cresce, ma non sempre dove e quando serve. Per chi è già passato all’elettrico, meglio pianificare con un piano B e dare un’occhiata alle app prima di partire. La vera autonomia, per ora, è sapere che la colonnina libera potrebbe essere più lontana del previsto.