I tensioattivi non ionici dominano il mercato con il 46% dei ricavi, spinti dalla crescita del riciclo europeo al 75,1%

Bolle d’aria che risalgono in una sospensione di fibra umida e strappano via le particelle d’inchiostro rese idrofobiche da sottilissimi film chimici: è un principio fisico semplice, eppure ha trasformato il riciclo della carta. A distanza di quasi quarant’anni dall’introduzione industriale della flottazione per disinchiostramento, quel meccanismo alimenta un mercato di tensioattivi specializzati che si avvicina al miliardo di dollari. Secondo uno studio di Future Market Insights pubblicato lo scorso 9 luglio, il valore globale dei tensioattivi per il riciclo della carta è proiettato da 980,7 milioni di dollari nel 2026 a 1.911,2 milioni entro il 2036, con un tasso medio di crescita annuo del 6,9%.

La fisica del distacco

La flottazione per il disinchiostramento fu introdotta con successo nell’industria del riciclo della carta negli anni ’80. Il processo sfrutta la capacità di bolle d’aria finemente disperse di catturare particelle di inchiostro idrofobiche e trasportarle in superficie, separandole dalla polpa. A rendere possibile questa separazione sono i tensioattivi, molecole che si dispongono all’interfaccia tra acqua, inchiostro e bolla, abbassando la tensione superficiale e favorendo l’adesione selettiva dell’inchiostro alle bolle. Senza un pacchetto chimico ben calibrato, l’efficienza del disinchiostramento crolla e la qualità della fibra riciclata ne risente.

Il dominio dei tensioattivi non ionici è netto: già da quest’anno, secondo lo stesso studio, cattureranno il 46,0% dei ricavi totali del mercato. Hanno il vantaggio di funzionare bene anche con acque dure e temperature variabili, condizioni tipiche degli impianti di riciclo reali. Ma se la tecnologia della flottazione resta concettualmente invariata dagli anni Ottanta, cosa spinge un mercato così dinamico?

Numeri in ascesa

La risposta sta nei volumi e negli obiettivi sempre più ambiziosi di recupero della fibra. Nel 2024, secondo l’European Paper Recycling Council (EPRC), il tasso di riciclaggio dei prodotti cartacei in Europa ha raggiunto il 75,1%. Un dato che si avvicina al traguardo volontario del 76% fissato per il 2030. A livello globale, il settore ha già superato la soglia simbolica dei tre quarti della carta immessa sul mercato che torna a nuova vita, ma per guadagnare anche solo un punto percentuale servono sforzi crescenti, perché la fibra residua è spesso la più difficile da trattare: imballaggi multimateriale, carte plasticizzate, residui di adesivi che interferiscono con la flottazione.

Oltre Atlantico i numeri confermano la tendenza. Secondo i dati dell’American Forest & Paper Association, gli stabilimenti statunitensi hanno consumato 32,7 milioni di tonnellate di carta riciclata nel 2024, in crescita rispetto ai 31,3 milioni dell’anno precedente; nello stesso anno, complessivamente, sono state riciclate 46 milioni di tonnellate di carta negli Stati Uniti. Ogni tonnellata aggiuntiva immessa nei circuiti di riciclo richiede un corrispondente incremento della capacità di disinchiostramento e, di conseguenza, un maggiore impiego di tensioattivi ad alte prestazioni.

È questa la molla che spinge il mercato verso una crescita del 6,9% l’anno per un intero decennio. Le cartiere non possono più accontentarsi di formulazioni generiche: la fibra riciclata è sempre più contaminata dalle catene di raccolta miste e la richiesta di carta e cartone riciclati di qualità – igienico-sanitari, imballaggi a contatto alimentare – impone standard di pulizia chimica e ottica molto alti. In uno scenario del genere, la scelta del tensioattivo diventa una leva operativa diretta: dosaggi più bassi, stabilità della schiuma controllata, compatibilità con gli altri additivi di processo e, non ultimo, costi di gestione dell’impianto contenuti.

Giganti in competizione

Su questo terreno si misurano i grandi della chimica di specialità. Tra i principali fornitori che si contendono le applicazioni per la lavorazione delle fibre riciclate figurano Kemira, Solenis, Buckman e Kao Corporation. Ognuno punta su formule proprietarie e assistenza tecnica direttamente sulle linee di produzione dei clienti, perché la personalizzazione della chimica è indispensabile per adattarsi alla variabilità della carta da macero in ingresso.

Kemira, in particolare, ha già mosso le sue pedine in una regione ad alta crescita come l’Asia-Pacifico. Nel 2025 ha annunciato un investimento multi-milionario in euro per l’espansione della capacità produttiva di agenti chimici per carta e cartone presso il sito di Wellgrow in Thailandia. L’obiettivo dichiarato è servire la crescente domanda di carta e imballaggi riciclati in tutta l’area APAC, dove i tassi di urbanizzazione e i consumi spingono il recupero di fibra.

Per chi opera negli impianti, la crescita del mercato è una promessa di chimica più efficace, ma anche una scelta critica: il tensioattivo giusto può fare la differenza tra redditività e sostenibilità, in un equilibrio che non ammette approssimazioni.