Il 12,9% delle colonnine in attesa di allaccio segnala un divario tra installazioni e servizio reale

A Ferrara, una colonnina Enel X Way risultava libera sull’app ma era spenta. A Milano, in piazza Turr, da due mesi l’auto elettrica non può più ricaricare perché l’area è diventata pedonale. Non sono incidenti isolati: a fine marzo 2026, il 12,9% delle colonnine installate in Italia era in attesa di allaccio alla rete elettrica, secondo l’ultima rilevazione Motus-e. Dietro i numeri di una rete che si espande rapidamente si nasconde un’infrastruttura che fatica a tenere il passo con le ambizioni.

Colonnine fantasma: la realtà dietro i numeri

La colonnina di Ferrara e quella milanese sono due facce della stessa medaglia. Nel primo caso, il dispositivo è fisicamente presente, l’app lo segnala libero, ma la stazione è priva di alimentazione: un punto di ricarica inutile perché mai allacciato alla rete. Nel secondo, una colonnina perfettamente funzionante è diventata irraggiungibile a causa di una pedonalizzazione non comunicata ai servizi di localizzazione, lasciando gli automobilisti a cercare un punto che ormai non esiste più. La frustrazione dell’utente è il sintomo più visibile di un disallineamento strutturale: il numero di colonnine installate non corrisponde a quello delle colonnine utilizzabili.
La rete italiana conta decine di migliaia di punti, ma tra allacci mancanti e malfunzionamenti, il tasso di disponibilità effettivo è inferiore a quel che suggeriscono le app di prenotazione. I due casi, per quanto aneddotici, mettono in luce criticità complementari: da un lato l’assenza di alimentazione, dall’altro l’obsolescenza della posizione. A fine marzo, quasi tredici punti di ricarica su cento non erano ancora collegati alla rete elettrica. Un dato che fotografa la distanza tra le colonnine installate e quelle effettivamente operative.

Il nodo della rete e la multa ad Enel X

Dietro ogni colonnina spenta c’è quasi sempre un collo di bottiglia: i tempi di allaccio alla rete di distribuzione. Le società che installano i punti di ricarica spesso devono attendere mesi per ottenere il collegamento dai gestori di rete. A fine marzo, secondo i dati Motus-e, la quota di colonnine in attesa era scesa al 12,9%, in miglioramento rispetto al 14,9% registrato in precedenza, come riporta Quattroruote. Ma nonostante il calo percentuale, il problema resta acuto: migliaia di punti installati restano inutilizzabili, e ogni punto aggiuntivo che si affaccia su un mercato in espansione rischia di restare a sua volta scollegato.
A complicare il quadro c’è la vicenda Enel X. Ad agosto 2025, l’Autorità Antitrust italiana ha inflitto una multa di 2,3 milioni di euro a Enel X e alla sua controllata Enel X Way Italia per abuso di posizione dominante nel mercato delle infrastrutture di ricarica, secondo quanto riportato da electrive. L’intervento mise in luce pratiche che limitavano l’interoperabilità e l’accesso ai dati delle stazioni da parte di operatori concorrenti. Un anno dopo, il panorama appare cambiato: non è più l’accesso al mercato l’ostacolo principale, ma la capacità dell’operatore dominante di mantenere attive le proprie colonnine. Il caso Ferrara, con una stazione spenta e non segnalata, e quello milanese, dove una modifica urbanistica non è stata comunicata alle piattaforme, rivelano carenze gestionali che vanno oltre la semplice lentezza degli allacci. Il paradosso è che chi ha frenato la concorrenza rischia ora di rallentare l’intero processo di elettrificazione non tanto con pratiche anti-competitive, quanto con inefficienze operative che si accumulano.

Il dato da tenere d’occhio

La multa del 2025 ha scosso il mercato, ma la vera partita si gioca oggi sugli allacciamenti. La percentuale di colonnine in attesa di collegamento non è un numero statico: oscilla, può migliorare come è accaduto passando dal 14,9% al 12,9%, ma può anche risalire se le installazioni superano la capacità di allaccio dei distributori. Il miglioramento da 14,9 a 12,9 per cento, registrato a fine marzo, è un segnale positivo, ma indica ancora che più di una colonnina su otto è ferma. E se il ritmo di nuove installazioni supera la capacità di allaccio, il numero assoluto di punti inattivi potrebbe non diminuire. È il termometro della salute della rete di ricarica: nei prossimi mesi sarà l’indicatore da monitorare per capire se l’Italia riuscirà a colmare il divario tra infrastruttura promessa e servizio reale.

Il vero banco di prova per la mobilità elettrica non è il numero di colonnine inaugurate, ma la percentuale di quelle effettivamente funzionanti. Un dato da seguire mese per mese.