Negli Usa le rinnovabili superano il 30% della generazione, in Italia 51 giorni sopra la metà della domanda
Nel primo semestre del 2026, l’Italia ha vissuto 51 giornate in cui la produzione da fonti rinnovabili ha coperto più della metà della domanda elettrica nazionale. Non era mai successo con questa frequenza in un periodo equivalente.
Il dato non è un picco isolato. Secondo l’analisi del primo semestre 2026, la produzione complessiva da rinnovabili ha raggiunto circa 67 TWh. A spingere il risultato sono state in particolare due fonti: la produzione di fotovoltaico ed eolico insieme ha toccato 39,3 TWh, il valore massimo mai registrato per un primo semestre. Nello stesso arco di tempo, il solare fotovoltaico ha soddisfatto il 16,8% della domanda. Sono numeri che raccontano un sistema elettrico già in marcia, con una progressione visibile mese dopo mese.
Il caso americano, tra resistenze politiche e accelerazione
Non è un fenomeno solo europeo. Negli Stati Uniti, nei primi cinque mesi del 2026, la quota di elettricità da fonti rinnovabili ha superato il 30% della generazione totale. L’eolico e il solare insieme hanno prodotto il 57% di elettricità in più rispetto al carbone, accelerando il sorpasso sul carbone che solo pochi anni fa sembrava lontano.
A maggio 2026, la generazione solare mensile è stata superiore sia a quella del carbone sia a quella dell’eolico.
E la corsa non si ferma: la capacità solare installata rappresenta ormai il 20,3% della capacità totale statunitense. L’Energy Information Administration stima che l’accumulo a batterie aggiungerà altri 23.241,1 MW entro il 1° giugno 2027, un aumento di quasi il 48% che porterà il totale a circa 72 GW.
“Nonostante tutti gli ostacoli eretti dall’amministrazione Trump, la crescita del solare, dell’eolico e dell’accumulo a batterie sta effettivamente accelerando, dimostrando ancora una volta che non si può fermare un’idea il cui tempo è arrivato”, ha dichiarato Ken Bossong, direttore esecutivo della SUN DAY Campaign.
L’Europa brucia, le case automobilistiche frenano
Mentre la rete elettrica aggancia quote crescenti di generazione pulita, il conto climatico si presenta in forma di incendi. Gli incendi boschivi in Francia e Spagna stanno minacciando intere città. Oltre 300.000 persone sono state costrette a lasciare le proprie case, un’evacuazione di massa che i numeri delle cronache recenti sintetizzano come l’esodo climatico del 2026.
Eppure, nello stesso momento, i grandi costruttori automobilistici lavorano per rallentare la transizione. BMW, Ford, Nissan e Toyota, insieme a Bosch, stanno facendo pressioni sul governo del Regno Unito per abbandonare il mandato che vieterebbe la vendita di auto a benzina o diesel dopo il 2035. Ad aprile 2026, le aziende hanno scritto una lettera congiunta ai ministri britannici chiedendo un approccio tecnologico aperto che consenta di alimentare le vetture con qualsiasi fonte di carburante.
Dall’interno del settore, la risposta è netta. Matt Galvin, amministratore delegato di Polestar UK, ha dichiarato al Guardian: “Invertire la transizione verso veicoli puramente elettrici nel mezzo di un’emergenza climatica sarebbe un fallimento storico delle politiche”. Sulla stessa linea Colin Walker, responsabile trasporti dell’Energy and Climate Intelligence Unit: “Non esiste semplicemente una tecnologia che possa rivaleggiare con l’elettrificazione quando si tratta di ridurre le emissioni e offrire costi di gestione significativamente inferiori”.
Prossimo numero da osservare
Con le rinnovabili che negli Stati Uniti viaggiano stabilmente sopra il 30% della generazione e con l’Italia che archivia semestri in cui 51 giorni su 181 superano il 50% di copertura pulita, il sistema elettrico sta già assorbendo quote di intermittenza senza collassare. L’anello debole non è più la produzione, ma la velocità con cui i consumi finali — trasporti in testa — si spostano su vettori elettrici. La capacità di accumulo aggiuntiva stimata dall’EIA, 23,2 GW in dodici mesi, sarà il termometro per capire se la rete può davvero mettere a valore ogni terawattora rinnovabile prodotto. Il mandato britannico del 2035, attaccato proprio ora, è il banco di prova politico di questa distanza tra macchina energetica e macchina industriale.




