Il Garante ha multato quattro società per aver negato forniture con algoritmi opachi

Apri la bolletta del gas, o meglio, prova a immaginare di non poterla nemmeno aprire perché qualcuno — senza dirti nulla — ha deciso che non sei un cliente abbastanza affidabile per accendere i fornelli. È successo in Italia, per circa due anni e mezzo, a migliaia di persone. Non per vecchie morosità, ma per un punteggio, uno scoring di affidabilità maneggiato da algoritmi che giravano al buio.

Il 3 luglio 2026 il Garante della Privacy ha chiuso la partita con quattro provvedimenti pesanti: 5,8 milioni di multa a Hera Comm, 1,4 milioni a EstEnergy, 400 mila euro a Cerved Group e 120 mila a Experian Italia. Le istruttorie erano partite dopo le segnalazioni di cittadini a cui era stata negata la fornitura sulla base di un punteggio negativo, spesso senza sapere di essere finiti in una lista nera digitale.

Quel punteggio che decideva se avevi diritto alla luce

Il Garante ha contestato violazioni su trasparenza, informazione e conservazione dei dati. In pratica: le persone non venivano avvisate del trattamento, non potevano correggere i dati sbagliati e spesso scoprivano il motivo del rifiuto solo insistendo al telefono. Il meccanismo è andato avanti per due anni e mezzo e ha coinvolto un numero altissimo di potenziali clienti.

Hera Comm ed EstEnergy, con un comunicato congiunto del 21 luglio 2026, hanno parlato di piena collaborazione e di iniziative già adottate, precisando che le contestazioni toccano solo aspetti specifici delle procedure di verifica del credito in una porzione ridotta dell’attività commerciale. Resta il fatto che l’opposizione ai provvedimenti è ancora in valutazione, e il nodo di fondo è tutto fuorché risolto: un algoritmo può decidere se il cittadino ha diritto a un servizio essenziale, e il cittadino non ha modo di capire come né perché.

Non è un caso isolato.

Sempre nel 2026, il Garante ha pubblicato un provvedimento di maggio su Enel Energia: un cliente aveva chiesto di ascoltare la registrazione della telefonata con cui aveva attivato un contratto, ma Enel aveva negato l’accesso appellandosi a una tutela della privacy dell’operatore che il Garante non ha ritenuto sufficiente. Anche qui, trasparenza a senso unico.

L’AI promette case green e rete più veloce, ma fuori dall’Italia

Dall’altra parte dell’Atlantico l’intelligenza artificiale applicata all’energia corre su binari diversi. A Los Angeles, il progetto Habitat LA integra tre tecnologie: una piattaforma GIS per la ricerca immobiliare, uno strumento di pianificazione basato su IA e una micro-fabbrica robotica mobile per costruire case a costi accessibili. La finalità non è escludere, ma includere più in fretta: raffrescamento, efficienza, tempi rapidi di allaccio.

Sul fronte della rete, National Grid testerà un processo automatizzato per collegare nuovi clienti senza superare la capacità dell’infrastruttura. L’algoritmo qui serve a far entrare più persone, non a sbattere fuori quelle con un reddito ballerino o una segnalazione in centrale rischi risalente a chissà quando.

E per chi vuole fare da sé, un sistema portatile e fai-da-te per batterie domestiche sta facendosi strada nell’idea di accumulo leggero: niente permessi complessi, niente finanziamenti respinti da un software. Energia tua, gestita da te.

Cosa cambia per te, adesso

Oggi, se un operatore nega la fornitura usando strumenti di scoring automatizzato, ha l’obbligo di dirtelo e di darti un contatto umano per chiedere la revisione del punteggio. Puoi far valere il diritto di accesso ai tuoi dati e, se scopri che il diniego è figlio di un database sporco, puoi pretendere la rettifica. Non è una garanzia assoluta, ma è il primo argine concreto contro la porta chiusa da un software.

La transizione energetica non è solo pannelli e pompe di calore. È anche la certezza che il contatore di casa non venga staccato da un algoritmo che nessuno ha mai visto in faccia.