Google ha ordinato 300 megawatt di batterie ferro-aria per un data center in Minnesota
Trecento megawatt. Quando Google ha bussato alla porta di Form Energy con un ordine di questa taglia per un data center in Minnesota, quei 70 milioni di dollari che l’amministrazione Trump aveva ritirato appena sei mesi prima sono tornati nella giusta prospettiva: un dettaglio in una partita molto più grande.
Il Dipartimento dell’Energia aveva inizialmente destinato i finanziamenti federali da 70 milioni di dollari al progetto pilota di Form Energy nello Sherco Energy Hub. Nell’autunno 2025, il ritiro di quei fondi da parte della Casa Bianca sembrava un colpo alla tecnologia ferro-aria. Poi è arrivato Google, con un contratto per un destinato a un nuovo data center.
Il paradosso dei 70 milioni
Nel frattempo, i numeri dello stoccaggio su scala industriale raccontano una storia di accelerazione. Secondo i dati più recenti, la capacità di accumulo a batterie è cresciuta di 16.551,8 megawatt. E le stime dell’Energy Information Administration proiettano altri 23.241,1 megawatt entro il 1° giugno 2027, un balzo di quasi il 48% che porterebbe il totale installato a 72.002 megawatt.
Ken Bossong, direttore esecutivo della SUN DAY Campaign, l’ha messa in modo diretto: «Nonostante tutti gli ostacoli eretti dall’amministrazione Trump, la crescita del solare, dell’eolico e dell’accumulo a batterie sta effettivamente accelerando».
Dal carbone al ferro: quello che succede a Sherco
A Becker, Minnesota, il passaggio è già visibile. Xcel ha completato le prime tre fasi del nuovo impianto solare vicino alla centrale Sherco, per una capacità totale di 710 megawatt. Lo stesso hub energetico ospiterà due sistemi di accumulo a ioni di litio fino a 600 megawatt, attualmente in fase di approvazione pre-costruzione.
Ed è proprio lì che nel 2024 Xcel ha cominciato a testare un accumulo sperimentale ferro-aria da 10 megawatt, sviluppato dalla startup Form Energy. Dieci megawatt possono sembrare pochi. Ma servivano a dimostrare che la tecnologia funziona su scala reale. Evidentemente i dati sono stati convincenti, perché Google non ha aspettato i sussidi.
Quando il cliente si chiama Alphabet
Google non è sola. Amazon ha già oltre 700 progetti globali di energia carbon-free, per un totale di 42 gigawatt — abbastanza per alimentare 12,1 milioni di case americane. Non si tratta di esercizi di responsabilità sociale. Con l’intelligenza artificiale che spinge la domanda elettrica dei data center verso quote senza precedenti, l’accumulo di lunga durata è un pezzo di infrastruttura critica, non accessoria.
Il ferro-aria ha un vantaggio specifico: può immagazzinare energia per 100 ore o più, a un costo per kilowattora che scende sotto qualunque batteria al litio quando il tempo di scarica supera le 24 ore. Per un data center che vuole operare 24 ore su 24 su energia pulita, questo cambia i conti.
Nei prossimi dodici mesi il numero da guardare non è tanto la potenza installata delle rinnovabili, quanto la capacità di accumulo che entra in esercizio e, soprattutto, la durata media garantita. I 72.002 megawatt previsti dall’EIA per l’estate 2027 sono per la quasi totalità sistemi al litio con 2-4 ore di scarica. Se i 300 megawatt di Google in Minnesota funzioneranno come promesso, con 100 ore di autonomia, il mercato dello storage cambierà unità di misura.
E l’assegno da 70 milioni ritirato dalla politica diventerà la nota a piè di pagina di un settore che ha già cambiato padrone.




