Le tariffe elettriche in Massachusetts sono aumentate del 70% in dieci anni

Quando un disegno di legge promette target puliti e bollette più leggere nello stesso respiro, conviene guardare i numeri con attenzione. Il Senato del Massachusetts ha appena approvato il disegno di legge S.3143, che fissa obiettivi ambiziosi per portare online 10 GW ciascuno di solare ed eolico offshore, insieme a nuovi incentivi per lo stoccaggio energetico. Il pacchetto, salutato con favore dall’Environmental League of Massachusetts, contiene anche lo stop graduale al Gas System Enhancement Program e tutele per i territori dove verranno proposti data center. Ma dietro l’architettura della norma c’è un dato che non si può ignorare: le tariffe elettriche per i residenti del Massachusetts erano del 70% più alte nel novembre 2025 rispetto a dieci anni prima.

I grandi numeri della transizione

Il disegno di legge S.3143 non si limita a dichiarare obiettivi. Sul fronte della generazione pulita, i 10 GW di solare e i 10 GW di eolico offshore rappresentano una traiettoria di lungo periodo che ridisegna il mix energetico dello Stato. A questi si aggiungono incentivi per lo stoccaggio, componente essenziale per gestire l’intermittenza delle rinnovabili e ridurre i picchi di prezzo nelle ore di maggior consumo. Sul versante del gas, la norma prevede di eliminare gradualmente il Gas System Enhancement Program, un meccanismo di recupero dei costi per le tubature che il Senato stesso definisce superato e responsabile di spese non necessarie. Il terzo pilastro riguarda i data center: il disegno di legge impone che i beneficiari di crediti d’imposta non facciano aumentare le bollette elettriche né degradino risorse idriche o qualità dell’aria, proteggendo residenti, comunità e risorse naturali dove questi impianti vengono proposti.

L’impianto è coerente, almeno sulla carta. Il Massachusetts si dota di una bussola legislativa che punta dritto verso la decarbonizzazione, blindando al contempo le comunità locali da potenziali impatti collaterali. Ma la domanda che resta aperta è un’altra: cosa succede, nel frattempo, ai costi che cittadini e imprese stanno già pagando?

Il conto che già paghiamo

Prima di celebrare i nuovi obiettivi, conviene aprire l’ultima bolletta. Secondo dati analizzati dalla piattaforma Third Way, le tariffe elettriche per i residenti del Massachusetts erano del 70% più alte nel novembre 2025 rispetto al novembre 2015. Non un aumento marginale, non un aggiustamento fisiologico: settanta punti percentuali in dieci anni, una traiettoria che ha messo sotto pressione famiglie e piccole imprese ben prima che il Senato mettesse nero su bianco le sue ambizioni rinnovabili.

Dentro quel rialzo c’è anche il peso del Gas System Enhancement Program. Istituito nel 2014 con l’intenzione di creare un incentivo per le utility affinché riparassero rapidamente le perdite lungo i 21.000 miglia di tubature del gas nello Stato, il GSEP si è progressivamente trasformato in una voce sempre più ingombrante. Secondo l’ufficio del Procuratore Generale del Massachusetts, i costi di sostituzione delle tubature coperti dal programma rappresentano tra l’8 e l’11% delle bollette mensili dei contribuenti. Un’oncia di sicurezza nelle reti, certo, ma a un prezzo che ha cominciato a pesare in modo sproporzionato sui bilanci familiari. Il Senato ora promette di smantellarlo gradualmente, ma la domanda è se la transizione verso le rinnovabili riuscirà a compensare il risparmio promesso senza creare nuove voci di costo.

Il dato del 70% non è un dettaglio tecnico: è la cornice dentro cui va letta ogni promessa di contenimento delle bollette. La legge fissa target ambiziosi di nuova capacità pulita, ma l’elettricità generata da solare ed eolico offshore, soprattutto nella fase iniziale di dispiegamento, non è necessariamente più economica di quella prodotta dalle fonti fossili, specie in un contesto in cui i costi di connessione alla rete e di adeguamento infrastrutturale ricadono sulla collettività. Il nesso tra transizione e bollette resta la vera incognita di S.3143.

Chi vince e chi perde al Senato

Proprio mentre i costi lievitano, il Senato sceglie una strada diversa dalla Camera, aprendo un fronte politico inatteso. Il nodo più immediato riguarda Mass Save, il programma statale per l’efficienza energetica. La versione del disegno di legge approvata dalla Camera includeva tagli al budget che diverse organizzazioni avevano definito devastanti; il testo del Senato mantiene invece gli investimenti in Mass Save, evitando quei tagli e preservando uno strumento che, almeno in teoria, dovrebbe contribuire a ridurre i consumi e, con essi, le bollette.

Ma c’è di più. Il Senato ha adottato emendamenti per esplorare risposte alla perdita del credito d’imposta federale per il solare, un colpo che rischia di rallentare proprio la diffusione di nuova capacità fotovoltaica che la legge dichiara di voler accelerare. Un altro emendamento punta a promuovere trasparenza e responsabilità sugli utili delle utility, segnale che a Beacon Hill qualcuno ha iniziato a chiedersi se il costo della transizione sia equamente distribuito tra azionisti e contribuenti. Sono scelte che delineano vincitori e vinti provvisori: il Senato protegge l’efficienza energetica e mette sotto osservazione le utility, mentre la Camera aveva spinto per un approccio più aggressivo sui tagli.

Resta una domanda aperta: il disegno di legge sopravvivrà al negoziato con la Camera e basterà a invertire la corsa delle bollette? I target rinnovabili fissati dal Senato sono ambiziosi, ma la distanza tra un obiettivo scritto in una legge e un parco eolico offshore che immette elettricità in rete si misura in anni, permessi, investimenti e, inevitabilmente, costi di sistema. Il Massachusetts ha scelto la transizione. Chi pagherà davvero il conto, lo scopriremo quando i GW promessi inizieranno a diventare chilowattora reali.