L’Italia tocca il 47% di rinnovabili mentre la crisi del gas torna a colpire
Nel secondo trimestre del 2026, i prezzi medi spot dell’elettricità all’ingrosso nell’UE e in Giappone sono aumentati di oltre il 30% su base annua. Un numero che racconta una storia più lunga: la crisi è tornata a correre sui cavi delle borse elettriche, e il detonatore questa volta ha un nome preciso, lo Stretto di Hormuz.
Le interruzioni delle spedizioni di GNL attraverso Hormuz hanno riportato i prezzi del gas in Asia ed Europa ai livelli più alti dalla crisi del 2022-2023. Il meccanismo è noto: quando il commercio del gas liquefatto siinceppa, la domanda si sposta sul carbone. Infatti diversi paesi in Asia ed Europa, secondo la IEA, sono passati dal gas al carbone per contenere i costi. Con un effetto collaterale prevedibile: le emissioni globali di carbonio dalla generazione elettrica dovrebbero crescere di circa l’1% nel 2026, per poi stabilizzarsi nel 2027.
Eppure, mentre alcune regioni introducevano misure di emergenza per limitare i consumi, un meccanismo differente era già in moto.
In Italia, a giugno, le rinnovabili hanno coperto il 47% dei consumi elettrici. Un dato quasi sommerso dal rumore delle rotte bloccate, ma che spiega meglio di ogni analisi geopolitica perché il sistema non abbia vacillato.
Il 47% che ha fatto da scudo
Non è solo un numero percentuale. A fine giugno 2026, in Italia risultavano installati 86,95 GW di potenza rinnovabile. E il fotovoltaico, in particolare, sta cambiando passo: la produzione fotovoltaica del primo semestre 2026 è cresciuta del 19,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Non un incremento marginale, ma un’accelerazione che comincia a pesare sulla bilancia dei prezzi e sulla tenuta del sistema quando il gas scarseggia.
La IEA lo ha scritto in modo esplicito nell’ultimo rapporto: la crescita delle rinnovabili ha aiutato i sistemi elettrici a resistere allo shock riducendo la dipendenza dal combustibile importato. Non è retorica: è meccanica di mercato. Più chilowattora autoprodotti, meno esposizione al prezzo spot del GNL.
In parallelo, però, la rapida diffusione delle rinnovabili sta producendo più periodi di prezzi all’ingrosso negativi in alcuni mercati. Segno che l’abbondanza intermittente non è gratis in termini di stabilità, e che la flessibilità diventa il punto di snodo. La IEA lo ha ribadito con chiarezza: le reti avranno bisogno di più flessibilità per assorbire l’energia eolica e solare quando è disponibile in eccesso. E lo stoccaggio a batteria, la risposta alla domanda e altre risorse flessibili diventeranno sempre più centrali man mano che le oscillazioni giornaliere dei prezzi si amplieranno.
Oltre la generazione: la rete di ricarica come moltiplicatore
La tenuta del sistema non si misura solo sui GW di pannelli. C’è un altro dato che, in Italia, ha preso una traiettoria simile a quella del fotovoltaico: al 30 giugno 2026, i punti di ricarica a uso pubblico installati hanno raggiunto quota 84.564. Un record che Fabio Pressi, presidente di Motus-E, ha letto così: «La crescita record della rete di ricarica è un’ottima notizia per l’Italia e per gli italiani e dimostra che il Paese può essere all’altezza di una delle più importanti partite industriali della nostra epoca».
Più colonnine significa più veicoli elettrici potenziali, più domanda elettrica gestibile, più capacità di assorbire — e valorizzare — l’elettricità rinnovabile proprio nei momenti in cui la produzione supera la domanda tradizionale. È il cerchio che si chiude.
Il trend da tenere d’occhio
Nel frattempo, la quota globale delle rinnovabili nel mix elettrico passerà dal 33% del 2025 al 37% nel 2027. E la generazione solare nel 2026 crescerà di circa 600 TWh, eguagliando il record del 2025. La cifra che seguirò con più attenzione nei prossimi mesi non è però quella dei TWh aggiuntivi, ma l’ampiezza degli spread orari sui mercati all’ingrosso europei. Perché è lì che si misurerà quanto la flessibilità stia tenendo il passo della crescita intermittente, e quanto invece la volatilità stia erodendo il vantaggio competitivo costruito in questi anni.




