La Zona Economica Speciale ha permesso di aggirare il divieto di edificazione nei 300 metri dalla battigia
Nella fascia dei 300 metri dalla battigia, leggi statali e Piano Paesaggistico Regionale vietano tassativamente ogni tipo di edificazione. Eppure a Cala Finanza, affacciata sull’Area Marina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, un progetto da 200 milioni per hotel e ville di lusso ha ottenuto il via libera grazie a una corsia semplificata della Zona Economica Speciale Unica. Ora quella forzatura arriva al TAR: Lipu e WWF Italia sono intervenute nel ricorso proposto dalla Regione Autonoma della Sardegna contro l’Autorizzazione Unica n. 74 del 6 febbraio 2026, rilasciata dalla Struttura di Missione ZES presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’udienza di merito è fissata per il 17 febbraio 2027. E la partita non riguarda solo Cala Finanza: mette alla prova la tenuta dell’autonomia regionale in materia di paesaggio contro un’interpretazione estensiva della ZES Unica che potrebbe diventare prassi in tutto il Mezzogiorno.
La scorciatoia ZES: genesi di una forzatura
Il progetto Tavolara Bay S.r.l., riconducibile a una cordata che include il gruppo brasiliano JHSF, prevede una struttura ricettiva di alto livello sull’area di Cala Finanza-Punta La Greca. Il conto economico, secondo quanto riportato a inizio luglio, è di 200 milioni di euro. Ma il dato che ha fatto scattare l’allarme non è l’entità dell’investimento: è il sospetto che si tratti del primo tassello di un disegno immobiliare e turistico molto più esteso, su circa cento ettari, con alberghi a cinque stelle, ville, campi da golf, marina, shopping ed eliporto.
L’Autorizzazione Unica contestata è stata rilasciata il 6 febbraio 2026 sfruttando le procedure accelerate della ZES Unica, lo strumento pensato per attrarre investimenti nelle regioni del Sud snellendo i passaggi burocratici. Ma qui lo snellimento ha aggirato un passaggio che in Sardegna non è negoziabile: la compatibilità con il Piano Paesaggistico Regionale. Il 2 luglio scorso il Dipartimento per il Sud di Palazzo Chigi ha disposto la revoca dell’autorizzazione, ma il danno procedurale era già fatto. La revoca non cancella il vulnus: serve una sentenza per stabilire se quella scorciatoia potrà essere ripercorsa in futuro.
La linea di massima tutela e l’ecosistema aggredito
Il cuore tecnico del conflitto sta tutto in una misura fisica: 300 metri. Italia Nostra, che ha seguito il caso fin dalla primavera, ha sottolineato che il progetto ricade integralmente all’interno della fascia di massima tutela dalla battigia, dove leggi statali e il Piano Paesaggistico Regionale vietano tassativamente ogni tipo di edificazione. Non ci sono margini interpretativi: è una linea rossa tracciata per proteggere l’integrità visiva e ambientale della costa sarda.
Quella costa non è un litorale qualunque. L’Area Marina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, istituita nel 1997, copre 15.000 ettari di mare e circa 40 km di territorio costiero, con habitat che vanno dalle praterie di posidonia ai sistemi dunali, passando per fondali rocciosi che ospitano cernie, corvine e aragoste. L’area è già sotto pressione antropica nei mesi estivi: aggiungere volumetrie nella fascia di inedificabilità assoluta significa innescare un effetto domino su connettività ecologica, deflusso delle acque meteoriche, carico antropico sull’AMP. Il combinato disposto di un’autorizzazione ZES e di un progetto in deroga sostanziale al Piano Paesaggistico rappresenta, nelle parole del WWF Italia, un precedente pesantissimo: se passa il principio che attraverso queste procedure sia possibile scardinare pianificazione territoriale, tutela del paesaggio e valutazioni ambientali, il vulnus riguarderà tutte le regioni del Mezzogiorno comprese nella ZES Unica.
La barriera legale: Lipu e WWF scendono in campo
La reazione della Regione Sardegna non si è fatta attendere. Già lo scorso 11 giugno la Presidente Alessandra Todde aveva messo in chiaro la posizione dell’amministrazione: «Le leggi della Sardegna non si possono aggirare. Difenderemo fino in fondo le prerogative della nostra autonomia». Parole che ora si traducono nell’intervento ad adiuvandum di Lipu e WWF Italia, rappresentate e difese dall’avvocato Carlo Castelli, nel ricorso già incardinato davanti al TAR Sardegna.
L’intervento ha un peso specifico che va oltre il singolo procedimento. Il TAR ha preso atto delle dichiarazioni dei difensori della Regione e, sentite le altre parti, ha fissato direttamente l’udienza per la discussione nel merito per il 17 febbraio 2027. La scelta di calendarizzare subito il merito, senza passare per la sospensiva, segnala che il collegio ha individuato una questione di principio che merita un esame approfondito. Quale che sia l’esito, un principio è stato messo alla prova: l’autonomia regionale in materia di paesaggio può resistere a un’interpretazione estensiva della ZES Unica? La risposta avrà effetti a cascata su tutti i territori del Mezzogiorno dove la tensione tra sviluppo economico e tutela ambientale è più acuta.
Il 17 febbraio 2027 non si deciderà solo il destino di Cala Finanza, ma la tenuta delle regole che proteggono i paesaggi più fragili del Mezzogiorno. La partita è appena cominciata.




