Il meccanismo prevede aste dal 2027 e un taglio delle emissioni del 42% entro il 2030
Immaginate di fare il pieno alla vostra auto nel 2028. Sullo scontrino, oltre al prezzo del carburante, trovate una voce nuova: costo CO₂, circa 7 euro. Non è un errore, ma l’effetto di una riforma europea già decisa, di cui si è tornati a parlare nei giorni scorsi. L’Emission Trading System 2, cioè il secondo sistema europeo di scambio delle emissioni, è stato adottato dall’Unione Europea nel 2023 ed entrerà nella vita quotidiana di famiglie e imprese a partire dal 2027. Per la prima volta, il prezzo della CO₂ si trasferirà in modo diretto su riscaldamento, carburanti stradali e piccole imprese. La buona notizia è che l’Europa ha già previsto un paracadute, e che agire oggi fa la differenza.
€7 in più a pieno: il conto nascosto della CO₂
Secondo i calcoli di Transport & Environment, con un prezzo di 55 euro a tonnellata di CO₂ l’ETS2 aggiungerebbe circa 7 euro al costo di un pieno per un’auto come la Volkswagen Polo. Una cifra che sembra piccola ma che, moltiplicata per tutti i pieni dell’anno, inizia a pesare. Non si tratta di un’ipotesi remota: le prime aste per le quote di emissione sono previste per gennaio 2027, e la fase di conformità – il momento in cui i fornitori dovranno dimostrare di aver coperto le emissioni con i permessi acquistati – inizierà nel 2028. Sarà allora che il costo della CO₂ comincerà a comparire in bolletta e alla pompa, in modo più trasparente e più diretto di quanto non sia mai accaduto prima.
Ma come si arriva a quella cifra? E perché proprio nel 2028?
Dalle aste del 2027 al tetto del 42%: come funziona
La risposta sta in un sistema complesso ma lineare: l’ETS2. A differenza dell’ETS1, che dal 2005 regola le grandi industrie, questo nuovo mercato si applica ai fornitori di carburante – non ai consumatori finali. Saranno loro a dover monitorare e dichiarare le emissioni, acquistando quote sul mercato. Il costo di quei permessi, inevitabilmente, si riverserà su chi compra benzina, gasolio o gas per riscaldarsi. Il tetto alle emissioni è fissato per portare un taglio del 42% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005, come conferma la Commissione europea. In pratica, anno dopo anno, il numero di quote disponibili diminuirà e il prezzo salirà, creando un incentivo economico a consumare meno combustibili fossili.
La Germania, che aveva già un proprio sistema nazionale di scambio di quote, ha adottato una legge di transizione al sistema europeo già a fine gennaio 2025. È un segnale che i governi nazionali stanno preparando il terreno, e che il meccanismo non è più un esercizio teorico ma un ingranaggio in fase di montaggio. Capito il meccanismo, resta la domanda più urgente: cosa possiamo fare per non subire passivamente questo nuovo costo?
Oltre lo shock: come usare il Fondo sociale e ridurre i costi
La buona notizia è che l’Europa ha già previsto un paracadute. Il Fondo sociale per il clima metterà a disposizione 86,7 miliardi di euro tra il 2026 e il 2032, con l’obiettivo preciso di aiutare famiglie e microimprese ad affrontare l’impatto dell’ETS2. Questi soldi potranno finanziare interventi di efficienza energetica, la sostituzione di vecchi impianti di riscaldamento, o l’acquisto di veicoli a basse emissioni. Non si tratta di un bonus una tantum, ma di un fondo strutturale pensato per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili proprio dove il costo della CO₂ colpirà più duro: nei bilanci di chi ha meno margini.
Allora viene da chiedersi: conviene aspettare il 2028 e sperare che i rincari siano contenuti, oppure muoversi prima? La risposta, onesta, è che molto dipende dalla situazione di partenza. Cambiare auto solo per anticipare l’ETS2 potrebbe non avere senso se il veicolo attuale è efficiente e già pagato. Ma se la caldaia di casa ha più di quindici anni, o se si sta già valutando un intervento di isolamento termico, il momento per progettare la spesa è adesso: il Fondo sociale sarà operativo dal 2026, e chi si fa trovare pronto potrà accedere ai contributi prima che i costi della CO₂ inizino a mordere.
Il meccanismo dell’ETS2 non è una tassa ineluttabile, ma un segnale di prezzo che possiamo anticipare. Isolare meglio la casa, passare a un’auto più efficiente, informarsi sui fondi: ogni scelta fatta oggi riduce l’esposizione domani. In un sistema dove chi vende carburante paga le quote e riversa il costo sul consumatore, l’unica strategia davvero efficace è consumare meno combustibili fossili. Non per ideologia, ma per pura convenienza economica.
Conoscere l’ETS2 oggi permette a famiglie e imprese di pianificare: che si tratti di isolare la casa, passare a un’auto più efficiente o informarsi sui fondi, la transizione non deve essere subita ma guidata. L’Europa ha già acceso il contatore: le prime aste partono tra pochi mesi, e il 2028 non è poi così lontano.




