L’incertezza sulle vendite di EV non frena gli investimenti in nuove infrastrutture di ricarica

Lo scorso 7 luglio, ChargePoint e Optimus Energy Solutions hanno annunciato l’espansione della rete di ricarica pubblica nel Sud-est degli Stati Uniti con oltre 200 nuove porte. La notizia, diffusa in un comunicato ufficiale di ChargePoint, portava con sé un dettaglio rivelatore: nella stessa nota, l’azienda riconosceva che «la scadenza del credito d’imposta federale per veicoli elettrici ha rallentato le vendite di EV». È un paradosso che ha il sapore di una scommessa. Perché installare centinaia di punti di ricarica in un momento in cui il mercato delle auto a batteria fatica a tenere il passo?

L’accordo prevede che ChargePoint sia il fornitore esclusivo di hardware, software e servizi per la rete di Optimus, che agirà invece come proprietario e gestore dei siti. Le nuove colonnine si concentreranno in mercati considerati ad alta domanda, con molti impianti previsti presso ristoranti fast food e centri commerciali. Una geografia della ricarica che punta tutto sulla comodità: fare il pieno mentre si fa la spesa o si mangia un hamburger.

Fast food e centri commerciali: la nuova geografia della ricarica

Optimus Energy Solutions non è un nome nuovo nel settore. Fondata nel 2018 con sede a Mount Dora, in Florida, è il più grande rivenditore a valore aggiunto di ChargePoint nel Sud-est, come si legge sul sito dell’azienda. E proprio un mese prima dell’annuncio con ChargePoint, a giugno 2026, Optimus aveva messo a segno un’altra operazione: l’acquisizione di una rete di ricarica in South Carolina, che comprende 52 caricabatterie rapidi in corrente continua in 26 località, come riportato da ChargedEVs.

I nuovi 200 punti promessi con ChargePoint si aggiungono quindi a una presenza già consolidata. La logica è chiara: presidiare i corridoi commerciali del Sud-est, intercettare gli automobilisti nei luoghi dove già si fermano. È una strategia che piace agli investitori, perché riduce i costi di acquisizione dei terreni e promette un utilizzo più elevato. Ma l’entusiasmo si scontra con una realtà meno rosea.

Il mercato che rallenta e la corsa alle colonnine

Proprio mentre Optimus e ChargePoint svelano i loro piani, il mercato lancia segnali contraddittori. La scadenza del credito d’imposta federale per i veicoli elettrici ha in effetti frenato le vendite, come ammette la stessa ChargePoint. Senza l’incentivo, il differenziale di prezzo con le auto a combustione torna a pesare, e i consumatori diventano più cauti. Eppure, l’industria della ricarica continua a correre.

Secondo Utility Dive, GM ha in programma di aggiungere le reti ChargePoint ed EVgo alla sua piattaforma Energy Pass nel prossimo futuro, un segnale di integrazione tra costruttori e operatori di ricarica che potrebbe favorire l’utilizzo. Ma a rubare la scena sono le ambizioni di Ionna, che prevede di installare 30.000 siti di ricarica entro il 2030. Un obiettivo che ridimensiona le 200 porte di Optimus a poca cosa. In questa corsa all’infrastruttura, il rischio è di costruire una capacità molto superiore alla domanda effettiva.

La domanda che resta è: chi vincerà questa scommessa? Il successo dipenderà da quanto velocemente le vendite di veicoli elettrici torneranno a crescere, e da quali politiche fiscali adotterà il governo federale. Per ora, la forbice tra potenza di ricarica installata e auto circolanti si allarga.

Chi rischia di restare con le colonnine vuote

In questo contesto, ogni attore gioca una carta diversa, ma qualcuno potrebbe perdere. ChargePoint, in quanto fornitore di tecnologia, incamera ricavi dalla vendita dell’hardware e dai servizi software, indipendentemente dall’utilizzo. Il rischio di scarsa frequentazione ricade invece su Optimus, che possiede e gestisce i siti: se le colonnine restano vuote, è il suo bilancio a soffrirne.

L’azienda della Florida ha scelto di investire in un momento di incertezza normativa e di mercato. Forse scommette su un rimbalzo delle vendite o su un allargamento degli incentivi. Forse punta a consolidare una posizione in attesa che i grandi concorrenti si muovano. Quel che è certo è che, fino a quando la domanda non riprenderà vigore, le colonnine resteranno un investimento sulla fiducia.

Per gli operatori del Sud-est, la vera sfida non è installare colonnine, ma trovare auto da collegare.