Il sistema di allerta a quattro livelli si è inceppato nell’ultimo miglio, lasciando i residenti senza preavviso

L’alert che non è mai arrivato

«Non abbiamo mai ricevuto alcun avviso», ha raccontato un residente di Liulan. «Se avessimo ricevuto un avvertimento, le nostre perdite sarebbero state molto inferiori». Una frase asciutta, che pesa come un macigno se si considera che il crollo parziale della diga di Hengzhou ha causato, stando a quanto dichiarato da Ding Wei, vicesindaco di Nanning, 26 morti — la maggior parte delle 39 vittime totali registrate nella regione, con altri 9 dispersi. A monte, piogge torrenziali alimentate dalla tempesta tropicale Maysak avevano già messo in ginocchio le città di Nanning e Guigang. Eppure, in quel villaggio, nessuno ha saputo cosa stava per succedere.

Come è stato possibile? La Cina ha un sistema di allerta meteorologica a quattro livelli, con il rosso come il più grave, seguito da arancione, giallo e blu. Il sistema di risposta alle emergenze — quello attivato per mandare squadre sul campo — ha altrettanti quattro livelli, dove il Livello I è il più severo. Il 9 luglio, il governo ha alzato la risposta al Livello III, inviando una squadra congiunta per assistere i soccorsi e coordinare la ricollocazione degli sfollati, come precisato dal Ministero per la Gestione delle Emergenze. Eppure, quel meccanismo a cascata — che dovrebbe tradurre un’allerta arancione in un messaggio concreto sul telefono di chi vive a valle di una diga — si è inceppato proprio nell’ultimo miglio, quello che separa la sala operativa dal cittadino.

Il paradosso dei quattro livelli di allerta

La Cina dispone di uno dei sistemi di allerta più strutturati al mondo, lo stesso che durante i tifoni sulla costa orientale permette di evacuare milioni di persone in poche ore riducendo le vittime quasi a zero. Ma nel Guangxi, come ha segnalato un’analisi ripresa da Carbon Brief, il problema non era soltanto la comunicazione: i bacini di medie e piccole dimensioni, non solo in quella regione ma su scala nazionale, sono «gravemente invecchiati e faticano a resistere alle inondazioni causate da eventi meteorologici estremi legati al cambiamento climatico». In parole povere: anche se l’allerta fosse arrivata, l’infrastruttura che avrebbe dovuto proteggere Liulan era già compromessa in partenza.

Questo è il paradosso. Da un lato, un sistema di monitoraggio sempre più sofisticato, capace di emettere allerte con giorni di anticipo. Dall’altro, dighe costruite decenni fa, progettate per un clima che non esiste più. La tempesta Maysak ha scaricato in poche ore una quantità d’acqua che quei bacini non potevano contenere. Il collasso della diga di Liulan non è stato un incidente isolato: è il sintomo di una fragilità diffusa che riguarda migliaia di serbatoi in tutto il Paese, dove l’invecchiamento delle strutture si scontra con la violenza crescente delle precipitazioni. E mentre Pechino alzava il livello di risposta a III, l’acqua aveva già invaso le case.

130.000 evacuati e un futuro di eventi estremi

Mentre i soccorritori arrivavano sul posto, il bilancio cresceva: circa 130.000 persone sono state evacuate dall’intera regione. Le autorità locali hanno confermato 39 morti e 9 dispersi. Numeri che raccontano la scala dell’impatto, ma che rischiano di diventare presto un episodio tra tanti. Gli eventi meteorologici e climatici estremi in Cina sono diventati più frequenti e gravi, e lo stesso rapporto di Carbon Brief collega direttamente l’invecchiamento dei bacini alla difficoltà di reggere l’urto di un clima sempre più imprevedibile.

La domanda non è se accadrà di nuovo, ma quando. Per chi vive in aree come il Guangxi, la combinazione di dighe datate e allerte che faticano ad arrivare a destinazione trasforma ogni stagione delle piogge in una roulette russa. Il sistema di risposta cinese ha dimostrato altrove di funzionare egregiamente: il problema è che funziona solo se l’ultimo anello — il messaggio sul telefono, l’altoparlante nel villaggio, la sirena — resta integro. A Liulan quell’anello si è spezzato, e 26 persone sono morte per il crollo di una diga di cui probabilmente ignoravano persino l’esistenza.

Oggi, di fronte a un’allerta meteo sul nostro telefono, forse ci fermeremo un attimo in più. Non per paura, ma per chiederci se quel segnale basta davvero a tenerci al sicuro, o se è soltanto il primo passo di una catena che, da qualche parte, potrebbe non arrivare mai a destinazione.