La domanda dei data center raddoppia e riscrive le regole del mercato elettrico
I numeri sono da capogiro, ma raccontano una storia che non torna. I piani dei sviluppatori prevedono 42.875 megawatt di solare su scala industriale da completare nel 2027, un anno che si annuncia come il più ambizioso nella storia delle rinnovabili americane. Eppure, stando alle proiezioni della Energy Information Administration, il gas naturale terrà ancora il 40% del mercato elettrico nazionale nel 2026 e nel 2027, lo stesso identico livello del 2025. È un paradosso che merita di essere guardato da vicino, perché dice molto di come la transizione energetica americana proceda a due velocità: una che accelera, l’altra che, semplicemente, non frena.
Il paradosso del solare: record su record, ma il gas non molla
La corsa al fotovoltaico industriale ha numeri che tolgono il fiato. Nel primo trimestre del 2026, solare e accumulo a batteria hanno rappresentato il 91% di tutta la nuova capacità di generazione elettrica aggiunta negli Stati Uniti. Il solare da solo ha messo a segno il 60% della nuova capacità installata nei primi tre mesi dell’anno. Siamo di fronte a una crescita di circa il 45% rispetto a quanto costruito nel 2025, un’accelerazione che avrebbe fatto impallidire qualsiasi previsione di soli cinque anni fa.
Eppure il dominus del mix elettrico resta lui, il gas naturale. Le rinnovabili nel loro complesso saliranno dal 24% del 2025 al 25% nel 2026 e al 27% nel 2027, un avanzamento lento, quasi timido, se paragonato allo sprint delle installazioni. Perché? Perché la torta complessiva della domanda di elettricità sta crescendo, e il gas continua a sfornare la fetta più grande. Lo scorso febbraio, peraltro, è calato un altro pezzo di contesto: le tariffe Sezione 201 sui pannelli solari importati sono scadute il 6 febbraio 2026. Avviate durante il primo mandato di Donald Trump e prorogate da Joe Biden, queste tariffe avevano per anni condizionato il costo dei moduli. La loro fine ha tolto un freno, ma il mercato era già lanciato. Il punto è un altro: chi sta alimentando questa frenesia installativa? La risposta arriva da un settore insaziabile.
La fame dei data center e i nuovi padroni del sole
Dietro i numeri record c’è un colpevole preciso: i data center. Secondo Goldman Sachs Commodities Research, la domanda di energia di queste strutture negli Stati Uniti dovrebbe più che raddoppiare, passando dai 31 GW del 2025 a 66 GW nel 2027. È un’impennata che sta riscrivendo le regole del settore elettrico, e che sta spingendo sviluppatori fino a ieri focalizzati sulla vendita di progetti a terzi a diventare protagonisti diretti del mercato. È il caso di Hecate Energy, che per 14 anni ha operato come sviluppatore solare puro, costruendo e interconnettendo progetti da cedere a proprietari di lungo termine. Oggi Hecate Energy ha oltre 40 gigawatt di progetti in fase di sviluppo, un portafoglio che parla da solo. L’azienda sta puntando a sfruttare la domanda dei data center per trasformarsi in un produttore di energia indipendente, un cambio di pelle che dice molto su dove stia andando il mercato: chi controlla il sole, oggi, punta a controllare anche il cliente finale.
Non è l’unico colosso in campo. Già a luglio 2024 NextEra poteva vantare 7 GW di contratti per data center e industria tech, con 3 GW relativi a impianti già operativi e 4 GW in pipeline. Numeri che mostrano quanto il matrimonio tra Big Tech e grandi sviluppatori rinnovabili sia già stato celebrato, e quanto stia dettando l’agenda della nuova capacità. Ma questa corsa all’oro ha un costo: la rete è pronta? E cosa succede se la politica cambia ancora?
Rete, politica, bollette: i nodi irrisolti
Per quanto straordinaria, questa crescita non è immune da scossoni. La rete elettrica americana, già sotto stress in molte regioni, fatica a tenere il passo con una capacità che entra in servizio a ritmi mai visti. I tempi di interconnessione restano lunghi, e i costi di potenziamento delle infrastrutture rischiano di scaricarsi sulle bollette di cittadini e imprese. Poi c’è l’incognita politica: la fine delle tariffe Sezione 201 ha rimosso un ostacolo, ma non ha cancellato la possibilità che nuove barriere commerciali o un cambio di amministrazione possano reintrodurre dazi o tagliare incentivi. Il gas, intanto, gode di un’inerzia formidabile: finché la domanda cresce più della capacità rinnovabile, le centrali a metano continueranno a funzionare a pieno ritmo. Il solare ha vinto? Forse. Ma a quale prezzo per la rete — e per chi paga la corrente?




