L’impianto ibrido da un gigawatt unisce fotovoltaico e accumulo termico a sali fusi

Quando arriva la sera e i pannelli fotovoltaici smettono di produrre, una domanda sorge spontanea: l’energia solare può bastare anche dopo il tramonto? Per anni ci siamo rassegnati all’idea che il sole fosse un alleato a mezzo servizio, generoso di giorno e assente la notte. La risposta, forse inaspettata, arriva da un progetto nel deserto del Gobi, in Cina, di cui si è appena tagliato un traguardo importante: produrre elettricità dal sole 24 ore su 24, a costi che iniziano a fare concorrenza vera alle fonti tradizionali.

Il dubbio della notte

Chi ha installato un impianto fotovoltaico sul tetto lo sa bene: il pannello lavora alla grande tra le 10 e le 16, ma quando il buio cala la produzione si azzera. E siccome i consumi domestici si concentrano proprio in quelle ore, ci si ritrova a comprare dalla rete l’elettricità che non si è riusciti ad accumulare. Le batterie domestiche aiutano, ma hanno ancora costi non trascurabili e una capacità limitata. Per le imprese, il problema è ancora più grosso: servono potenze costanti, giorno e notte.

Ma esiste una tecnologia che produce solare anche dopo il tramonto. Si chiama solare a concentrazione, o CSP (Concentrated Solar Power), e invece di trasformare la luce direttamente in elettricità come fanno i pannelli, usa migliaia di specchi per concentrare il calore del sole su un ricevitore. Quel calore scalda un fluido — spesso sali fusi — che può essere immagazzinato in grandi serbatoi isolati e usato ore dopo per azionare una turbina e generare elettricità. In pratica, è come avere una batteria termica gigante, molto più economica di quelle al litio quando servono molte ore di accumulo. In Cina hanno appena acceso l’impianto più grande del mondo che unisce le due tecnologie, e i numeri fanno riflettere.

Il gigante nel deserto

L’impianto di Hami, nello Xinjiang, è entrato in esercizio di prova commerciale lo scorso 1° luglio. È un ibrido da 1 GW che unisce pannelli fotovoltaici e un grande campo solare a concentrazione con accumulo in sali fusi. A regime, genererà 2,07 TWh di elettricità all’anno, una quantità paragonabile al consumo annuo di oltre 600 mila famiglie italiane. Era stato collegato alla rete per la prima volta il 18 settembre 2025, e da allora ha già fornito 6,54 milioni di kWh alla rete regionale, secondo i dati della società che lo gestisce, la China Three Gorges Corporation.

L’investimento totale è stato di 3,53 miliardi di yuan, circa 480 milioni di dollari. Sembrano cifre enormi, ma quando si guarda al costo per unità di energia prodotta — e soprattutto alla possibilità di erogarla quando serve davvero — il quadro cambia. Già oggi, il prezzo a cui il solare a concentrazione viene venduto in Cina è sceso a 0,47 yuan per kWh, l’equivalente di circa 6 centesimi di euro. Nel 2016, quando i primi impianti pilota cinesi venivano avviati, la tariffa era di 1,2 yuan/kWh. In dieci anni il costo si è quasi dimezzato, e la traiettoria continua a scendere.

Per dare un termine di paragone: in Italia, il prezzo medio all’ingrosso dell’elettricità si aggira oggi intorno a 10-12 centesimi di euro al kWh, a cui vanno aggiunti oneri di rete e imposte. Avere una fonte solare programmabile a 6 centesimi, senza bisogno di gas o batterie, significa avvicinarsi alla possibilità di bollette più stabili e prevedibili, anche per chi di notte ha bisogno di energia per lavorare o per climatizzare gli uffici.

Cosa ci aspetta

La Cina non si è fermata a un solo impianto. Nel corso del 2025 ha collegato alla rete nove nuovi progetti di solare a concentrazione, portando la capacità cumulativa nazionale a 1738,2 MW, con un aumento del 107% rispetto all’anno precedente. I dati provengono dal Blue Book 2025 della China Solar Thermal Alliance, e mostrano come il Paese sia balzato al terzo posto a livello globale per potenza CSP installata. Già nel 2024, del resto, 250 dei 350 MW di nuova capacità CSP collegati nel mondo erano stati realizzati proprio in Cina, come registrato dal rapporto annuale di REN21.

Non è solo una questione di numeri assoluti. Il record mondiale di accumulo termico, per dire, non è cinese ma emiratino: nel giugno 2023 l’impianto Noor Energy 1 di Dubai, con la sua capacità di stoccaggio in sali fusi da 5.907 MWh, è entrato nel Guinness dei primati. Segno che la tecnologia sta convincendo anche altri mercati, e che la competizione globale sta spingendo verso impianti sempre più grandi e più economici.

La ricaduta pratica per cittadini e imprese è più vicina di quanto si pensi. Un costo di generazione di 6 centesimi al kWh, abbinato alla possibilità di erogare potenza per 8, 10 o 12 ore dopo il tramonto, rende il solare a concentrazione un’opzione concreta per i grandi consumatori industriali che oggi dipendono dal gas per la continuità del servizio. E nei mercati dove l’elettricità è cara nelle ore serali, questa tecnologia può calmierare i prezzi di picco a vantaggio di tutti. Non si tratta di scegliere tra fotovoltaico e CSP: si tratta di farli lavorare insieme, con i pannelli che producono di giorno a costi bassissimi e i sali fusi che prendono il testimone la sera, quando la domanda sale e il sole cala.

La prossima volta che controllerete i consumi in bolletta, ricordate che il sole può lavorare anche di notte. E che, per la prima volta, farlo non è più una scommessa tecnologica ma una scelta che comincia a fare bene anche al portafoglio. Non conviene ancora a tutti, non conviene dappertutto: ma la direzione è tracciata, e corre più veloce di quanto immaginiamo.