Depavimentazione e alberi possono ridurre la temperatura superficiale di oltre 4 gradi

Alle due del pomeriggio di un giorno qualunque di luglio, in piazza a Roma, l’asfalto tocca i 44 gradi. Non serve un’ondata di calore eccezionale: è la media estiva della temperatura superficiale in molte città italiane. I numeri arrivano dal progetto MIRIFICUS, i cui risultati sono stati pubblicati nei giorni scorsi da ISPRA e CNR-IBE, e raccontano un’Italia urbana che d’estate si trasforma in una trappola di calore. Ma gli stessi dati indicano anche una via d’uscita, concreta e misurabile: togliere cemento e piantare alberi può far scendere il termometro delle superfici di oltre 4 gradi nelle ore più critiche.

44 gradi all’ombra… dell’asfalto

Chiariamo subito un punto: non stiamo parlando della temperatura dell’aria che si legge sulle app meteo, ma di quella delle superfici — asfalto, cemento, tetti, marciapiedi. Materiali che accumulano calore per tutto il giorno e lo restituiscono lentamente di notte, tenendo accese le città come termosifoni a cielo aperto. A Roma la temperatura superficiale media estiva raggiunge i 43,7°C, mentre a Firenze la media urbana supera i 44°C. Tradotto in vita quotidiana: camminare su un marciapiede non ombreggiato alle tre del pomeriggio significa poggiare i piedi su una superficie che scotta. E la notte, quando l’aria si rinfresca, le strade e i palazzi continuano a rilasciare calore, rendendo più difficile dormire e più costoso tenere acceso il condizionatore. Ma questi numeri non sono una condanna: qualcosa si può fare, e la ricerca lo dimostra con cifre alla mano.

La scienza del raffreddamento

Di fronte a questi dati, la domanda sorge spontanea: esiste un modo per abbassare la temperatura senza dover spegnere il sole? La risposta arriva proprio da MIRIFICUS, un progetto finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana nel luglio 2023 e condotto da ISPRA insieme al CNR-IBE. I ricercatori hanno misurato con precisione l’effetto di due interventi apparentemente semplici: la depavimentazione — cioè rimuovere asfalto e cemento per riportare il terreno allo stato naturale — e la forestazione urbana, che non è solo piantare alberi a caso ma creare aree verdi dense e continue.

I risultati sono tutt’altro che simbolici. Nelle ore più calde della giornata, la temperatura superficiale scende di oltre 4°C nelle zone dove si interviene in questo modo. La diminuzione media giornaliera è di circa 2°C. Per chi vive in città, quei 4 gradi in meno sull’asfalto significano un marciapiede che non brucia, un parco giochi utilizzabile anche a luglio, un balcone che non diventa una piastra. E la media di 2 gradi in meno distribuita sull’intera giornata vuol dire meno calore accumulato nei muri di casa e, di conseguenza, meno ore di condizionatore acceso — con un risparmio che in bolletta si sente, specie in un’estate che ormai dura cinque mesi.

Se i dati sono così netti, perché nelle città italiane non vediamo ancora un cambiamento diffuso? La depavimentazione costa, richiede cantieri, va coordinata con i piani del traffico e con le reti del sottosuolo. Piantare alberi non è una bacchetta magica: servono specie adatte al clima locale, manutenzione, irrigazione nei primi anni. Sono interventi che chiedono investimenti e visione politica, non gesti simbolici. Ma i numeri dicono che funzionano. E chi li ha già provati lo conferma.

Parigi e Londra l’hanno già fatto

Mentre in Italia si discute, altre capitali europee sono passate all’azione. Place de Catalogne a Parigi, a due passi dalla Torre Eiffel, è oggi una foresta urbana inaugurata nel 2024 con 478 alberi piantati dove prima c’era una rotatoria di cemento. Non un’aiuola decorativa, ma un bosco denso che d’estate abbassa la temperatura percepita e assorbe l’acqua piovana riducendo il rischio allagamenti. È un cambio di mentalità: lo spazio pubblico non è più una superficie da asfaltare e attraversare in fretta, ma un luogo dove stare, anche con 35 gradi all’ombra — quella vera, degli alberi.

Londra ha fatto un passo ancora più radicale: nel 2019 è diventata la prima «città parco nazionale» al mondo, un riconoscimento che impegna l’amministrazione a proteggere e aumentare gli spazi verdi urbani con lo stesso rigore con cui si tutela un parco naturale. Non è un’etichetta onorifica: è un vincolo concreto che guida le scelte urbanistiche, dalla progettazione dei nuovi quartieri alla riqualificazione di quelli esistenti. Due strade diverse, un principio comune: meno cemento, più suolo vivo. L’esperienza estera dimostra che non è un’utopia, ma una scelta politica e di investimento — e i risultati si vedono, si misurano, si camminano.

La ricetta c’è, ed è più semplice di quanto si creda: togliere asfalto dove non serve, restituire il terreno alla terra, piantare alberi adulti e curarli. I dati del progetto MIRIFICUS dicono che con questi interventi si possono guadagnare oltre 4 gradi nelle ore più torride. Parigi e Londra dimostrano che si può fare, con benefici che vanno dal comfort quotidiano al risparmio energetico. Ora tocca alle amministrazioni italiane applicare quella ricetta su scala sufficiente, e ai cittadini pretenderla — perché camminare su un marciapiede a 44 gradi a luglio non è una fatalità climatica: è una scelta di chi quel marciapiede lo progetta, lo asfalta e decide di non toccarlo.