L’Italia nel 2024 è diventata il secondo mercato europeo per vendite, con quasi 1.200 unità immatricolate
Nel 2025 sono stati immatricolati in Italia 1.230 autobus elettrici a batteria, il 30% del mercato totale e il 20% in più rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dai dati raccolti da Sustainable Bus e dallo studio congiunto di Motus-E, Eurac Research e Sustainable Bus. Un’accelerazione che colpisce, se si pensa che appena due anni prima la quota elettrica italiana era ferma al 27,5%, quasi la metà della media europea. Cosa è successo nel frattempo, e cosa dobbiamo aspettarci ora?
Il balzo inatteso
La cifra del 2025 — 1.230 unità — non è solo un incremento percentuale a doppia cifra. È il consolidamento di una traiettoria che ha visto l’Italia diventare nel 2024 il secondo mercato europeo per vendite di autobus elettrici, con quasi 1.200 unità, secondo i dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia. Nel giro di dodici mesi, il peso dei bus a batteria sul totale delle immatricolazioni nazionali è salito di diversi punti, passando da una nicchia robusta
a quasi un terzo del mercato.
La crescita è ancora più significativa se letta in controluce: lo stesso anno, l’Unione Europea ha visto i bus a zero emissioni raggiungere il 60% delle nuove immatricolazioni di autobus urbani, stando alle stime di Transport & Environment. L’Italia, partita da un livello molto più basso, ha mostrato un tasso di crescita che accorcia le distanze più rapidamente del previsto. Ma come si è arrivati a questa accelerazione in un paese che fino a poco tempo fa sembrava restio al cambiamento?
La zavorra del passato
Dietro questi numeri c’è una storia di ritardi e vincoli normativi. Già nel 2023, in Europa le trazioni alternative rappresentavano il 73% delle immatricolazioni di bus urbani, con la quota full electric che da sola superava il 40%, secondo l’analisi di Eurac Research, Motus-E e Sustainable Bus. Nello stesso anno, in Italia solo il 27,5% dei nuovi bus urbani era elettrico: un divario di quindici punti percentuali rispetto alla media europea. Non solo: la flotta operativa italiana aveva — e ha tuttora — un’età media di 10,3 anni, superiore di circa un terzo rispetto a quella di Francia, Germania, Spagna e Regno Unito. Un parco mezzi invecchiato, con costi di manutenzione crescenti e un impatto ambientale più pesante di quanto i numeri sulle nuove immatricolazioni lascino intuire.
La pressione normativa nel frattempo è aumentata. Il regolamento UE 2024/1610 ha fissato per i veicoli pesanti una riduzione delle emissioni di CO2 del 45% entro il 2030. Un obiettivo che per i bus urbani si traduce in una sostituzione accelerata dei mezzi diesel con alternative a zero emissioni. Nel 2023, sono stati assegnati in Italia circa 2.500 autobus a zero emissioni — 2.326 a batteria e 165 a idrogeno — per un investimento complessivo di 1,8 miliardi di euro, secondo Motus-E. Un volume di contratti che ha messo in moto la filiera industriale e sta ora iniziando a tradursi in consegne e immatricolazioni effettive. Con le regole europee che incalzano, il mercato ha iniziato a rispondere. Ma cosa succederà ora?
La sfida dei prossimi anni
Il trend non è solo un rimbalzo congiunturale. Le proiezioni al 2050 elaborate da Eurac Research, Motus-E e Sustainable Bus disegnano uno scenario in cui la flotta di autobus italiana sarà composta per l’88% da veicoli elettrici e per il 9% da mezzi a idrogeno. Un ribaltamento quasi totale del mix attuale, che richiederà però un ritmo di sostituzione costante per almeno due decenni. L’Italia parte da una posizione di rincorsa: dopo essere stata seconda in Europa per vendite nel 2024, dovrà mantenere volumi analoghi o superiori anno dopo anno per colmare il gap accumulato sull’età media del parco circolante.
La domanda chiave è se il sistema industriale e infrastrutturale riuscirà a reggere questa cadenza. I 2.500 mezzi assegnati nel 2023 sono un buon punto di partenza, ma la pipeline deve rimanere piena anche negli anni successivi. La diffusione delle colonnine di ricarica nei depositi, la formazione del personale tecnico e la pianificazione delle reti di trasporto urbano sono variabili che possono accelerare o frenare il processo. Il numero da tenere d’occhio è la percentuale di bus elettrici nelle nuove assegnazioni del 2026. Se supererà il 40%, il sorpasso sarà definitivo.




