L’Europa accelera sull’elettrico, General Motors frena e torna ai motori a benzina

Nel 2025, le auto elettriche in circolazione in Europa – quasi 8 milioni – hanno permesso di evitare il consumo di circa 46 milioni di barili di petrolio. È il dato più concreto, secondo l’analisi di Transport & Environment, per misurare quanto l’elettrificazione stia già ridisegnando la domanda di greggio. E intanto, nei primi sei mesi del 2026, le vendite di auto elettriche in Europa sono cresciute del 34,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, toccando quota 1,59 milioni di unità.

La Commissione europea ha fissato un obiettivo di elettrificazione del 46% entro il 2040, mentre in Germania il report dell’ICCT sui prezzi e la gamma di modelli mostra che tra il 2020 e il 2025 i listini delle elettriche sono scesi del 18% e l’offerta è quadruplicata. Numeri che raccontano una traiettoria ormai stabile: più modelli, prezzi più bassi, volumi in aumento.

Un continente che accelera, un colosso che sterza

A poche ore di volo dall’Europa, General Motors prende la direzione opposta. La pianificazione di nuovi veicoli elettrici per Chevrolet e Cadillac è stata congelata: nessun modello in arrivo per i prossimi anni. Al loro posto, l’azienda inserirà berline e SUV a benzina Cadillac aggiornati, come la CT5, la XT5 e la XT6 a tre file.

Era il marchio di lusso di GM che, appena qualche anno fa, aveva annunciato il passaggio esclusivo all’elettrico entro il 2030, secondo l’impegno originario di Cadillac.

Oggi, invece, la produzione della Chevrolet Bolt si chiuderà entro fine anno per fare spazio a un crossover a benzina nello stabilimento del Kansas. La retromarcia ha un costo visibile in bilancio: GM ha accumulato 10,9 miliardi di dollari di oneri straordinari legati ai veicoli elettrici dalla seconda metà del 2025. Ma la scelta piace a Wall Street: le previsioni di utile rettificato per l’intero anno sono state riviste al rialzo, portandosi tra 14 e 16 miliardi di dollari.

Il paradosso del cliente fedele (e di chi quel cliente se lo prende)

C’è un passaggio che rende la mossa ancora più fragile. A maggio, l’ammissione di Duncan Aldred, vicepresidente senior di GM per il Nord America, è stata netta: «I dati mostrano che una volta che i clienti passano all’elettrico tendono a restarci, ed è probabile che scelgano un’altra elettrica per il prossimo veicolo». Se chi prova l’elettrico non torna indietro, rinunciare a nuovi modelli significa semplicemente regalare quei clienti a chi l’elettrico lo produce già.

E in Europa quel produttore ha un nome preciso: le consegne della Model Y hanno sfiorato le 110.000 unità nel primo semestre 2026, contribuendo a portare la quota di mercato di Tesla oltre il 10 per cento, con 165.871 auto vendute. Numeri che, nel mercato europeo, oggi nessun marchio tradizionale americano riesce neppure ad avvicinare.

Due velocità, un solo mercato globale

La distanza tra le due sponde dell’Atlantico non è mai stata così netta. Mentre l’Europa taglia la domanda di petrolio e costruisce una filiera industriale attorno all’elettrico, GM sceglie la strada del motore termico per massimizzare i margini nel breve periodo. Resta da capire se questa strategia lascerà spazio per rientrare nel gioco, o se la partita sarà già chiusa quando Detroit proverà a bussare di nuovo alla porta dell’elettrico. Il prossimo dato da guardare non sarà soltanto la crescita europea, ma quanto calerà la quota di mercato di General Motors al di fuori del Nord America.