La Cina perde il 30% delle vendite mentre l’Europa spinge l’82% delle elettriche

Lo scorso ottobre la CLA elettrica ha esordito con numeri da record; a gennaio, il nuovo GLC a batteria ha fatto il pieno di ordini oltre ogni aspettativa. Mercedes si sta avvicinando parecchio ai desiderata dei guidatori informati nel suo segmento — grandi viaggiatori, clienti consapevoli, disposti a piccoli aggiustamenti delle proprie abitudini. Detta così, la transizione elettrica della casa di Stoccarda sembra aver finalmente ingranato la marcia giusta. Peccato che nel secondo trimestre 2026 le vendite globali di auto Mercedes siano diminuite dell’8% rispetto all’anno precedente, fermandosi a circa 417.800 veicoli, e che in Cina il crollo abbia toccato il 30%.
È il paradosso di una strategia che avanza in Europa e inciampa in Asia, lasciando Stoccarda con più domande che certezze.

Europa, l’isola felice delle elettriche Mercedes

I numeri europei, in effetti, raccontano una storia diversa da quella globale. L’Europa da sola assorbe circa l’82% delle vendite di auto elettriche Mercedes. La domanda per il nuovo GLC completamente elettrico, ha dichiarato Mathias Geisen, responsabile vendite e marketing del gruppo, «sta superando significativamente le nostre aspettative». La CLA, partita lo scorso autunno, aveva già fatto registrare un avvio eccezionale. Nel frattempo, i marchi occidentali stanno cominciando a presentare nei paesi occidentali modelli più accessibili e utilizzabili, allargando la platea dei potenziali acquirenti oltre la nicchia dei primi adottatori. Sono segnali che, presi isolatamente, suggerirebbero un’accelerazione convincente della strategia elettrica del marchio.

Ma basta guardare oltre i confini europei per scoprire che il quadro non è così roseo.

Il rosso di Pechino: numeri che fanno tremare Stoccarda

I dati del secondo trimestre 2026 parlano chiaro: le vendite globali di Mercedes sono diminuite dell’8% su base annua. Il colpevole ha un nome e un indirizzo preciso: la Cina, dove il marchio ha perso il 30% delle vendite in un solo trimestre. Non si tratta di un incidente di percorso. Già nel 2025 i segnali di sofferenza erano visibili: le vendite globali di veicoli elettrici a batteria Mercedes si erano fermate a 197.300 unità, il 4% in meno rispetto all’anno precedente. Un dato che stride con la narrativa del successo europeo e che rivela la fragilità di un costruttore la cui strategia elettrica resta appesa al filo di un unico mercato continentale.

Il problema, peraltro, non riguarda soltanto Stoccarda. Sia Mercedes-Benz che BMW hanno fornito ai propri fornitori cinesi indicazioni preliminari sulla domanda per il 2026 che puntano a vendite annuali inferiori a 500.000 veicoli prodotti localmente per ciascun marchio. È una contrazione che racconta la pressione esercitata dai costruttori cinesi sul mercato domestico: Nio, BYD e gli altri marchi locali hanno alzato l’asticella su tecnologia, autonomia e rapporto qualità-prezzo, ridefinendo le aspettative di una clientela che fino a pochi anni fa guardava ai marchi tedeschi come al punto di riferimento indiscusso del premium.

In questo scenario, la dipendenza di Mercedes dall’Europa — quell’82% che dovrebbe essere motivo di orgoglio — assume i contorni di una vulnerabilità strutturale. Finché il mercato europeo tira, i conti reggono. Ma se la Cina continua a erodersi a questo ritmo, il colpo sui volumi globali rischia di diventare insostenibile, mettendo in discussione gli investimenti necessari a completare la transizione elettrica del marchio.

Ripensare la transizione: vincitori e vinti della strategia Mercedes

Se l’Europa sostiene l’82% delle vendite elettriche del marchio, è chiaro che il baricentro della strategia Mercedes si sta spostando — o forse è già stato spostato — sul Vecchio Continente. Ma è una scelta deliberata o una necessità imposta dal mercato? La risposta ha implicazioni profonde. Nei mercati asiatici, Cina in testa, i marchi occidentali dovranno presentare modelli riprogettati per tecnologie e impostazione: una sorta di rebranding forzato che passa anche attraverso scelte di posizionamento radicali — vedi Audi che ha già rinunciato agli anelli sul cofano per alcuni modelli destinati al mercato cinese, una mossa accettata e ormai metabolizzata pure da Toyota.

Per i consumatori europei, nel breve termine, la notizia potrebbe persino essere buona: con la Cina che frena, Mercedes avrà tutto l’interesse a spingere sull’Europa, continuando a proporre modelli più accessibili e tecnologicamente competitivi. La CLA e il GLC elettrici sono solo i primi esempi di una gamma che, per necessità più che per virtù, dovrà farsi sempre più concreta e vicina alle esigenze reali di chi guida. Ma nel medio periodo la domanda è un’altra: può un costruttore globale come Mercedes permettersi di perdere la Cina per vincere in Europa?

La risposta non c’è ancora, e forse non può esserci finché il mercato cinese non smetterà di sorprendere al ribasso. Quel che è certo è che nel frastuono dei record europei, Mercedes rischia di inciampare sul suo tallone d’Achille asiatico. Riuscirà a correre su due binari così distanti senza deragliare? La CLA e il GLC hanno acceso i riflettori su un’Europa che funziona. Ma la transizione elettrica non si vince in un continente solo.