La chiusura dello Stretto di Hormuz ha interrotto i flussi di GNL da Qatar ed Emirati Arabi Uniti
Guardi la bolletta del gas appena arrivata e il totale ti fa sussultare. Non è un errore di calcolo: in primavera, il prezzo del gas in Europa è balzato a una media di circa 16 dollari per milione di Btu (MBtu), in rialzo del 32% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Un aumento che si è già tradotto in rincari tangibili per famiglie e imprese italiane, direttamente legati al costo del metano sui mercati internazionali. Lo certifica l’ultimo Gas Market Report dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), pubblicato nei giorni scorsi. Ma la domanda è: come è possibile che il gas costi così tanto mentre l’economia mondiale dà segni di rallentamento?
L’estate amara del gas
La risposta breve è che siamo dentro a un paradosso: la domanda globale di gas è in calo, ma l’offerta è così strozzata da far schizzare i prezzi. Secondo lo stesso rapporto IEA, nel corso del 2026 il consumo mondiale di gas naturale dovrebbe diminuire a causa proprio di fondamentali di offerta più stretti. Un effetto collaterale della scarsità sono i prezzi alti, che a loro volta distruggono parte della domanda. In Cina, il principale importatore, il fabbisogno di gas è sceso di circa il 4% nel periodo marzo-giugno rispetto all’anno prima. Eppure, il prezzo del gas sul mercato europeo (il TTF, il punto di riferimento per i contratti italiani) invece di scendere ha continuato a salire.
Il motivo non ha nulla a che fare con il consumo delle nostre case riscaldate a maggio o con l’industria in affanno. Il vero colpevole si trova a oltre cinquemila chilometri di distanza, in un punto dove le carte nautiche segnalano appena 33 chilometri di larghezza.
Il collo di bottiglia che ha strozzato il mondo
Lo Stretto di Hormuz è il passaggio obbligato per una quota enorme del commercio mondiale di gas liquefatto (GNL). Qatar ed Emirati Arabi Uniti, insieme, rappresentano quasi il 20% delle esportazioni globali di GNL. Alla fine di febbraio 2026, la chiusura di fatto dello stretto ha improvvisamente interrotto quei flussi. Le rilevazioni dell’IEA sono impietose: tra marzo e giugno, le partenze di GNL dai terminal del Qatar e degli Emirati sono precipitate di 35 miliardi di metri cubi rispetto allo stesso periodo del 2025. Meno navi in mare, meno gas disponibile e prezzi alle stelle: nel secondo trimestre, il TTF medio ha toccato i 16 dollari MBtu, con un balzo del 32% su base annua.
È una lezione amara sulla fragilità delle catene globali. Già nel febbraio 2022, l’invasione russa dell’Ucraina fece schizzare i prezzi delle materie prime in poche ore. Oggi, senza nemmeno un conflitto aperto, basta un collo di bottiglia logistico per mettere in ginocchio le forniture energetiche di mezzo pianeta. E, con esse, i portafogli dei consumatori europei. Ma questa crisi, per quanto grave, ha già trovato un antidoto temporaneo. Un cerotto, più che una cura.
La tregua che non risolve
Lo scorso giugno, Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un’intesa-lampo: via libera alla riapertura dello Stretto di Hormuz senza pedaggi per 60 giorni. Un accordo che ha permesso di far ripartire in parte le esportazioni, allentando la pressione immediata sui mercati. Nel frattempo, l’amministrazione statunitense ha premuto sull’acceleratore del GNL domestico: nei giorni scorsi, il Segretario all’Energia Chris Wright ha autorizzato un aumento immediato del 13% delle esportazioni dal terminal Plaquemines di Venture Global in Louisiana.
L’effetto combinato ha riportato un po’ di ossigeno. Ma attenzione: la tregua scade tra poche settimane — i 60 giorni concessi a giugno si chiuderanno entro la fine dell’estate — e nessuno può garantire che le tensioni tra Washington e Teheran vengano risolte in modo stabile. Inoltre, anche se oggi le temperature sono miti e i consumi per riscaldamento sono ridotti, l’inverno è alle porte. E con la domanda stagionale in crescita, basterebbe un nuovo irrigidimento nello stretto per far riesplodere i prezzi proprio quando servirà più gas per scaldare le case e alimentare l’industria.
Dunque, cosa cambia per te? Che il conto del gas resterà volatile per molti mesi. L’aumento del 32% che hai appena visto in bolletta non è stato un caso isolato, ma il sintomo di una dipendenza da un braccio di mare lontano. Conviene attrezzarsi: controllare le clausole di prezzo del proprio contratto, valutare eventuali offerte a prezzo bloccato per l’inverno e tenere conto che l’incertezza, purtroppo, è l’unica certezza.




