Il progetto Hermosa estrarrà zinco e manganese per settant’anni in una regione già alle prese con la siccità

La scorsa settimana, il Servizio Forestale degli Stati Uniti ha approvato una proposta mineraria nel sud dell’Arizona che estrarrà fino a cinque minerali critici. Il progetto, chiamato Hermosa e gestito dalla società South32, sorge su uno dei più grandi giacimenti di zinco non ancora sfruttati al mondo. Il via libera arriva dopo anni di iter e con un conto economico molto più salato del previsto: i costi di capitale sono aumentati del 50%, passando da una stima iniziale di 2,2 miliardi di dollari a 3,3 miliardi di dollari.

Posti di lavoro, costi e il conto dell’acqua

Per l’economia locale la miniera garantirà circa 900 posti di lavoro diretti, un’iniezione non trascurabile in un’area rurale. Ma c’è un rovescio della medaglia che riguarda la risorsa più preziosa del deserto: l’acqua. Nell’arco dei 70 anni previsti per l’attività estrattiva, dalla falda acquifera verranno prelevati circa 195.000 acri-piedi d’acqua, una misura anglosassone che corrisponde a qualcosa come 240 miliardi di litri, un volume enorme in una regione già assetata dove ogni goccia è contesa tra agricoltura, città e natura. Il dato è contenuto nel piano stesso del progetto e ha alimentato non poche preoccupazioni tra i residenti e gli ambientalisti, che da anni seguono il dossier.

Il ruolo di FAST-41 nell’iter autorizzativo

A rendere possibile questa approvazione è stato uno snodo burocratico avvenuto già nel maggio 2023, quando il progetto Hermosa è diventato il primo minerario mai ammesso al programma federale FAST-41, una corsia preferenziale pensata per accelerare i permessi delle grandi infrastrutture. All’epoca, sotto l’amministrazione Biden, l’annuncio del Permitting Council aveva acceso un faro su questo sito, che oltre allo zinco contiene anche abbastanza manganese da soddisfare l’intera domanda interna statunitense. L’ammissione a quel programma ha posto le basi procedurali per l’approvazione definitiva del Servizio Forestale all’inizio di questa estate, dopo che per anni il progetto era rimasto in attesa di un quadro normativo certo. Hermosa è così diventato il primo progetto minerario interamente coperto da FAST-41, facendo da apripista per altre iniziative simili.

L’altra faccia della medaglia: le 12 specie a rischio

Non tutti però festeggiano. Secondo il Servizio Forestale stesso – che ha condotto la valutazione di impatto ambientale – ci sono 12 specie elencate tra quelle a rischio estinzione che potrebbero subire conseguenze negative dal progetto. In particolare, l’habitat critico di giaguari e gufi maculati messicani potrebbe essere intaccato direttamente dalle operazioni. Un conto che ha sollevato le proteste di gruppi come il Center for Biological Diversity e la Patagonia Area Resource Alliance, che da tempo chiedono una moratoria su un progetto che, pur promettendo minerali indispensabili per batterie e tecnologie pulite, lascia un’impronta pesante su un ecosistema delicato. Il nodo è sempre lo stesso: quanto siamo disposti a sacrificare in termini ambientali per assicurarci le materie prime della transizione energetica? Il caso Hermosa, con i suoi 3,3 miliardi di investimento e settant’anni di scavi previsti, è destinato a restare al centro del dibattito ancora a lungo.