Il bando Valore Artigiano 2026 mette a disposizione 2,4 milioni di euro a fondo perduto per le imprese
Ogni mattina la vedi, mentre alzi la tua. È chiusa da settimane, forse mesi. Il cartello “affittasi” è comparso senza preavviso, come succede ormai in troppe strade del Lazio. Ti chiedi se il prossimo toccherà a te. Poi, lo scorso giugno, la Regione ha pubblicato i dettagli del bando Valore Artigiano 2026, con 2,4 milioni di euro a fondo perduto. Non è la bacchetta magica, ma è una risposta concreta a una paura che conosci bene.
L’incubo delle serrande abbassate
Quella paura ha numeri precisi. Secondo Confartigianato Roma, negli ultimi cinque anni nel Lazio hanno chiuso 5.000 imprese artigiane. Non parliamo di multinazionali o startup digitali: parliamo di falegnami, sarte, elettricisti, restauratori. Persone che fino a ieri avevano una bottega, clienti fissi, un mestiere tramandato. Oggi restano circa 88 mila imprese artigiane, il 15% del patrimonio produttivo regionale: una quota che si è assottigliata silenziosamente, una serranda alla volta. Eppure, proprio mentre il tessuto si sfibra, dalla Regione arriva un segnale in controtendenza.
Nove milioni di euro per invertire la rotta
In un quadro così difficile, la Regione Lazio ha messo in campo un pacchetto da circa 9 milioni di euro per il 2026, all’interno del Piano Triennale per l’Artigianato 2024-2026, che già dal settembre 2024 aveva stanziato 7 milioni complessivi e che a gennaio 2025 aveva visto l’apertura di una prima edizione del bando Valore Artigiano con 6 milioni di euro. La novità di quest’anno è il bando Valore Artigiano 2026, con una dotazione specifica di 2,4 milioni di euro interamente a fondo perduto. Tradotto: ogni impresa che presenta un progetto può ottenere fino a 12 mila euro, con un’intensità massima di aiuto del 60% sulla spesa ammissibile. Questo significa che su un investimento da 20 mila euro, 12 mila li mette la Regione e 8 mila restano a carico tuo.
Non è poco, soprattutto se lo confronti con il quadro nazionale. L’Italia conta oltre 1,14 milioni di imprese artigiane con circa 2,72 milioni di addetti, secondo i dati Unioncamere, e il Fondo nazionale per l’artigianato ha una dotazione di appena 20 milioni di euro per il 2027, spalmati su tutto il territorio. Le imprese del Lazio, circa il 7,7% del totale nazionale, rischierebbero di prendere le briciole senza uno strumento regionale dedicato. E c’è un’altra novità importante: stando a quanto dichiarato dall’assessora Roberta Angelilli, per la prima volta il bando non prevede vincoli legati all’anzianità dell’impresa ed è stata introdotta una misura specifica per il settore Moda del Lazio. Significa che anche chi ha aperto partita IVA da pochi mesi può partecipare, e che sartorie, laboratori tessili e accessoristi hanno una corsia dedicata.
Ma i numeri, da soli, non bastano. Il rischio concreto è che questi fondi restino inutilizzati, come succede quando la burocrazia spaventa o quando si rimanda la decisione a data da destinarsi. E qui arriviamo al punto.
Dal 21 luglio si fa sul serio
La buona notizia è che il bando è aperto a tutti, anche alle imprese appena nate. Quella cattiva, se così vogliamo chiamarla, è che la finestra per presentare domanda ha date precise: si parte il 21 luglio 2026 e si chiude il 28 ottobre 2026. Tre mesi e una settimana che sembrano tanti, ma che volano se devi mettere insieme un progetto, preventivi, documenti. I 12 mila euro di contributo a fondo perduto coprono fino al 60% dell’investimento: puoi usarli per rinnovare i macchinari, digitalizzare i processi, ristrutturare il laboratorio, formare personale. Non sono un rimborso a pioggia: devi dimostrare cosa vuoi fare e quanto ti costa. Ma la Regione mette più della metà.
Il conto alla rovescia è partito. Restare fermi significa, ancora una volta, lasciare che siano altri a decidere il futuro della propria bottega. E la saracinesca accanto alla tua, quella che è abbassata da mesi, ti ricorda ogni giorno cosa succede quando si aspetta troppo.
Dodicimila euro non sono la soluzione a tutti i problemi. Non ti comprano un nuovo laboratorio e non ti garantiscono clienti per i prossimi dieci anni. Ma possono essere la scintilla per un investimento che da solo non ti saresti potuto permettere: una macchina nuova, un sito web che funziona, un impianto più efficiente. Il bando chiude il 28 ottobre: sulla carta è lontano, ma il tempo per decidere se provarci è adesso.




