I miliardi promessi si perdono in un labirinto di fondi e intermediari burocratici

Immaginate di essere un piccolo agricoltore nell’Amazzonia peruviana, con un progetto di riforestazione approvato, ma senza un centesimo sul conto. La promessa di un finanziamento internazionale, sentita a una riunione comunitaria, è rimasta solo parole. Questa scena si ripete ogni giorno, nonostante i miliardi stanziati ai vertici globali. La scorsa settimana, un’analisi pubblicata da Latimpacto ha confermato che gran parte del capitale promesso per l’Amazzonia non arriva mai ai popoli indigeni e alle comunità locali. Un paradosso che suona come una valigia piena di soldi lasciata in aeroporto mentre chi ne ha bisogno aspetta alla fermata dell’autobus.

Il paradosso della valigia piena di soldi

Il quadro globale è pieno di promesse. Lo scorso ottobre, l’impegno da 1,7 miliardi di dollari del COP26 Forest Tenure Pledge ha raggiunto il suo obiettivo in anticipo, ma la quota di finanziamenti diretti alle organizzazioni indigene e delle comunità locali rimane bassa. Insomma, il denaro c’è, ma non arriva dove dovrebbe. Secondo l’analisi di Latimpacto, il problema non è la quantità, ma il percorso: tra impegni ed erogazioni si frappone un labirinto di fondi, condizioni e intermediari che spesso escludono proprio chi dovrebbe gestirli. E i numeri sono lì a dimostrarlo.

Il labirinto dei fondi climatici

Prendiamo il Tropical Forests Forever Facility (TFFF), il meccanismo brasiliano per finanziare la protezione delle foreste tropicali. Lo scorso novembre, alla COP30, il fondo ha raccolto solo 6,7 miliardi di dollari, meno di un quarto dei 25 miliardi previsti per un lancio su larga scala, stando a un articolo di Mongabay di quei giorni. Non è una questione di impegni a vuoto: i Paesi donatori hanno aderito, ma con cautela. E la struttura del fondo non aiuta: il 20% delle risorse è destinato alle comunità indigene e locali, come sottolineato già a giugno 2025 in un commento pubblicato sempre da Mongabay, ma i pagamenti passano attraverso i governi nazionali anziché direttamente alle comunità. Un filtro che, in molti casi, blocca o ritarda l’arrivo dei fondi sul campo. Il risultato: i soldi restano incastrati tra cassette di sicurezza e burocrazia, mentre chi pianta alberi e protegge la foresta aspetta.

Non è l’unico esempio. Il COP26 Forest Tenure Pledge, pur avendo centrato il target, mostra una dinamica simile: la fetta di sostegno diretto alle organizzazioni locali resta esigua. Il problema, insomma, non è che manchi la volontà politica, ma che il modello di finanziamento attuale premia la distanza e la lentezza. “Most of the trust-based philanthropy happening in the region comes from outside it”, ha spiegato Juan David Ferreira di Latimpacto, riferendosi alla filantropia basata sulla fiducia, ancora poco diffusa tra i donatori latinoamericani. Quando i soldi arrivano da lontano, spesso portano con sé catene di intermediari che si prendono una fetta e complicano il processo.

Il cantiere delle soluzioni

Eppure, qualcosa si muove. Iniziative come InNature Lab 2025 hanno selezionato 20 organizzazioni da Brasile, Colombia e Perù che guidano l’adattamento climatico attraverso l’agricoltura rigenerativa in Amazzonia, secondo il bando pubblicato sul sito di Latimpacto. Progetti concreti, non parole. E la stessa Latimpacto ha completato un’edizione della Pan-Amazon Fellowship e quest’anno comincerà la seconda, come ha annunciato Ferreira. L’idea è formare persone che possano moltiplicare questi approcci sul territorio.

Già nel 2022, IMPAQTO, Latimpacto e l’Amazon Investor Coalition avevano unito le forze per un’iniziativa che punta a far dialogare filantropia, investimenti e acquisti aziendali, con l’obiettivo di creare una nuova economia per la rigenerazione dell’ecosistema amazzonico, la decarbonizzazione e la conservazione. Un modello a più livelli che cerca di bypassare i colli di bottiglia governativi e andare dritto al punto. Anche esempi come la Fundación Luis von Ahn in Guatemala mostrano che la filantropia basata sulla fiducia, dove i donatori danno soldi senza vincoli eccessivi e si fidano delle comunità locali, può funzionare anche in America Latina, anche se al momento arriva quasi tutta da fuori regione.

Cosa può fare un cittadino o un’impresa? Prima di tutto, smettere di pensare che la protezione dell’Amazzonia si misuri solo in miliardi annunciati ai vertici. Quando sentite parlare di nuovi fondi, chiedetevi: arriveranno davvero a chi pianta gli alberi? E quando scegliete di sostenere un progetto, guardate se i soldi passano attraverso decine di intermediari o se finiscono direttamente nelle mani di cooperative, associazioni indigene e agricoltori locali. Non serve essere esperti di finanza climatica: basta chiedere trasparenza su chi riceve e come spende i fondi. A volte, bastano piccole somme ben indirizzate per fare la differenza, come dimostrano le 20 iniziative di InNature Lab.

La strada è ancora lunga, ma il cantiere è aperto. E la prossima volta che sentirete annunci trionfali su nuovi miliardi per l’Amazzonia, potrete guardarli con un po’ più di sano scetticismo pratico.