Il settore attende il nuovo decreto per colmare il vuoto lasciato dai fondi PNRR in scadenza

C’è un allevatore in Lombardia — o in Veneto, poco cambia — che ha già i liquami pronti e un impianto di biogas che gira da anni. Ha presentato domanda per il Parco Agrisolare 2026, convinto che convertire il biogas in biometano fosse la mossa giusta per mettere al sicuro i conti dell’azienda. Lo sportello ha chiuso il 9 aprile scorso. A oltre tre mesi di distanza, a metà luglio, la graduatoria non si vede ancora. E mentre il gas in bolletta continua a ballare, il Mase sta lavorando a un nuovo decreto biometano che potrebbe sbloccare tutto — o lasciare tutto fermo per altri mesi.

L’attesa dell’allevatore

La sua storia non è isolata. Sono migliaia le imprese agricole e agroindustriali che hanno presentato domanda per i 789 milioni di euro stanziati dal PNRR per la Facility Parco Agrisolare 2026. A oltre tre mesi dalla chiusura dello sportello — era il 9 aprile — nessuna graduatoria, né provvisoria né definitiva, è stata ancora pubblicata. Per chi ha investito tempo e risorse nella preparazione della domanda, l’attesa si traduce in cantieri fermi e finanziamenti sospesi. Il Masaf, intanto, cerca nuove risorse per far scorrere le graduatorie, ma senza un provvedimento attuativo e senza visibilità sui tempi, chi ha presentato domanda resta appeso.

Dopo il PNRR, il ponte che manca

Con la fine dei fondi PNRR, tutto il settore biometano è in sospeso. L’Investimento 1.4 del PNRR ha messo sul piatto 1,92 miliardi di euro per lo sviluppo del biometano, una spinta che ha permesso di raggiungere circa 2,3 miliardi di Smc di biometano entro il 2026. Ma il PNRR finisce qui: gli ultimi bandi sono stati pubblicati, le risorse assegnate o in via di assegnazione, e da gennaio 2027 il rubinetto si chiude.

Il problema è che senza incentivi, produrre biometano non è competitivo rispetto al gas fossile. Un impianto a biogas che oggi vende elettricità in rete può convertire la produzione in biometano da immettere nella rete Snam, ma l’investimento — qualche centinaio di migliaia di euro per un impianto medio-piccolo — si ripaga solo se c’è una tariffa incentivante garantita per un numero sufficiente di anni. Il settore attende una nuova misura di incentivazione che colmi il vuoto lasciato dal PNRR e dia orizzonti certi almeno fino al 2032.

Dallo scorso giugno, il Mase ha iniziato a delineare le linee guida del decreto biometano post PNRR, che guarda proprio al periodo 2027-2032 e punta su impianti agricoli medio-piccoli e sulla conversione degli impianti a biogas esistenti. È esattamente il caso del nostro allevatore: convertire costa meno che costruire da zero, i tempi di rientro sono più rapidi e la materia prima — i liquami — ce l’ha già. Ma senza un decreto che fissi tariffe e criteri di accesso, nessuna banca finanzia il progetto.

5,7 miliardi di metri cubi: la corsa è già iniziata

Anche con il nuovo decreto, il traguardo resta ambizioso. L’obiettivo PNIEC per il 2030 è di 5,7 miliardi di Smc di biometano: più del doppio di quanto raggiunto finora grazie ai fondi PNRR. Significa più che raddoppiare la produzione in quattro anni, installando nuovi impianti e riconvertendo quelli esistenti a un ritmo che le procedure autorizzative e le graduatorie attuali faticano a sostenere.

Non è solo una questione di numeri. Il biometano immesso nella rete gas nazionale può sostituire una quota del metano fossile che l’Italia importa, riducendo l’esposizione alle oscillazioni dei mercati internazionali. In bolletta, più biometano prodotto in casa significa meno dipendenza dai prezzi del gas stabiliti fuori dai confini nazionali. I 2,3 miliardi di Smc raggiunti finora sono un buon punto di partenza, ma per arrivare a 5,7 servono politiche coerenti e, soprattutto, tempi certi per chi investe.

Per chi ha già un impianto a biogas agricolo, conviene preparare la documentazione e farsi trovare pronto: la conversione a biometano paga, ma la burocrazia non corre. Per tutti gli altri, il biometano è uno dei pochi strumenti che nei prossimi anni può calmierare le bollette del gas — a patto che i decreti si sblocchino in fretta e le graduatorie non restino chiuse in un cassetto del ministero.