La scadenza del 4 luglio 2025 blocca i crediti d’imposta per nuovi progetti rinnovabili

L’offerta che non c’è più

Hai appena aperto la mail dell’operatore energetico con la proposta di rinnovo per il contratto di fornitura della tua azienda. La tariffa che avevi bloccato dodici mesi fa – 90 euro a megawattora, un affare considerando le oscillazioni degli ultimi anni – è sparita. Il nuovo prezzo proposto è più alto, molto più alto. In una settimana, i prezzi dei PPA sono destinati a salire rapidamente. Chiami il consulente, pensi a un errore, magari a un ricalcolo. Invece no: è il mercato dell’energia pulita che si sta muovendo in anticipo, spinto da una data che ormai è dietro l’angolo. Cosa sta succedendo? La risposta arriva da una legge firmata un anno fa, in un giorno che molti ricordano per i fuochi d’artificio.

Il countdown del 4 luglio

Dalla sorpresa dell’offerta scomparsa si passa alla causa: una data precisa. Il prossimo 4 luglio – lo stesso giorno in cui, nel 2025, Donald Trump firmò il One Big Beautiful Bill Act – scade la finestra per avviare progetti di energia rinnovabile che possano ancora beneficiare dei crediti d’imposta federali. La legge, firmata esattamente il 4 luglio 2025, ha cominciato a eliminare gradualmente alcuni degli sgravi per eolico e solare introdotti dall’Inflation Reduction Act dell’era Biden. Il cosiddetto “tax credit cliff” è quindi una scadenza reale: i progetti utility-scale non devono essere completati entro quella data, ma la costruzione deve essere iniziata, per poi entrare in servizio entro il 31 dicembre 2027. Se un parco eolico o un grande impianto fotovoltaico non ha ancora mosso i primi passi entro la prossima settimana, perde l’accesso a incentivi che finora hanno tenuto bassi i prezzi dell’energia pulita.

È un meccanismo semplice: meno crediti disponibili, meno progetti che possono offrire energia a prezzi competitivi. E meno progetti significa, per chi deve firmare un contratto di fornitura, una scelta più ristretta e tariffe in salita. Già oggi, come spiega Ryan Kennedy su CleanTechnica, l’offerta di progetti idonei ai crediti si sta riducendo di settimana in settimana, e i prezzi sono attesi su una traiettoria unidirezionale verso l’alto per tutto il 2028 e oltre. Non è una previsione catastrofista: è la conseguenza matematica di una legge che ha deciso di ritirare il sostegno pubblico al settore.

L’ultimo treno per il fotovoltaico

Con il countdown che si avvicina, la domanda per chi deve prendere decisioni di acquisto si fa concreta: c’è ancora tempo per agire? La risposta è sì, ma il margine si assottiglia ogni giorno. I grandi sviluppatori stanno correndo per mettere in cantiere nuovi impianti prima del 4 luglio, ma si tratta di un numero finito di progetti. Chi oggi ha bisogno di un contratto di fornitura a medio-lungo termine – un’impresa manifatturiera, un consorzio di comuni, una media azienda che vuole proteggersi dalla volatilità del gas – si trova di fronte a un bivio: firmare subito, approfittando degli ultimi progetti con i vecchi crediti, oppure aspettare e accettare prezzi strutturalmente più alti.

Non è una scelta che riguarda solo le multinazionali. Anche un piccolo comune che aveva progettato una comunità energetica o un condominio che valutava un impianto condiviso deve fare i conti con un costo dell’energia rinnovabile in aumento. La convenienza non scompare – il sole e il vento restano fonti gratuite – ma si riduce il vantaggio economico immediato, quello che negli ultimi anni ha permesso di ammortizzare un impianto in cinque o sei anni invece che in otto o dieci. L’aumento dei prezzi dei PPA si trasferirà inevitabilmente sulle offerte al dettaglio, perché i fornitori comprano l’energia all’ingrosso e la rivendono ai clienti finali.

Il consiglio di Sarah Wolf, analyst di LevelTen Energy, è semplice e scomodo: chi può permettersi di aspettare non ha motivo di preoccuparsi; chi invece sa che dovrà rinnovare un contratto o negoziare una nuova fornitura entro i prossimi dodici mesi farebbe bene a muoversi adesso, prima che l’ultimo treno parta. Il 4 luglio non segna solo una festa nazionale, ma la fine di un’era di incentivi. Chi vuole proteggersi dall’aumento dei costi energetici deve decidere in fretta, perché i progetti con i vecchi crediti sono merce rara, e ogni settimana che passa ne restano meno.