Il programma CB RES ha già stanziato 165 milioni di euro per 17 progetti transfrontalieri
Perché la tua bolletta dipende da un’alleanza tra Stati
Metti che in Estonia soffi un vento costante e che la Finlandia, poco più a nord, abbia bisogno di elettricità pulita per scaldare le case d’inverno. I due paesi possono firmare un accordo, costruire un parco eolico offshore e spartirsi l’energia prodotta. Il risultato è semplice: più rinnovabili in rete, meno dipendenza dal gas e – nel medio periodo – bollette meno esposte ai capricci dei mercati internazionali. È esattamente questa la logica del programma Cross-Border Renewable Energy, in sigla CB RES: un meccanismo di cooperazione tra due o più Stati membri (o tra Stati membri e paesi terzi) pensato per centrare la quota di energia rinnovabile che l’Unione si è impegnata a raggiungere entro il 2030.
Come funziona (e quanto ha già mosso)
Partiamo da un dato che sorprende: dal suo lancio nel 2021, il programma ha già assegnato oltre 165 milioni di euro a 17 progetti. Non parliamo di esperimenti su carta, ma di impianti che producono energia reale. La lista CB RES è partita nell’agosto 2022 con tre progetti iniziali — ELWIND, GOERLITZ-ZGORZELEC e CICERONE — e nel giro di un anno, entro settembre 2023, si è allargata con due progetti eolici baltici SLOWP e ULP-RES WP, portando il totale a cinque. Tradotto per chi non mastica sigle: vuol dire pale eoliche condivise tra paesi diversi, cavi sottomarini che attraversano frontiere e un sistema che, chilowattora dopo chilowattora, rende più concreto l’obiettivo europeo di una rete elettrica meno frammentata.
Il meccanismo è tanto flessibile quanto vincolante. Due o più governi firmano un accordo di cooperazione, mettono sul tavolo un progetto comune e chiedono alla Commissione europea di riconoscergli lo status CB RES. Ottenerlo non è un timbro simbolico: significa entrare in una lista di progetti che possono accedere ai finanziamenti del Connecting Europe Facility (CEF Energy), lo strumento europeo che cofinanzia le reti energetiche transfrontaliere. A conti fatti, il programma CB RES è uno dei rari casi in cui la politica energetica europea smette di essere un catalogo di buone intenzioni e diventa un assegno concreto: 165 milioni di euro già staccati, 17 progetti già in corsa, e una quota di rinnovabili nel mix europeo che cresce senza che ogni paese debba fare tutto da solo.
Ultima chiamata: nuovi soldi, nuovi attori
La scadenza è reale, ma non è l’unica novità. Il sesto bando appena aperto è l’ultima opportunità per i promotori di ottenere lo status CB RES nell’ambito del quadro finanziario pluriennale 2021-2027. Dopo questa finestra, il programma si prenderà una pausa e ripartirà con le regole del nuovo bilancio europeo 2028-2034. Per chi ha un progetto nel cassetto — un consorzio di imprese, una municipalità, un’utility — il momento di bussare è adesso.
E qui entra in scena un protagonista inaspettato: l’Irlanda. La presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione Europea, iniziata il 1° luglio e in carica fino alla fine dell’anno, può fare da ponte tra Stati membri, industria e cittadini proprio mentre il bando è aperto. Un rapporto dell’IIEA suggerisce che Dublino potrebbe concentrarsi su tre priorità per sbloccare investimenti privati nella transizione energetica. La novità più concreta, però, arriva da Bruxelles: il CEF Energy ampliato userà non solo i tradizionali contributi a fondo perduto, ma anche garanzie e project bond per attirare capitale privato. In parole povere, significa che un progetto transfrontaliero potrà finanziarsi in parte con soldi pubblici europei e in parte con investitori istituzionali che comprano obbligazioni garantite. Per imprese e consorzi, è un canale di finanziamento che somiglia più a un project financing tradizionale che a un sussidio a pioggia.
Con il bando aperto e la presidenza irlandese appena insediata, la finestra per i progetti transfrontalieri si stringe: per le imprese, è il momento di candidarsi e sfruttare i nuovi strumenti finanziari; per i cittadini, di osservare se i propri governi coglieranno l’opportunità di energia condivisa — quella che, silenziosamente, potrebbe tradursi in bollette più stabili.




