La legge vieta di citare il carburante come criterio d’acquisto per veicoli pubblici
Immaginate un comune della Florida che deve acquistare un autobus per il trasporto pubblico. L’ufficio tecnico ha calcolato che un modello elettrico consuma l’equivalente di 1,2 kWh al chilometro, contro i 2,4 kWh termici di un diesel, e che la manutenzione costa il 40 per cento in meno. Dati alla mano, il costo totale di possesso a dieci anni è più basso. Ma l’acquisto dell’autobus elettrico, dal 1° luglio 2026, non può essere motivato da questi numeri. Perché sono numeri che parlano di carburante. Ed è esattamente quello che la legge HB 1217, entrata in vigore la scorsa settimana, proibisce: gli enti locali non possono «acquistare veicoli o elettrodomestici in base al carburante utilizzato o alla loro produzione». Il testo è stato firmato dal governatore Ron DeSantis lo scorso 22 aprile, il Giorno della Terra — una coincidenza cronologica che ha attirato più attenzione della scelta legislativa stessa.
Il paradosso del Giorno della Terra
La HB 1217 non è una messa al bando dei veicoli elettrici. È piuttosto un divieto di nominare il motivo per cui conviene comprarli. Un’amministrazione può ancora spendere di più per un autobus a batteria, ma deve giustificare la spesa senza mai citare il tipo di alimentazione. Può dire che il motore è più silenzioso, che la coppia è disponibile da fermo, che la frenata rigenerativa riduce l’usura dei freni. Non può dire che non brucia diesel. Il risultato è una gabbia argomentativa che rende difficile, sul piano amministrativo, difendere una scelta di efficienza energetica. Perché nella pratica degli appalti pubblici, il costo operativo legato al carburante è quasi sempre la voce più pesante del costo totale di possesso. Toglierla dall’equazione significa costringere i funzionari a barare con i criteri di valutazione, oppure a scegliere il prodotto peggiore.
La firma nel giorno in cui si celebra la Terra non è soltanto una scelta di comunicazione politica. È il segnale di un’amministrazione statale che da due anni lavora per rimuovere il cambiamento climatico dal linguaggio giuridico. Già nel maggio 2024, DeSantis aveva firmato un provvedimento che cancellava i riferimenti al clima dalla legge statale, in vigore dal 1° luglio 2024. Ora la HB 1217 aggiunge un tassello operativo: dopo aver tolto le parole, si tolgono i criteri di scelta.
La gabbia normativa: non solo Florida
La legge della Florida non è un caso isolato, ma un nodo di una rete più fitta. Secondo uno studio su Nature, dal 2020 più della metà degli stati americani ha approvato leggi che impediscono ai comuni di limitare i servizi pubblici basati sui combustibili fossili — coprendo il 47 per cento della popolazione. Sono norme di prelazione che spostano verso l’alto il potere di decidere con quali fonti un edificio pubblico si riscalda o un parco veicoli si muove. L’obiettivo è uniformare il mercato, ma l’effetto è impedire che una città come Miami possa imporre standard più puliti rispetto al resto dello stato.
Il disegno ha trovato una sponda organizzata nell’American Legislative Exchange Council, che a giugno 2026 ha pubblicato un modello di politica, il Local Government Net Zero Policy Prohibition Act, pensato per essere replicato in altri parlamenti statali. Il testo vieta a contee, municipalità, distretti scolastici e università pubbliche di adottare, finanziare o far rispettare qualsiasi obiettivo di emissioni nette zero. La data è importante: il modello arriva pochi mesi dopo l’approvazione della HB 1217 e ne ricalca la struttura, suggerendo che la Florida non è stata un incidente ma un banco di prova.
Orlando e il fantasma dello zero netto
Tra le città toccate dalla legge c’è Orlando, dove la società di servizi pubblici Orlando Utilities Commission si era impegnata, nel 2020, a raggiungere emissioni nette zero entro il 2050. Un impegno che richiedeva, tra le altre cose, la progressiva elettrificazione della flotta e la sostituzione degli elettrodomestici negli edifici comunali con modelli a pompa di calore. Con la HB 1217, l’impianto decisionale siinceppa: gli uffici acquisti possono ancora ordinare una flotta di furgoni elettrici, ma non possono usare il fattore «emissioni» o «carburante» come leva decisionale, nemmeno se l’analisi costi-benefici lo giustifica. La norma statale impone che la scelta sia formalmente neutrale rispetto alla fonte energetica — una neutralità che, nei fatti, favorisce lo status quo fossile perché impedisce di valorizzare i risparmi operativi dell’elettrico.
Alla prova dei fatti, la HB 1217 non vieta la transizione energetica. La congela dentro un paradosso burocratico. E per i gestori di flotte pubbliche, la differenza tra rispettare un impegno climatico locale e violare una norma statale passa da una frase in una delibera di acquisto — quella frase che, da luglio, non si può più scrivere.



