La sentenza del Secondo Circuito offre una base giuridica solida alle politiche locali di elettrificazione

La Corte d’Appello del Secondo Circuito ha confermato che gli stati e le città hanno il potere di emanare leggi per l’elettrificazione degli edifici, respingendo la conclusione contraria a cui era giunto il Nono Circuito nel 2023. In quell’occasione, il tribunale con sede a San Francisco aveva invalidato l’ordinanza di Berkeley, il primo provvedimento negli Stati Uniti a vietare l’uso del gas naturale nei nuovi edifici, emanato nel 2019. Adesso il Secondo Circuito ribalta quella logica e riconosce che l’Energy Policy and Conservation Act, la legge federale che fissa gli standard di efficienza per gli elettrodomestici, non preclude l’azione normativa di comuni e stati.

La tensione fra le due sentenze è il cuore del problema. Da una parte il Nono Circuito aveva stabilito che la norma federale escludeva qualsiasi intervento locale sugli apparecchi a gas; dall’altra il Secondo Circuito ha smontato quell’interpretazione, spiegando in dettaglio perché la divergenza fosse necessaria. La posta in gioco non è astratta: più di duecento tra città, contee e stati hanno già adottato politiche per eliminare il gas dagli edifici. Erano norme che viaggiavano con il freno a mano tirato, in attesa di un chiarimento che oggi è arrivato, almeno per la giurisdizione del Secondo Circuito.

La chiave giuridica: l’EPCA non ferma i comuni

Per capire la portata della sentenza bisogna entrare nel merito tecnico-giuridico. Il nodo ruota intorno all’Energy Policy and Conservation Act, una legge nata con l’obiettivo di fissare standard minimi di consumo per gli apparecchi domestici: caldaie, forni, scaldacqua. Il Nono Circuito, nel 2023, aveva letto l’EPCA come una barriera assoluta: se il Congresso ha legiferato sugli apparecchi, gli enti locali non possono vietarli, nemmeno indirettamente. Berkeley aveva provato a farlo con un’ordinanza che impediva l’allacciamento del gas ai nuovi edifici, e il tribunale l’aveva bloccata.

Il Secondo Circuito smonta questo ragionamento con una distinzione tecnica. La corte ha stabilito che le leggi statali e locali in questione non regolano l’apparecchio in sé — cioè non impongono standard di efficienza alla caldaia o al fornello — ma decidono quali vettori energetici possono entrare nell’edificio. Non dicono “la caldaia a gas deve consumare meno del 90% di efficienza”; dicono “nelle nuove costruzioni il gas non entra”. È una differenza sostanziale, non un cavillo: l’apparecchio a gas resta legale, può essere venduto e installato ovunque, semplicemente non trova posto nei progetti edilizi disciplinati dalla norma locale.

Questo spostamento di prospettiva ha conseguenze concrete per chi lavora nel settore. Un progettista termotecnico che fino a ieri doveva valutare se un’ordinanza comunale fosse esposta a impugnativa, oggi ha un appiglio giurisdizionale solido, almeno negli stati che ricadono sotto il Secondo Circuito: New York, Connecticut, Vermont. La posizione del Second Circuit è la prima sentenza di una corte d’appello federale a riconoscere esplicitamente questo potere in capo agli enti locali. Non è un dettaglio procedurale: è il mattone che mancava per costruire una strategia normativa coerente sull’elettrificazione.

Dai tribunali ai cantieri

Per chi installa pompe di calore e piani a induzione, la differenza tra il 29 giugno e il 1° luglio 2026 non è solo simbolica. New York era stato il primo stato della nazione ad approvare una legge completa per l’elettrificazione degli edifici, un primato che però viaggiava sotto la spada di Damocle del contenzioso federale. Con la sentenza del Secondo Circuito, l’All-Electric Buildings Act dello stato di New York guadagna una copertura giuridica che lo mette al riparo dalle contestazioni basate sull’EPCA.

Il dato di contesto è eloquente: più di duecento giurisdizioni — tra cui stati come il Maryland e città come New York City — hanno già adottato politiche per eliminare gradualmente il gas dagli edifici. Erano norme in vigore ma con una spada di Damocle giudiziaria, esposte al rischio di impugnative che potevano bloccarne l’attuazione da un giorno all’altro. Il Secondo Circuito rimuove questo rischio, creando un ambiente normativo in cui i comuni possono legiferare con un grado di certezza che dal 2023 in poi era venuto meno.

Sul piano impiantistico, la sentenza accelera una transizione che era già in corso ma che aveva bisogno di prevedibilità. Progettare un edificio completamente elettrico significa dimensionare pompe di calore in grado di coprire il carico termico invernale senza backup a gas, prevedere quadri elettrici dimensionati per la potenza aggiuntiva, coordinare l’accumulo e la gestione dei carichi. Sono scelte che si fanno su un orizzonte temporale di anni, non di mesi: senza certezza normativa, il rischio di dover tornare sui propri passi era reale.

Resta una questione aperta. Il conflitto tra le due corti d’appello federali è conclamato e la divergenza di interpretazione su una legge federale come l’EPCA è esattamente il tipo di questione che la Corte Suprema è chiamata a risolvere. La partita, insomma, non è chiusa. Ma per la prima volta dal 2023, il pendolo giuridico si è spostato dalla parte di chi vuole elettrificare. La partita ora si sposta dal tribunale al cantiere: per i tecnici dell’energia pulita, è il momento di passare dalla difesa legale delle norme alla loro realizzazione concreta, impianto per impianto.