I dipendenti Tesla preferiscono Claude di Anthropic nonostante l’investimento da 2 miliardi in xAI
Il colosso di Elon Musk ha scommesso su xAI, ma i suoi stessi ingegneri preferiscono Claude. La scorsa settimana, Tesla ha introdotto un tetto di spesa di 200 dollari a settimana per l’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale da parte dei dipendenti, con un’eccezione che dice molto più del limite stesso: le versioni beta dei prodotti xAI sono escluse dal conteggio. Secondo un report di Electrek, la scelta non è casuale. Spinge gli utenti più assidui verso l’azienda di proprietà dello stesso Musk, aggirando il vincolo economico. Ma l’artificio contabile non basta a mascherare il problema: Grok, il modello sviluppato da xAI, è impopolare tra chi lavora a Tesla. Quattro fonti interne confermano che la maggior parte dei dipendenti continua a usare Claude di Anthropic.
Il paradosso è scolpito nei numeri. A gennaio 2026, Tesla ha formalizzato un accordo di investimento da circa 2 miliardi di dollari in xAI. Una cifra imponente, che avrebbe dovuto segnalare una convergenza strategica tra il costruttore di auto elettriche e la creatura di Musk nell’intelligenza artificiale. Sei settimane dopo, lo stesso imprenditore ha ammesso pubblicamente che xAI non era stato costruito correttamente la prima volta e che lo stava ricostruendo dalle fondamenta. L’investimento era già stato deliberato, i soldi erano già stati trasferiti. E i dipendenti Tesla, nel frattempo, sceglievano altri strumenti.
Il paradosso Tesla-xAI: 2 miliardi per un’AI che nessuno usa
Il dato più scomodo non è il tetto di spesa in sé — 200 dollari a settimana per dipendente sono una misura di contenimento tutto sommato modesta — ma l’eccezione che lo accompagna. Le versioni beta dei prodotti xAI non rientrano nel limite, il che significa che un ingegnere può usarle senza intaccare il proprio budget. È un incentivo implicito, una spinta gentile verso l’ecosistema del fondatore. Eppure, stando alle testimonianze raccolte, i dipendenti Tesla continuano a preferire Claude.
La ragione è tecnica, non ideologica. Un’analisi di Forbes colloca Grok in una fascia inferiore rispetto a Claude e GPT. È un modello di serie B, che non regge il confronto con i rivali consolidati. Chi lavora a Tesla, abituato a operare su problemi complessi di ingegneria, manifattura e software, non ha tempo da perdere con uno strumento che non funziona al livello richiesto. La lealtà aziendale si ferma davanti alla produttività personale.
C’è un aspetto ancora più profondo. L’investimento di 2 miliardi non è stato un’operazione di venture capital qualsiasi: è stato un trasferimento di denaro degli azionisti Tesla verso una società privata controllata dallo stesso amministratore delegato. La governance dell’operazione è stata opaca fin dall’inizio, e l’ammissione di Musk — arrivata a marzo 2026 — ha confermato i sospetti di chi riteneva l’investimento prematuro. Non si trattava di potenziare un’AI già funzionante, ma di finanziare una ricostruzione totale. E mentre xAI ripartiva da zero, i dipendenti Tesla continuavano a pagare abbonamenti a Claude.
Ma questa resistenza interna è solo un sintomo di un fenomeno più ampio: la corsa al contenimento della spesa in intelligenza artificiale sta attraversando tutto il settore tecnologico.
La grande fuga dalla spesa AI: da Uber a Meta, tutti tagliano
Il rifiuto silenzioso dei dipendenti Tesla non è un caso isolato. Le aziende di tutto il mondo stanno tirando il freno sull’uso incontrollato dell’intelligenza artificiale. Secondo un report di Crypto Briefing, colossi come Amazon, Walmart, Cisco, Uber e Meta hanno introdotto limiti di spesa, scoraggiato l’uso dispendioso degli strumenti di AI o indirizzato i dipendenti verso modelli meno costosi. L’entusiasmo del 2024 e 2025, quando ogni reparto aziendale correva a integrare assistenti e copiloti, sta lasciando il posto a una fase di realismo contabile. I costi sono cresciuti più velocemente dei benefici, e i budget stanno esplodendo.
Il caso più emblematico è quello di Uber. Lo scorso 2 giugno, l’azienda ha imposto un limite di spesa per i dipendenti dopo aver esaurito l’intero budget annuale destinato all’AI in soli quattro mesi. Un bruciante campanello d’allarme per chiunque abbia pianificato l’adozione dell’intelligenza artificiale senza prevedere meccanismi di controllo. Uber non è un’azienda ostile alla tecnologia: è una delle piattaforme digitali più avanzate al mondo. Se perfino loro non sono riusciti a contenere la spesa, il problema è sistemico.
Meta ha seguito una strada analoga, spingendo i team interni verso modelli open source sviluppati dall’azienda invece di strumenti esterni a pagamento. Amazon e Walmart hanno introdotto tetti espliciti. Cisco ha rivisto le policy di abbonamento. La direzione è chiara: dopo due anni di spesa libera, il 2026 è l’anno in cui le grandi aziende cominciano a chiedersi se l’AI valga davvero quello che costa.
E mentre i colossi stringono i cordoni, Musk rilancia.
Musk ricostruisce xAI: una scommessa già persa?
E mentre le aziende stringono i cordoni, la scommessa di Musk su xAI appare sempre più azzardata. Lo stesso imprenditore ha ammesso a marzo che la sua creatura era stata costruita male e va rifatta da zero. È un’ammissione rara, quasi inedita per un fondatore noto per non mostrare mai esitazioni. Ma i fatti sono ostinati: sei settimane dopo aver incassato 2 miliardi da Tesla, xAI ha dovuto ricominciare daccapo.
Il problema non è solo tecnico. È che il mercato si sta muovendo nella direzione opposta. Le aziende non stanno cercando nuovi modelli da adottare: stanno cercando modi per spendere meno, usando quelli già consolidati. Claude e GPT dominano l’uso professionale. Grok, che avrebbe dovuto essere il vantaggio competitivo interno di Tesla, è un prodotto che i dipendenti snobbano e che il mercato non sta comprando. La finestra per inserirsi si sta chiudendo, e la ricostruzione annunciata da Musk richiederà mesi, se non anni, per produrre risultati tangibili.
La vera domanda non è se Grok migliorerà — è probabile che prima o poi lo farà — ma se i dipendenti Tesla inizieranno mai a usarlo. O se i 2 miliardi sono già andati in fumo, inghiottiti da una scommessa fatta al momento sbagliato, con il prodotto sbagliato, mentre il resto del mondo iniziava a fare i conti con il vero costo dell’intelligenza artificiale.



