Il test britannico mostra una produzione netta superiore grazie alla cattura di albedo e luce diffusa

Bifacciale, verticale, capace di superare un tradizionale pannello monofacciale inclinato in uno studio di durata annuale.

È il dato che Over Easy Solar ha condiviso nell’aprile 2026, e che riscrive le possibilità del fotovoltaico sui tetti piani: non più solo orientamento a sud e inclinazione fissa, ma moduli disposti in parete che lavorano con luce diretta e riflessa. Il sistema bifacciale verticale di Over Easy Solar ha infatti restituito una produzione netta superiore nel test condotto nel Regno Unito, mostrando che l’efficienza non dipende solo dall’angolazione ma anche dalla capacità di catturare albedo e luce diffusa.

Non si tratta di un prototipo di laboratorio. Il primo impianto commerciale è già in esercizio a Vancouver, in Canada: l’impianto verticale da 19,5 kW installato da Over Easy Solar dimostra che la tecnologia può reggere anche le condizioni meteorologiche più esigenti del Nordovest americano.

«In passato non avevamo una buona soluzione per i tetti piani che non supportano zavorra o penetrazioni», ha spiegato Rob Baxter, co-fondatore di VREC Solar. «Questo sistema è la soluzione per tetti a bassa portanza che mancava».

La motivazione principale per adottare l’orientamento verticale, ribadita dal produttore, è la gestione della neve. Con i moduli disposti a parete si elimina il rischio di accumulo che azzera la produzione invernale dei sistemi inclinati, un punto critico nelle regioni a clima continentale. La configurazione verticale anti-neve mantiene i pannelli operativi senza bisogno di pulizia o manutenzione straordinaria.

Il paradosso armeno

Mentre il verticale trova spazio sul mercato nordamericano, i mercati emergenti mostrano che il solare può correre anche dove le rinnovabili complessivamente arretrano. In Armenia, la quota rinnovabile sul mix energetico è scesa dal 12% del 2017 al 9% nel 2022. Eppure, nello stesso periodo, la capacità solare armena ha registrato un balzo del 2.200% fra 2019 e 2024, con un ulteriore +20,8% nell’ultimo anno. Un cortocircuito che spinge a cercare tecnologie capaci di funzionare su terreni montuosi e sotto carichi di neve, esattamente dove il fotovoltaico verticale può offrire un vantaggio reale.

Come funziona il margine in verticale

Il sistema di Over Easy Solar utilizza moduli bifacciali montati su strutture leggere, senza zavorra e senza perforazioni della membrana del tetto. L’irraggiamento catturato dalla faccia posteriore, in condizioni di albedo tipiche di una copertura chiara o innevata, compensa la minore esposizione diretta del lato frontale. I dati del test britannico indicano che la somma dei contributi frontale e posteriore ha superato, su base annuale, la resa di un impianto monofacciale orientato in modo convenzionale. In pratica, la ridotta impronta al suolo e l’assenza di strutture di zavorra non penalizzano la produzione, anzi, in climi con elevata riflettività del terreno la favoriscono.

La scommessa americana

Ad aprile 2026, Over Easy Solar ha effettuato il suo primo passo concreto negli Stati Uniti: l’installazione pilota a New York ha portato il verticale sulla costa orientale, testando la tenuta del sistema in inverni umidi e con carichi di vento. L’azienda punta a replicare quanto fatto a Vancouver su edifici commerciali con tetti piani che finora restavano esclusi da qualsiasi ipotesi fotovoltaica. Il passaggio da impianto pilota a prodotto commerciale richiederà tempo e volumi, ma la premessa è chiara: là dove il pannello tradizionale non può andare, il verticale entra senza chiedere rinunce strutturali.

Nel frattempo, il settore dell’accumulo cerca strade impreviste: un magazzino di Brooklyn trasforma vecchie stufe in batterie termiche, e le proposte speciali di Duke Energy per i data center in North Carolina mostrano che la domanda elettrica sta cambiando forma. Il fotovoltaico verticale, intanto, si candida a occupare proprio quei tetti che nessuno aveva mai considerato.