L’aumento della domanda energetica ha superato la crescita delle rinnovabili in Armenia
L’Armenia ha moltiplicato per 22 la potenza fotovoltaica in cinque anni, un’accelerazione da capogiro. Eppure, la quota di fonti rinnovabili sul mix energetico è scesa dal 12% del 2017 al 9% del 2022. Un paradosso che smonta la retorica dei megawatt come unico indicatore di progresso.
I numeri non lasciano spazio a interpretazioni: stando ai dati, la domanda totale di energia è aumentata del 23,6% tra il 2017 e il 2022, mentre le fonti fossili e nucleari sono cresciute del 27,9%. Nello stesso periodo, l’offerta rinnovabile è calata dell’8,6%.
La conseguenza è un paese più esposto: la dipendenza dalle importazioni è salita all’80% dell’approvvigionamento (dal 73%), e l’autosufficienza energetica è scivolata dal 33% al 28%. Non basta: l’accesso alla cucina pulita è precipitato dal 10% allo 0% nel 2023.
Dietro questi numeri, la capacità installata rivela un’asimmetria clamorosa.
La potenza fotovoltaica è esplosa del +2.200% fra il 2019 e il 2024 (+20,8% nell’ultimo anno). La potenza eolica invece è ferma: -1% in cinque anni, zero nell’ultimo. La potenza idroelettrica ha guadagnato appena l’1%, ma nell’ultimo anno ha perso lo 0,5%.
Non basta il fotovoltaico: Vancouver rovescia la prospettiva
Mentre l’Armenia rincorre i picchi di potenza, un museo di Vancouver ha scelto di lavorare sulla domanda. L’installazione commerciale di fotovoltaico verticale realizzata da Over Easy Solar è un esempio di integrazione architettonica: moduli bifacciali orientati est-ovest che allargano la finestra produttiva. Ma il salto vero sta nell’edificio che li ospita.
Il progetto ha abbinato ai moduli un pacchetto di retrofit energetico fatto di isolamento termico, pompe di calore aria-aria e refrigeratori elettrici. L’obiettivo dichiarato è un taglio del 42% dei consumi energetici. In questo scenario, ogni kWh prodotto dal solare serve a soddisfare una domanda già alleggerita, non rincorre una crescita incontrollata.
L’altra leva: flessibilità e accumulo distribuito
Un tassello complementare arriva da Brooklyn, dove un magazzino trasforma vecchie stufe elettriche in batterie termiche, come si legge in un approfondimento su le regole per i data center di Duke Energy. Ricondizionare elettrodomestici significa costruire capacità di stoccaggio flessibile a basso costo, capace di spostare i carichi lontano dalle ore critiche.
Per chi progetta impianti, il trade-off è chiaro: aggiungere silicio senza ridurre i consumi e senza diversificare le fonti rischia di vanificare la transizione. L’Armenia ha dimostrato che si può installare 22 volte più fotovoltaico e veder calare la quota verde. Vancouver e Brooklyn mostrano la strada opposta: meno sprechi, generazione distribuita e architettura energetica intelligente fanno la differenza molto più di un record di potenza installata.




