Il decreto che sostituisce le vecchie regole impone tassi di riciclaggio obbligatori per imballaggi, elettronica e batterie
Una birra ghiacciata al bancone di Ho Chi Minh City: dietro quel bicchiere c’è un calcolo che fino a pochi anni fa nessuno faceva — quanta acqua è servita a produrlo? HEINEKEN Vietnam dice di averla restituita tutta. Lo scorso luglio, l’azienda ha comunicato di aver raggiunto l’obiettivo di reintegrare il 100% dell’acqua utilizzata in tre birrifici situati a Tien Giang, Hanoi e Ho Chi Minh City. Non è un dettaglio da report di sostenibilità: è il segnale che qualcosa, nei conti delle imprese vietnamite, è cambiato. A luglio, le imprese acceleravano sull’economia circolare per migliorare competitività, ridurre emissioni e rispettare standard sempre più severi. Ma il punto è un altro: se una multinazionale della birra ha chiuso il cerchio sull’acqua, cosa impone adesso la legge a tutte le altre?
Il sorso che misura l’acqua
Il caso HEINEKEN è concreto perché l’acqua è una risorsa che si vede poco ma pesa molto in un prodotto come la birra. L’azienda non ha annunciato obiettivi futuri: ha dichiarato di aver già reintegrato tutta l’acqua utilizzata in tre siti produttivi. È il tipo di risultato che sposta il discorso dalla promessa alla pratica, e mostra che la sostenibilità, almeno per i grandi gruppi, è già un processo in corso. Ma resta una storia di una singola azienda, con investimenti e scelte proprie. La questione aperta per chi produce in Vietnam è un’altra: adesso che il quadro giuridico è cambiato, cosa tocca fare a tutti gli altri? Per capirlo bisogna guardare i nuovi obblighi, non gli annunci.
Le nuove regole che cambiano i conti
A rendere il tema non più volontario ci hanno pensato il decreto n. 110/2026/ND-CP e la circolare n. 24/2026/TT-BNNMT, che hanno rafforzato il quadro della responsabilità estesa del produttore (EPR). Il decreto 110 è entrato in vigore lo scorso 25 maggio e ha sostituito il decreto EPR originale del 2022, attuando la Legge sulla Protezione Ambientale del 2020. In parole semplici: chi immette prodotti sul mercato vietnamita da fine maggio ha obblighi più stringenti di prima. Non si tratta di un semplice aggiornamento tecnico: il decreto 110 dà attuazione a una legge più ampia, quindi il quadro è pensato per durare.
La sostanza sta nei numeri. Per imballaggi, elettronica e batterie, il nuovo quadro fissa tassi di riciclaggio obbligatori tra il 9% e il 22%. Sono percentuali che entrano nei costi e nei processi aziendali, non linee guida. Significa organizzare raccolta, trattamento e recupero dei materiali, con obblighi differenziati per categoria. Il 9-22% può sembrare un intervallo ampio, e lo è: imballaggi, elettronica e batterie hanno cicli di vita diversi e costi di recupero diversi. Per un’azienda, la prima variabile da capire è in quale fascia ricade e come organizzare la raccolta e il trattamento. Non è un adempimento da ufficio legale: tocca la progettazione, la logistica e i fornitori.
E chi si è mosso in anticipo ha già visto i benefici. Le fasi I e II del Programma Globale dei Parchi Eco-Industriali in Vietnam hanno aiutato i parchi industriali pilota a tagliare circa 213.867 tonnellate di CO2 equivalente all’anno e a risparmiare più di 4,2 milioni di dollari USA all’anno. Riduzione delle emissioni e risparmio economico insieme: è il dato che dovrebbe far riflettere chi pensa che la circolarità sia solo una voce di costo. Con questi numeri, chi resta fermo rischia. Ma chi si muove, cosa guadagna davvero?
La mossa che conviene davvero
La direzione è stata indicata da Nguyen Thi Thu Ha, vicedirettore dell’Istituto di Scienza e Tecnologia del Riciclaggio. Ha spiegato che integrare l’EPR con soluzioni di economia circolare incoraggerebbe le aziende a riprogettare i prodotti, aumentare il recupero dei materiali, espandere i sistemi di riciclaggio e sviluppare la simbiosi industriale. In pratica, non basta pagare per smaltire a valle: il produttore è spinto a ripensare il prodotto a monte, da come viene progettato a come i materiali rientrano nel ciclo. Per le imprese, il vantaggio non è solo reputazionale. I risparmi dei parchi eco-industriali dimostrano che recuperare materiali e condividere infrastrutture può abbattere i costi operativi. L’EPR, se integrato con la simbiosi industriale, diventa un’occasione per ripensare i processi. Non è una questione di adeguarsi: è una questione di arrivare prima.
Il metro di paragone arriva da un’altra multinazionale della birra. Carlsberg Vietnam punta ad avere il 100% di imballaggi riutilizzabili o riciclabili entro il 2026, tra bottiglie, fusti e lattine. HEINEKEN ha chiuso il cerchio sull’acqua, Carlsberg lavora sugli imballaggi. Due strategie diverse, stesso principio: chi integra l’economia circolare nei processi trasforma un vincolo normativo in un vantaggio tangibile, e si presenta sul mercato con una storia da raccontare.
Per le imprese vietnamite, il 2026 non è l’anno dell’obbligo: è l’anno in cui chi trasforma i vincoli in processi circolari si prende il mercato. Per il lettore, il segnale è semplice: la prossima volta che scegli una birra o un prodotto, controlla se il produttore ha già chiuso il cerchio.




