Aumento del 10 per cento, più del doppio della media nazionale, ma il recupero si ferma al 75.
Lo scorso 23 luglio, il rapporto Ispra sui rifiuti speciali ha restituito un numero che stride: nel 2024 la Toscana ha prodotto 11,5 milioni di tonnellate, contro i 10,4 del 2023. Un aumento di 1,1 milioni di tonnellate, pari al 10 per cento. A livello nazionale l’incremento si è fermato al 4,6 per cento: la regione viaggia a una velocità più che doppia rispetto alla media del Paese. Ma il numero che sorprende davvero sta nel destino di quei rifiuti.
Una regione che accelera più del Paese
L’accelerazione non è isolata. Già nel 2023 la produzione toscana era passata da 9,7 a 10,4 milioni di tonnellate, con un +7,4 per cento contro la media nazionale dell’1,9, come segnalava l’analisi di Ato Toscana Costa. Nel 2024 la base è salita ancora, da 10,4 a 11,5 milioni. In due anni si è passati, in sostanza, da 9,7 a 11,5 milioni di tonnellate.
A guardare la composizione, la quota di rifiuti pericolosi è passata dal 4 al 4,3 per cento, secondo il rapporto Ispra, ma resta sotto la media italiana del 6,3. L’accelerazione non si spiega quindi con i materiali più critici: è l’intero sistema produttivo regionale a generare più scarti. E qui comincia il problema: il dato da confrontare non è solo quanto si produce, ma quanto si riesce a recuperare.
Il paradosso: recupero alto in Italia, discarica alta in Toscana
Se la Toscana produce di più, ci si aspetterebbe un sistema di recupero proporzionato. I dati del rapporto Ispra dicono il contrario. In regione l’avvio a operazioni di recupero vale 8,5 milioni di tonnellate, il 75 per cento del totale; lo smaltimento vale 2,9 milioni, il 25. La media nazionale è 85 per cento recupero e 15 smaltimento. Tradotto: la Toscana recupera dieci punti percentuali in meno e smaltisce dieci punti in più rispetto alla media del Paese.
Anche il capitolo discarica conferma l’anomalia. I rifiuti speciali smaltiti in discarica sono 717mila tonnellate, in linea con il 2023, uno dei valori assoluti più alti in Italia dopo Lombardia, Veneto e Lazio. Nel resto del Paese, intanto, la discarica arretra. Secondo i dati nazionali diffusi da Ispra, il ricorso alla discarica per i rifiuti speciali è calato del 2 per cento sul 2023 e del 23,9 per cento rispetto al 2021. La Toscana non segue questo movimento: tiene ferma la propria quota mentre l’Italia la riduce. Cosa succede quando una regione produce più rifiuti e non li assorbe?
L’Italia dei rifiuti: il Nord produce, la Toscana esporta
Per capire il peso toscano basta allargare lo sguardo. Nel 2024 in Italia sono stati gestiti 187,2 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, di cui 177,5 milioni non pericolosi, pari al 94,8 per cento. Il Nord produce il 56 per cento del totale nazionale. La sola Lombardia ne genera 36,4 milioni, il 21,2 per cento del dato italiano. Dentro questo quadro, gli 11,5 milioni toscani sono un volume rilevante ma non dominante:
ciò che distingue la regione non è la quantità assoluta, è la combinazione tra crescita rapida e capacità di recupero inferiore alla media.
E qui arriva il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi: i rifiuti speciali esportati crescono del 38 per cento in un anno. Se il sistema regionale non assorbe la produzione in eccesso, una parte crescente prende la strada dell’export. I prossimi mesi diranno se quel +38 per cento è un segnale di adattamento o di dipendenza. Il parametro da monitorare resta il 25 per cento di smaltimento regionale: se non scenderà, la Toscana resterà un’eccezione che produce troppo e recupera meno della media.




