Dopo un anno di revisione e 250 osservazioni, via libera ai progetti commerciali già partiti.
Il bicchiere d’acqua e l’oceano
Apri il rubinetto e bevi un bicchiere d’acqua: per renderla potabile, in molti casi si usa l’idrossido di sodio, la sostanza che aiuta a regolarne il pH. Ad agosto 2025 la stessa sostanza è stata dispersa nell’oceano con un obiettivo diverso: capire se può catturare anidride carbonica su larga scala. Il test — il primo in acque federali statunitensi autorizzato dall’Environmental Protection Agency (EPA) — si è svolto nel Golfo del Maine. A febbraio 2026 il Woods Hole Oceanographic Institution ha pubblicato i primi risultati di quella sperimentazione.
Ma un esperimento autorizzato non nasce dal nulla: dietro ci sono mesi di controlli e una posta in gioco enorme.
I numeri di un via libera che non è stato scontato
Quel via libera è arrivato ad aprile 2025, dopo una revisione durata un anno, due periodi di commento pubblico per un totale di 75 giorni e più di 250 osservazioni. Il processo ha incluso consultazioni con agenzie federali come NOAA Fisheries e il U.S. Fish and Wildlife Service. Non è una formalità: per un progetto di ricerca in mare aperto, 250 osservazioni sono tante, e il fatto che l’approvazione sia arrivata solo dopo un anno di esami dice che la strada regolatoria è più faticosa di una semplice scorciatoia climatica.
La cornice normativa merita attenzione anche per un altro motivo. Quando è arrivata l’approvazione, l’amministrazione Biden aveva offerto per la prima volta supporto normativo a un progetto di ricerca volto ad aumentare la capacità di assorbimento del carbonio dell’acqua marina, una mossa che potrebbe aprire la porta a ulteriori sforzi scientifici e commerciali per alterare gli oceani al fine di limitare il riscaldamento globale. In pratica, il via libera dell’EPA non riguarda solo un esperimento: è un segnale su come, e con quali paletti, si potrà intervenire in futuro.
Eppure i numeri dicono anche che la strada commerciale è già partita: chi compra, chi vende e chi non ce l’ha fatta.
Tra contratti e fallimenti: cosa aspettarsi
Microsoft ha stipulato un contratto per la rimozione iniziale di 1.333 tonnellate di anidride carbonica con Ebb Carbon, un operatore commerciale dello stesso settore, con opzioni per acquistarne ulteriori 350.000 nei prossimi dieci anni. Dall’altra parte, Running Tide ha annunciato l’avvio della chiusura delle operazioni globali perché non è riuscita a ottenere il tipo di finanziamento necessario a continuare il lavoro con l’urgenza richiesta, come si legge nel messaggio dell’azienda.
Sono due facce dello stesso momento: da un lato un grande acquirente che scommette sulla rimozione di CO₂ oceanica, dall’altro una realtà che si ferma per mancanza di fondi. Non è una contraddizione, è il modo in cui funzionano le fasi iniziali di un settore: i contratti ci sono, ma non bastano ancora a sostenere tutti gli operatori. La domanda che resta aperta è se i segnali normativi basteranno a trasformare la sperimentazione in una filiera affidabile, con contratti verificabili e duraturi.
Per un cittadino o un’impresa che segue la transizione, il messaggio pratico è semplice. Non serve correre a comprare crediti di carbonio né temere l’acqua del rubinetto: la scala è sperimentale e i controlli fin qui hanno retto. Il segnale da osservare, nei prossimi mesi, è se questi progetti riusciranno a passare dai permessi di ricerca a contratti verificabili e duraturi. Fino ad allora, restano una scommessa seria e regolata, non una soluzione da comprare in fretta.




