La National Ski Areas Association chiede al Congresso investimenti per modernizzare la rete elettrica
Immagina di prenotare una settimana bianca in Colorado per le vacanze di Natale e trovare le piste chiuse. Non per mancanza di clienti, ma perché la neve naturale era praticamente sparita e azionare i cannoni avrebbe mandato in rosso i bilanci. Non è fantasia: lo scorso aprile il manto nevoso dello Stato era appena il 22 per cento della media storica, il minimo da quando esistono le rilevazioni. E la National Ski Areas Association, che rappresenta oltre 300 stazioni in tutto il paese, ha capito che la sopravvivenza del settore non dipende solo da quanta neve cade, ma anche da quanto costa produrla e da quanto è stabile la rete elettrica.
Una stagione da dimenticare
I numeri della stagione 2025/2026 sono entrati nei libri di storia, ma non nel modo in cui avrebbero voluto gli operatori. Otto stati occidentali — Arizona, Colorado, Idaho, Nevada, New Mexico, Oregon, Utah e Wyoming — hanno tutti registrato il record negativo di SWE (l’equivalente in acqua del manto nevoso) al primo aprile, da quando negli anni Ottanta è cominciato il monitoraggio con la rete SNOTEL. La California si è fermata al secondo peggior valore di sempre. Per chi scia, quelle cifre hanno significato impianti chiusi a metà inverno, piste accorciate e un’emorragia di prenotazioni.
Il Colorado, in particolare, ha vissuto la sua annata peggiore di sempre: a inizio aprile il contenuto d’acqua medio delle stazioni di rilevamento era di soli 8,4 centimetri, contro una mediana trentennale di oltre 38. Il manto nevoso record negativo non si è mai nemmeno avvicinato al picco primaverile che in genere si tocca proprio in quel periodo. La neve, semplicemente, non c’era. E quella poca che si riusciva a produrre con l’innevamento artificiale costava sempre di più perché ogni cannone, ogni seggiovia, ogni gatto delle nevi è attaccato a una presa elettrica che in America ha cominciato a scottare.
Le bollette che spengono gli impianti
C’è un legame diretto tra la neve che manca e le bollette che salgono: meno precipitazioni naturali significano più ore di innevamento programmato e più energia consumata proprio mentre i prezzi all’ingrosso esplodono. Nel 2025 il più grande mercato regionale dell’elettricità degli Stati Uniti ha visto i prezzi wholesale +56%, un’impennata che per un comprensorio medio può tradursi in centinaia di migliaia di dollari di costi extra in una sola stagione. «Le stazioni sciistiche erano ancora una volta in forze per unirsi a noi in una giornata di advocacy a Washington questa primavera, dove hanno parlato a lungo con legislatori e staff di come i vincoli della rete siano una minaccia per il loro business», raccontano dall’associazione.
Non è una preoccupazione teorica. Ad aprile 2026 la NSAA ha scritto ai parlamentari per sostenere un’audizione sull’affidabilità della rete, mentre già a marzo una coalizione di 37 aziende — incluse le principali realtà del settore sciistico — aveva portato al Congresso tre priorità: accelerare il permitting, modernizzare la rete di trasmissione e rendere più conveniente l’energia pulita. La piattaforma ha un nome che è tutto un programma, “LEAD on a Clean Economy 2026”, e segnala che per l’industria della neve la transizione energetica non è un vezzo ambientalista ma una questione di bilancio.
I gestori stanno già correndo. Secondo i dati raccolti dall’associazione, nella stagione 2024/25 le aree sciistiche hanno ottenuto in media il 46% di elettricità da fonti pulite, e il 79 per cento delle stazioni ha un obiettivo dichiarato di arrivare al 100 per cento rinnovabile. Lo ha confermato anche la direttrice sostenibilità della NSAA, spiegando che quasi quattro impianti su cinque puntano all’elettricità verde. Sulla carta è un percorso virtuoso, ma sbatte contro una rete vecchia: se i parchi solari ed eolici non possono immettere abbastanza potenza, o se le linee di trasmissione si intasano, avere pannelli e turbine serve a poco. Per questo la stessa NSAA, sulla sua pagina dedicata, scrive che il cambiamento climatico è la sfida più significativa di lungo termine, ma che servono investimenti in infrastrutture verdi, ricerca, posti di lavoro e una riforma dei permessi.
E tu, sciatore, cosa ti aspetti?
Mentre i gestori fanno lobby a Capitol Hill, le nostre prossime vacanze invernali potrebbero essere molto diverse. I prezzi degli skipass quasi certamente aumenteranno per coprire i costi energetici e gli ammortamenti dei nuovi impianti di innevamento a basso consumo. Alcuni piccoli resort che non riescono a reggere il peso delle bollette potrebbero semplicemente non aprire più. Dall’altro lato, le stazioni che investiranno davvero nel passaggio al 100 per cento rinnovabile avranno un vantaggio competitivo: garantiranno stagioni più lunghe spendendo meno in elettricità, e cominceranno a raccontarsi come le uniche davvero sostenibili.
La neve non è più garantita, e nemmeno i prezzi. La prossima volta che prenoti una settimana bianca, forse ti conviene guardare non solo le webcam sulle piste ma anche quanta parte dell’energia di quel comprensorio arriva davvero da fonti pulite. Perché, nel 2026, è lì che si gioca la differenza tra una vacanza riuscita e una delusione annunciata.




