Nei distretti orientali la riserva d’acqua è al 29% e gli eventi molto forti sono rari ma già visti

All’inizio di luglio, nei serbatoi dei distretti di Ampara e Batticaloa, lungo la costa orientale dello Sri Lanka, era disponibile solo il 29% dell’acqua. La cifra arriva da Sarvajith Priyankara Herath, direttore della gestione delle acque del Dipartimento di Irrigazione, che nello stesso passaggio indicava una disponibilità del 49% nei serbatoi del distretto di Trincomalee. Nello stesso mese, la World Meteorological Organization stimava una probabilità dell’80% che El Niño si sviluppasse rapidamente in un evento forte tra luglio e settembre. Oggi, a ottobre, quel numero non è più una previsione: è il punto di partenza di una stagione in cui l’acqua, in quella parte dell’isola, è già poca.

Il serbatoio al 29%

Il 29% non è un dato astratto: è la riserva da cui dipende la stagione di coltivazione del riso nella zona orientale dell’isola. Un agricoltore tradizionale della zona, Rathnayaka Mudiyanselage Suwandarathne, ricorda che lunghi periodi di siccità si verificano ogni quattro-sette anni: una ciclicità che i coltivatori conoscono e che, in condizioni normali, possono in parte assorbire. Ma non tutti gli anni sono normali. Dal 1950 a oggi, secondo Ajith Wijemannage, capo del Dipartimento di Meteorologia dello Sri Lanka, si sono verificati circa 25-26 eventi El Niño, e solo tre di questi sono stati molto forti. La rarità non è una consolazione: quando un evento molto forte arriva, il confronto non è con l’anno medio ma con i pochi anni in cui il sistema ha già mostrato di cedere.

A giugno il governo di Colombo ha preso atto del rischio: il gabinetto dei ministri ha approvato una proposta del presidente Anura Kumara Dissanayake per istituire un sottocomitato ministeriale speciale e un comitato di funzionari di supporto, con il compito di monitorare e mitigare gli impatti del fenomeno. È una risposta istituzionale, necessaria ma forse tardiva se si guarda ai numeri dei serbatoi orientali.

Quando il riso crollò della metà

Il precedente non è lontano. Durante l’ultimo El Niño, tra il 2016 e il 2017, lo Sri Lanka ha vissuto la peggiore siccità degli ultimi 40 anni e la produzione di riso è crollata di quasi il 50% su base annua fino a 2,4 milioni di tonnellate, considerando entrambi i raccolti. Secondo il rapporto speciale pubblicato dalla rete FEWS NET a ottobre 2026, gli eventi di El Niño molto forti sono stati solo sette dal 1950 — il più recente nel 2015/16 — e l’evento attuale presenta somiglianze con quello del 1997/98, uno dei più forti mai registrati, per la sua rapidità di intensificazione. È esattamente la caratteristica che rende difficile pianificare: quando l’evento arriva in fretta, il margine di adattamento si riduce.

Esiste però una leva tecnica. Secondo un caso studio della UNCCD, la pratica dell’alternanza tra allagamento e asciugatura dei campi (Alternate Wetting and Drying, AWD) riduce l’uso di acqua per irrigazione del 25-37% rispetto all’allagamento continuo. In una stagione in cui i serbatoi partono al 29%, quel risparmio non è un dettaglio agronomico: può fare la differenza tra perdere una parte del raccolto e perderne una porzione molto più ampia. Ma l’AWD richiede irrigazione controllata e monitoraggio: funziona se c’è acqua da alternare, non se i serbatoi si svuotano del tutto.

Colombo osserva, Nuova Delhi ha già agito

Mentre lo Sri Lanka organizza i suoi comitati, l’India ha già lanciato un programma di protezione per gli agricoltori in oltre 350 distretti vulnerabili, potenziando la conservazione dell’acqua, la raccolta idrica e promuovendo colture a basso fabbisogno e ciclo breve. La differenza non è solo di scala: è di tempistica. Nuova Delhi ha agito prima che l’evento si consolidasse; Colombo ha approvato il suo sottocomitato a giugno, quando i serbatoi orientali erano già al 29%.

Il dato da tenere d’occhio nei prossimi mesi è la persistenza. Secondo i Global Producing Centres dell’OMM, le previsioni indicano una probabilità “eccezionalmente alta, quasi del 100%”, che El Niño persista fino a febbraio 2027. Se quell’orizzonte si conferma, la domanda non è più se i serbatoi reggeranno, ma quanto a lungo. Il numero da controllare resta la percentuale d’acqua nei serbatoi orientali e la resa del raccolto principale: se l’El Niño persiste come previsto, il dato che conta è quel quasi 100% proiettato fino a febbraio 2027.