L’olandese SolarDuck punta a validare la sua piattaforma solare galleggiante con un nuovo finanziamento da 3,2 milioni di euro
SolarDuck promette di ridurre i costi del ciclo di vita dei progetti di cattura e stoccaggio del carbonio e dei collegamenti sottomarini, stando a quanto riportato ieri da Vaielettrico. Per passare dalla promessa alla pratica l’azienda olandese ha appena ottenuto un finanziamento di 3,2 milioni di euro dalla Netherlands Enterprise Agency (RVO) per il progetto Steady Seas, una ricerca congiunta con il Maritime Research Institute Netherlands (MARIN). L’obiettivo dichiarato è portare avanti la progettazione di base dell’Offshore Floating Power & Utility Hub (OFPH), una piattaforma solare galleggiante pensata per fornire energia, comunicazioni e altri servizi a infrastrutture remote in mare aperto, integrando sistemi di accumulo energetico e unità ausiliarie per garantire continuità anche in assenza di irraggiamento.
Perché il Mare del Nord è il banco di prova
Ma la promessa di SolarDuck deve passare il vaglio delle onde. Steady Seas non è un progetto dimostrativo qualunque: nei laboratori di MARIN si studierà l’impatto della topologia della piattaforma sul comportamento e sui coefficienti idrodinamici, compreso l’effetto delle condizioni d’onda estreme sui carichi strutturali e l’accumulo d’onda sotto la piattaforma. In altre parole, si tratta di verificare se l’OFPH regge là dove il Mare del Nord mostra il suo volto più duro. Il cuore dell’ipotesi industriale è che una piattaforma di questo tipo possa abbattere i costi di ciclo di vita per progetti CCS e per i “tie-back” sottomarini, cioè quei collegamenti che portano a galla l’energia da pozzi remoti, sbloccando investimenti oggi frenati proprio dalla voce dei costi operativi.
SolarDuck non parte da zero: già nel 2022 il progetto Merganser aveva ricevuto un sussidio di 7,8 milioni di euro sempre dalla RVO. Ma Merganser era un passo intermedio – un dimostratore da 0,5 MW – mentre ora l’azienda punta a validare la progettazione di base su cui poggerà il salto commerciale. I risultati di Steady Seas influenzeranno non solo il design di SolarDuck, ma l’intero settore del solare offshore, perché diranno quanto margine di ottimizzazione strutturale esiste quando si passa dal modello matematico alla fisica reale delle onde estreme.
Dai laboratori ai mercati: il risiko del solare galleggiante
Mentre i modelli girano nei computer di MARIN, il mercato già si muove. SolarDuck ha lanciato un comitato consultivo di alto livello per accelerare l’integrazione delle sue soluzioni nei settori offshore CCS ed energetico. L’ingresso di un ex capo scienziato di Woodside Energy segnala l’intenzione di servire l’industria offshore non come fornitore marginale, ma come interlocutore credibile per grandi operatori che hanno bisogno di potenza continua per impianti sottomarini. Non è un caso: il CCS e i collegamenti sottomarini sono mercati in cui l’affidabilità vale molto più del costo al chilowattora, e proprio lì SolarDuck sta cercando il suo differenziale.
Sul fronte opposto del pianeta, però, la partita ha un altro baricentro. Ocean Sun, concorrente norvegese, ha firmato un MoU non vincolante con ACEN-Silverwolf per portare la propria tecnologia solare galleggiante nei mercati asiatici. ACEN-Silverwolf è una piattaforma rinnovabile congiunta tra ACEN Renewables International e Silverwolf Capital: l’intesa punta a stabilire un quadro strategico per dispiegare la tecnologia in Asia, dove i volumi potenziali sono enormi ma la competizione sui prezzi è feroce. È una mossa simmetrica e opposta rispetto a SolarDuck: Ocean Sun cerca scala geografica, SolarDuck cerca profondità tecnica in una nicchia ad alto valore aggiunto. La partita si gioca sulla capacità di dimostrare applicazioni reali prima degli altri, ciascuno sul proprio terreno.
Il vero banco di prova commerciale per SolarDuck arriverà con il dimostratore da 5 MW che costruirà insieme a RWE a Hollandse Kust West, progetto ibrido eolico-solare offshore già comunicato nei mesi scorsi. Non stiamo parlando di un pannello in mare: si tratta di un impianto che integra accumulo e che dovrà dimostrare non solo di sopravvivere alle onde, ma di produrre energia a costi tali da convincere una utility come RWE a replicare il modello. Se Steady Seas è il laboratorio, Hollandse Kust West sarà l’aula d’esame con le telecamere accese.
Cosa guardare nei prossimi mesi
In questo scenario, i risultati di Steady Seas non saranno solo un esercizio accademico. Se la validazione idrodinamica confermerà i margini di resistenza strutturale attesi, SolarDuck potrà offrire ai potenziali clienti un argomento concreto: il costo del ciclo di vita si abbassa perché la piattaforma è progettata per durare in condizioni reali, non solo per resistere sulla carta. È il paradosso di chi usa le onde estreme del Mare del Nord come leva competitiva: i luoghi più difficili diventano il miglior biglietto da visita commerciale. Il prossimo dato chiave sarà se il dimostratore da 5 MW con RWE, atteso entro la fine dell’anno, confermerà la fattibilità commerciale, spingendo più utility a includere il solare galleggiante nei propri piani offshore.




