Food Systems Countdown: su 30 obiettivi globali al 2030 solo la telefonia mobile è raggiunta
Ogni settimana paghiamo il cibo due volte: una alla cassa e una in costi nascosti. E nel frattempo, secondo la Food System Economics Commission, i sistemi alimentari attuali distruggono più valore di quanto ne creino. Il bilancio pubblicato lo scorso agosto su Nature Food dalla Food Systems Countdown Initiative rende il quadro ancora più concreto: su 30 obiettivi globali al 2030, solo uno è stato raggiunto, e non riguarda il cibo ma le sottoscrizioni di telefonia mobile.
Il conto che non torna al supermercato
Il punto di partenza è semplice. Ogni volta che riempiamo il carrello paghiamo il prezzo esposto, ma i sistemi alimentari attuali portano con sé costi che non passano dalla cassa: danni ambientali, problemi di salute, perdite di produttività. La Food System Economics Commission ha messo i numeri su questo paradosso: i sistemi alimentari di oggi distruggono più valore di quanto ne creino. Non è una condanna morale, è un bilancio.
E il rovescio è altrettanto concreto: trasformare i sistemi alimentari a livello globale potrebbe generare benefici socio-economici per 5-10 trilioni di dollari all’anno. Se la convenienza economica è già scritta, resta da capire cosa dicono gli obiettivi concreti al 2030.
30 obiettivi, uno solo raggiunto
La provocazione economica lascia spazio ai benchmark. Lo studio ha identificato 30 obiettivi globali: 11 su diete, nutrizione e salute, 5 su ambiente, risorse naturali e produzione, 3 su mezzi di sussistenza, povertà ed equità, 5 su governance e 6 su resilienza. Il primo bilancio è impietoso: i progressi attuali sono insufficienti per raggiungere gli obiettivi e i benchmark globali del 2030. A livello globale, usando l’ultimo dato disponibile per tutti i paesi, solo un obiettivo risulta pienamente raggiunto: le sottoscrizioni di telefonia mobile. Non è un indicatore alimentare, ed è il segnale che il sistema sta correndo, ma nella direzione sbagliata.
Le distanze non sono le stesse ovunque. L’Africa affronta gli ostacoli più ripidi: per 16 indicatori raggiungere i benchmark globali richiederebbe cambiamenti superiori al 15-20% all’anno. Un esempio concreto: raggiungere l’accesso all’acqua sicura per tutti in Africa entro il 2030, obiettivo fissato dall’Assemblea generale dell’ONU, richiederebbe un aumento annuo del 31,5% ogni anno fino al 2030.
Secondo la valutazione della FAO, per la maggior parte degli indicatori su salute, ambiente, mezzi di sussistenza, governance e resilienza la stragrande maggioranza dei paesi non raggiungerà gli obiettivi concordati a livello internazionale per il 2030. E per alcuni indicatori, come le emissioni di gas serra dei sistemi alimentari, nessun paese al mondo è previsto raggiungere l’obiettivo.
Davanti a questi numeri, la domanda non è più se intervenire, ma come farlo in modo utile per chi produce e per chi consuma.
La scelta informata: cosa conviene fare
Se la direzione è segnata, resta da capire cosa può davvero orientare le scelte di cittadini e imprese nei prossimi anni. Qui il meccanismo è più pratico di quanto sembri. La Food Systems Countdown Initiative è nata nel 2021 dal summit ONU sui sistemi alimentari come collaborazione interdisciplinare di decine di scienziati e ha promesso aggiornamenti annuali per il periodo 2023-2030, con nuovi indicatori per colmare le lacune rimanenti. Avere un aggiornamento ogni anno significa poter verificare, numeri alla mano, quali politiche e quali filiere stanno migliorando davvero, evitando di rincorrere mode.
Il 2030 non è un traguardo lontano: è un appuntamento con scelte che possiamo fare già adesso, a partire da ciò che mettiamo nel piatto e da come le imprese ripensano le filiere. Non serve un atto di fede, serve la consapevolezza che ogni anno di ritardo costa più della trasformazione. E se il supermercato continua a mostrarci solo il prezzo alla cassa, il resto del conto lo stiamo pagando comunque.




