Studio: le condizioni di aprile-giugno favorite da un clima più caldo di 1,4 gradi.

Ottanta volte più probabile. Il 23 luglio scorso, lo studio di attribuzione di World Weather Attribution ha quantificato le condizioni di evapotraspirazione potenziale osservate in Europa occidentale tra aprile e giugno 2026: circa 80 volte più probabili rispetto a un clima più freddo di 1,4 °C. Un numero che da solo spiega perché il 2026 non è un altro 2022.

La matematica della siccità: 80 volte più probabile

Il dettaglio tecnico conta, perché non stiamo parlando di un’unica misura. La siccità del suolo nel periodo aprile-giugno, nella regione occidentale, è diventata circa 5 volte più probabile rispetto a quel clima di riferimento. I deficit di umidità del suolo da gennaio a giugno nella regione orientale sono ora attesi circa ogni 15 anni e sono diventati circa 11 volte più probabili a causa del cambiamento climatico indotto dall’uomo. Tre misure diverse — suolo, umidità, evaporazione — che raccontano la stessa storia: la probabilità si è spostata, e non di poco.

Il numero dell’evapotraspirazione è il più sorprendente. Ottanta volte più probabile, o equivalentemente circa il 7% più intensa. Non è un dettaglio da specialisti: è la differenza tra un’estate secca e un regime termico che estrae acqua dal terreno molto più velocemente. Il suolo non si asciuga soltanto perché piove meno, ma anche perché il caldo lo prosciuga attivamente.

Per dare proporzioni, servono i confronti giusti. Nel 2018, il 54% dei territori dell’UE più il Regno Unito ha subito condizioni di siccità; nel 2022, la quota è salita al 60%, secondo il Joint Research Centre della Commissione europea. Due anni già eccezionali. Il 2026 si inserisce in questa sequenza, ma con un anticipo che complica qualsiasi paragone.

Tra aprile e giugno, vaste aree del continente — dal Portogallo a sud-ovest alla Finlandia meridionale a nord-est — hanno ricevuto precipitazioni sotto la media. Secondo Copernicus, l’Europa occidentale ha vissuto il periodo giugno-luglio più caldo mai registrato, e luglio ha portato la terza e la quarta ondata di calore da maggio: una sequenza eccezionale di caldo estremo estivo. Gli incendi sono una conseguenza diretta: secondo EFFIS, in Spagna e Francia sono bruciati rispettivamente 116.000 e 42.000 ettari a causa di gravi incendi.

186 passeggeri incagliati: il conto è già in corso

I numeri dell’attribuzione restano astratti finché non si vedono i danni. Chi sta già pagando questo salto di probabilità? La risposta arriva da un episodio che sembra minore ma rivela il costo sistemico. A luglio, la polizia di frontiera ha evacuato 186 passeggeri dalla nave Viking Ullur, incagliata vicino a Vidin, città al confine con la Romania. La navigazione fluviale in Bulgaria si è fermata a causa dei livelli record bassi dei fiumi europei.

Non è un caso isolato. I bassi livelli dei fiumi stanno interrompendo il trasporto merci e la scarsità d’acqua minaccia la produzione energetica nelle regioni dipendenti dall’idroelettrico. Sul fronte agricolo, la siccità ha causato perdite storiche: il raccolto di mais più basso in Francia in 50 anni e la perdita di oltre un milione di ettari di mais in Romania. Il Joint Research Centre segnala inoltre che le ondate di calore hanno spinto le temperature a livelli record in diversi paesi europei, con un forte aumento della mortalità in eccesso durante gli episodi più estremi.

Sotto il minimo del 1976: la soglia da tenere d’occhio

Secondo Dr Dominik Schumacher, la siccità del 2026 è arrivata due mesi prima rispetto a quella che colpì l’Europa nel 2022. E il Reno a Lobith è sceso sotto il minimo del 1976. Se la siccità è arrivata in anticipo e il Reno è già sotto un record storico, il peggio potrebbe non essere alle spalle.

Il livello del Reno a Lobith, già sotto il minimo del 1976, è il numero da tenere d’occhio: finché resta lì, trasporto merci e produzione idroelettrica restano sotto pressione.