Siccità 2022: 60% dell’Europa colpita, fiumi bassi fermano le centrali

Non serve una mappa della siccità per capire cosa sta succedendo: basta guardare cosa riaffiora dal letto di un fiume. A Děčín, sull’Elba, è tornata visibile la cosiddetta pietra della fame, una delle decine incise nei fiumi dell’Europa centrale per segnare i livelli durante le siccità storiche e per avvertire le generazioni future di carestie e difficoltà. Non è un reperto da museo: è un segnale che torna a parlare. E mentre la siccità nell’Europa centrale si aggrava, il dubbio diventa concreto: il livello dell’acqua può davvero pesare sulla bolletta?

Le pietre che riaffiorano

Le pietre non sono un caso isolato. Già nel 2022 la siccità europea aveva riportato alla luce “pietre della fame” nell’Elba, nel Reno e nel Danubio: monumenti idrologici incisi durante le siccità storiche come avvertimento di carestia. A Děčín la pietra porta lo stesso messaggio: ogni volta che riaffiora, qualcosa sta cambiando nell’equilibrio dell’acqua disponibile. Non è una coincidenza che riemergano proprio nei periodi in cui i fiumi scendono: le pietre erano lì per dire “attenzione, è già successo”. Ma le pietre sono solo la punta: quanto è ampio il fenomeno?

54% nel 2018, 60% nel 2022: la sete non è un incidente

Le pietre raccontano la memoria, ma i numeri dicono che il presente è già dentro una serie storica. Nel 2018 il 54% dei territori dell’UE più il Regno Unito ha sofferto condizioni di siccità. Nel 2022 la quota è salita al 60%. Due anni eccezionali in cinque anni, come emerge dai dati del Joint Research Centre della Commissione europea. Tradotto: più della metà del territorio europeo si è trovato, per due volte in cinque anni, a fare i conti con meno acqua del normale. La sete non è un incidente isolato, ma una tendenza che bussa di nuovo.

Nei mesi scorsi l’umidità del suolo era sotto la norma in gran parte dell’Europa centrale e orientale. Non è un dettaglio per addetti ai lavori: l’umidità del suolo è la riserva che decide se un raccolto arriva a fine stagione o si ferma prima, e se un terreno tiene oppure si sgretola. E le condizioni di portata ridotta, da severe a estreme, hanno riguardato i bacini dell’Europa centro-orientale, la Norvegia, la Finlandia, le Alpi, il nord Italia e i principali fiumi di Germania e Francia. Una parte molto ampia del continente si è mossa, nei mesi scorsi, con corsi d’acqua sotto la norma. L’acqua, insomma, manca in molti posti diversi — e non tutti nello stesso modo.

Fin qui sembrerebbe un problema da osservatorio climatico. Ma quei numeri diventano decisioni operative quando l’acqua serve a raffreddare le turbine.

Quando il fiume non basta più alle centrali

Nei mesi scorsi la Serbia ha ridotto la produzione delle sue centrali a carbone perché la mancanza d’acqua ha danneggiato i sistemi di raffreddamento. La Romania, dal canto suo, ha eseguito un’esplosione controllata su una grande roccia sulle rive del Danubio per aumentare il flusso d’acqua verso la centrale nucleare di Cernavoda. A riferirlo è la BBC. Due Paesi, due centrali, lo stesso problema: l’acqua non basta più a far funzionare le macchine che producono elettricità.

Sono due esempi che raccontano la stessa fragilità. Una rete elettrica che dipende dall’acqua non è una questione tecnica riservata agli ingegneri: quando il fiume scende sotto un certo livello, la produzione si riduce o si ferma. E quando la produzione si riduce, i prezzi tendono a salire. La bolletta, in fondo, è l’ultimo anello di una catena che comincia molto a monte, nel letto di un fiume che si sta svuotando. Non serve un’alluvione per mettere in difficoltà la rete: basta che l’acqua smetta di arrivare.

Se la siccità si ripete con questa frequenza, resta un dubbio: cosa dobbiamo aspettarci dalla prossima estate? Il lettore può aspettarsi che i prossimi periodi di secca continuino a riflettersi sulla produzione di energia: quando i fiumi scendono, anche le centrali devono fare i conti con l’acqua. Non è un’alluvione, ma una siccità che arriva puntuale — e la bolletta lo sa già.