Il programma è nato nel 2016 come pilota al mercato di Section 6, ma la resa dipende dalla raccolta differenziata

Due macchine per il compostaggio installate al mercato di Section 6, a Shah Alam, hanno trasformato tra il 2021 e maggio di quest’anno 291 tonnellate di rifiuti alimentari in quasi 28 tonnellate di fertilizzante organico. È il risultato concreto del programma di compostaggio di MBSA, documentato ad agosto dal quotidiano The Star. Prima di guardare i picchi conviene capire il meccanismo: il progetto è nato nel 2016 come pilota al mercato di Section 6 con due macchine per il compostaggio, e oggi il fertilizzante prodotto viene venduto con il marchio Foodie Compost a RM5 per confezione da 1 kg.

La resa del compost: due macchine, 291 tonnellate, un record da 9,8

L’andamento della produzione mostra un impianto piccolo ma in grado di generare un prodotto commerciale. La produzione annuale di compost ha raggiunto 5,7 tonnellate nel 2025 e un record di 9,8 tonnellate entro maggio di quest’anno. Il fertilizzante, commercializzato con il marchio Foodie Compost, viene sottoposto a test di qualità: secondo il Sirim, si verificano contenuto nutrizionale e livello di pH. Il prezzo di vendita, RM5 per confezione da 1 kg, rende il prodotto accessibile per gli orti urbani.

Il dato record, però, è solo l’ultimo punto di una curva irregolare. Secondo i dati diffusi da Bernama, la produzione era di circa 3,2 tonnellate metriche nel 2021, salita a 4,9 nel 2022 e scesa a 4,1 nel 2023; poi è balzata a 9,8 tonnellate a maggio di quest’anno, il livello più alto dall’introduzione del programma. In altre parole, il record non è il punto di arrivo di una crescita costante, ma il salto che segue un minimo. La quantità di rifiuti raccolti in modo separato, più che la potenzialità delle macchine, determina il volume di compost prodotto.

Il paradosso: un record dopo il minimo, di fronte a 17.000 tonnellate al giorno

Scalando il dato, il limite del singolo impianto emerge con chiarezza. I malesi generano circa 17.000 tonnellate di rifiuti alimentari al giorno; il 24% di questo flusso è ancora commestibile, pari a 4.080 tonnellate al giorno. Le 291 tonnellate lavorate in quasi cinque anni dal programma di Shah Alam rappresentano una frazione minuscola di un flusso nazionale che si rinnova ogni ventiquattro ore.

Le regole SAS per le strutture commerciali, industriali e istituzionali sono in vigore dal 2020. Il punto non è la capacità di compostaggio: due macchine possono trattare solo ciò che viene raccolto separatamente alla fonte. La partita, quindi, si gioca sulla qualità della raccolta e sulla gestione dell’organico, non sul numero di impianti installati. Senza una raccolta separata efficace, anche dieci o cento macchine aggiungerebbero poco al bilancio nazionale.

Penang compra dieci macchine: la sfida è l’esercizio, non il macchinario

A luglio scorso, il Penang Island City Council ha annunciato l’acquisto di 10 macchine per la lavorazione dei rifiuti alimentari con l’obiettivo di ridurre la quantità di rifiuti organici inviati in discarica. È il segnale che il modello di Shah Alam interessa altre amministrazioni locali. Ma il caso di Section 6 mostra che il macchinario è solo una parte dell’impianto: ciò che ha trasformato il progetto in un prodotto, e non in un prototipo, sono stati i test Sirim e lo sbocco commerciale a RM5 al chilo.

Se a Penang non arriveranno anche test di qualità paragonabili e un canale di vendita come Foodie Compost, il rischio è di installare capacità inutilizzata. Il compost non è un sottoprodotto: è il banco di prova della gestione separata dell’organico. Shah Alam ha dimostrato che su piccola scala funziona; resta da capire se i numeri record del 2026 diventeranno la base di partenza, non l’eccezione.