Oltre il 99 per cento delle aziende italiane non ha una polizza per i danni ambientali

La lettera dell’Arpa arriva una mattina qualunque, insieme alla posta ordinaria. Parla di uno sversamento accidentale, di analisi dei terreni da completare entro trenta giorni, di sanzioni che possono partire da qualche migliaio di euro e salire fino a cifre capaci di fermare un’attività. È lo scenario che la maggior parte degli imprenditori italiani non ha mai preso in considerazione, finché non si trova la busta verde tra le mani. Eppure, oggi, è più concreto che mai. Da qualche anno esiste uno strumento pensato proprio per affrontare questo tipo di emergenze: il master in Risk management ambientale per lo sviluppo sostenibile dell’impresa, organizzato dal Cineas in collaborazione con Pool Ambiente e attivo già dal febbraio 2023.

L’incubo che nessuno vuole affrontare

Basta un giro tra i capannoni della provincia italiana per rendersi conto di quanto sia diffusa una certa leggerezza. Vasche di contenimento che non vengono controllate da anni, serbatoi interrati di cui si è persa la documentazione, procedure di carico e scarico affidate all’abitudine più che a un manuale aggiornato. Quando arriva l’ispezione, o peggio la segnalazione di un vicino, la reazione è quasi sempre la stessa: «Ma a me non può succedere». Il problema è che succede, eccome. E la distanza tra l’accadimento e la consapevolezza di doverlo gestire è spesso tutta a carico dell’imprenditore, che si ritrova senza un piano, senza una copertura assicurativa e senza le competenze per capire da che parte cominciare. Quanti sono davvero preparati a gestire un rischio del genere? La risposta è in una manciata di numeri che vale la pena guardare con attenzione.

Numeri che inchiodano

A leggere i dati, la situazione è ancora più allarmante di quanto si immagini. Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Pool Ambiente, solo lo 0,89 per cento delle imprese italiane – microimprese, Pmi e multinazionali – possiede una polizza per i danni alle risorse naturali. Tradotto: oltre il 99 per cento delle aziende opera a cielo aperto, senza alcuna rete di protezione finanziaria se qualcosa va storto. E qualcosa va storto molto più spesso di quanto si creda. Ogni anno, in Italia si verificano più di 1.000 casi di danno ambientale, secondo Pool Ambiente. Non sono numeri che riguardano solo i grandi impianti chimici: bastano una cisterna incustodita, un tombino collegato male, un errore nella movimentazione di un fusto per scatenare un procedimento e una bonifica dai costi imprevedibili.

Il dato che fa più riflettere è un altro. Il 73 per cento di questi sinistri potrebbe essere evitato semplicemente intervenendo sulla manutenzione degli impianti e riducendo gli errori umani. Lo dice sempre Pool Ambiente, che da anni studia la dinamica dei sinistri ambientali nel nostro Paese. In pratica, quasi tre incidenti su quattro non nascono da eventi catastrofici o da cause esterne impossibili da prevedere, ma da disattenzioni, controlli rimandati, procedure scritte male o mai applicate. È una percentuale che smonta il luogo comune del «tanto succede solo agli altri», perché quegli «altri» spesso siete voi: gestori di autolavaggi, piccole industrie metalmeccaniche, aziende agricole con fitofarmaci, officine, magazzini logistici. Se il 73 per cento dei danni è evitabile con un po’ di organizzazione, perché così poche aziende agiscono?

Chi si forma, si assicura

Eppure una risposta concreta esiste, e non è nemmeno una novità. Il Pool Ambiente, che oggi collabora con il Cineas per formare figure specializzate nella gestione del rischio ambientale, è nato nel 1979 con il nome di Pool Inquinamento. L’iniziativa prese vita subito dopo l’incidente di Seveso, proprio per aiutare le imprese a capire, gestire e assicurare i pericoli legati al danno all’ambiente. Non si tratta quindi dell’ennesimo ente nato sull’onda emotiva di una moda green, ma di un consorzio che affonda le radici nella storia industriale italiana e nella consapevolezza, maturata sul campo, che il rischio ambientale non è un evento raro ma una variabile di impresa da governare.

Il master in Risk management ambientale del Cineas, acceso proprio con il sostegno di Pool Ambiente, offre un percorso pratico che parte dalle norme (dal Testo Unico Ambientale alle procedure di bonifica) e arriva fino alla costruzione di un sistema di gestione del rischio che permette all’azienda di essere assicurabile. Perché il punto è proprio questo: un’impresa che non documenta lo stato dei propri impianti, che non ha una valutazione del rischio aggiornata e non forma il personale, semplicemente non trova una compagnia disposta a offrirle una polizza a condizioni sostenibili, ammesso che la trovi. Al contrario, chi si presenta con le carte in regola e con un programma di prevenzione solido non solo paga meno il premio, ma in caso di incidente può contare su una copertura che evita di mandare in fumo il lavoro di decenni.

Ecco perché la formazione smette di essere un costo per diventare un investimento con un ritorno misurabile: meno fermo impianto, meno sanzioni, meno contenziosi, e la possibilità di accedere a quel mercato assicurativo che oggi copre a malapena un’impresa su cento. La buona notizia è che non serve aspettare la lettera dell’Arpa per muoversi. Informarsi, formarsi e, forse per la prima volta, assicurarsi. La prossima mossa è a portata di click – o di una telefonata – prima che sia il telefono a squillare con una notizia che nessuno vuole sentire.