La frenata arriva dopo il congelamento del programma federale NEVI da 5 miliardi, mentre i privati accelerano
Un record può nascondere una frenata. Nel secondo trimestre del 2026 negli Stati Uniti sono stati aggiunti 4.382 nuovi punti di ricarica rapida in corrente continua: il 10 per cento in meno rispetto ai 4.865 dello stesso periodo del 2025. Nessun crollo, ma la prima curva all’ingiù di una macchina che doveva solo accelerare. Il dato arriva dopo un 2024 e un 2025 presentati come anni d’oro, e rende visibile qualcosa che i numeri assoluti nascondono. Lo raccontano i numeri del rapporto di Paren sul secondo trimestre 2026.
Il paradosso del -10%
Non è un incidente isolato. Nel primo semestre del 2026 i nuovi punti sono stati 7.903, il 7,4 per cento in meno rispetto agli 8.532 dello stesso periodo del 2025. Il numero assoluto resta alto, ma il segno è cambiato: per la prima volta dopo anni di espansione la curva trimestrale scende. Quel meno dieci per cento è il segnale che anche un mercato in espansione può rallentare. Il confronto anno su anno mostra un settore che si sta assestando dopo una fase di espansione straordinaria. La differenza tra i primi sei mesi e l’anno scorso è inferiore a quella del secondo trimestre, ma va nella stessa direzione. La crescita non è più garantita.
Eppure dentro questa frenata convivono segnali opposti. Tesla ha aggiunto 1.185 nuovi punti nel trimestre, il 27 per cento del totale. La quota dello standard NACS tra i nuovi connettori non-Tesla è raddoppiata: 22,9 per cento nel secondo trimestre 2026, circa 800 porte, contro il 10 per cento circa di un anno prima. È la prova che l’industria sta convergendo su uno standard tecnico, ma questa convergenza non basta a compensare il calo dei volumi complessivi. Se il mercato totale frena mentre Tesla accelera e il connettore NACS raddoppia, la causa non sta nel design delle prese: va cercata nella politica e nei finanziamenti.
Il vuoto pubblico, la corsa privata
La frenata non nasce nel vuoto. A febbraio 2025 l’amministrazione Trump ha congelato il programma NEVI da 5 miliardi di dollari, interrompendo una delle principali fonti pubbliche per la costruzione di stazioni di ricarica rapida. Ha tolto al settore una leva che accompagnava la pianificazione di nuove aperture, lasciando il campo ai privati. Secondo Loren McDonald, il 2024 era già stato l’anno con il maggior numero di installazioni mai registrato e per il 2025 si attendeva un nuovo record. Nel frattempo la corsa privata non si è fermata. IONNA, la joint venture fondata da otto case automobilistiche — BMW, General Motors, Honda, Hyundai, Kia, Mercedes-Benz, Stellantis e Toyota — è passata dalla beta pubblica al rilascio nazionale su larga scala. Otto marchi concorrenti hanno deciso di investire insieme sulla ricarica: un segnale che la competizione si sposta dall’auto all’infrastruttura. Con Tesla e IONNA che spingono sull’offerta, il nodo si sposta dalla quantità di colonnine alla domanda reale.
Chi paga una colonnina usata il 15,76% del tempo?
Se la rete cresce ma la spina è occupata solo nel 15,76 per cento dei casi in media nazionale, l’economia del settore diventa il vero campo di battaglia. Il prezzo medio è di 0,538 dollari al chilowattora. Sembrano numeri tecnici, ma raccontano una verità scomoda: molte colonnine restano vuote per gran parte della giornata, mentre chi le usa paga più di cinquanta centesimi a kWh. Il dato medio nasconde differenze, ma il quadro nazionale resta debole. Con un prezzo così alto, la ricarica rapida resta un servizio costoso; con un utilizzo così basso, ogni punto installato fatica a ripagarsi.
Non è una pressione nuova. ChargePoint aveva già annunciato una riduzione della forza lavoro di circa il 12 per cento nel gennaio 2024, sotto il nuovo amministratore delegato Rick Wilmer, con l’obiettivo di migliorare efficienza operativa e redditività. Quando un operatore parla esplicitamente di efficienza operativa e redditività, dice molto sulla fase del settore: il problema non è solo installare, ma far quadrare i conti di una rete costosa e ancora poco utilizzata.
Resta aperta la domanda: con NEVI congelato e prezzi sopra i cinquanta centesimi a chilowattora, chi sopravviverà tra i gestori? La transizione elettrica americana non si è fermata, ma è entrata in una fase più dura: la partita non è più quanti punti installi, ma chi riesce a farli usare davvero senza sussidi. Per guidatori e imprese, il prossimo segnale non sarà un connettore, sarà un modello di business.




